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Biblioteche e libri sulle vaccinazioni

rappuoli-vozzaCosa può trovare chi cerca informazioni sulle vaccinazioni nei libri di una biblioteca?

Una ricerca nel campo del soggetto nel catalogo della rete delle biblioteche della provincia di Como con i termini “vaccini” e “vaccinazione” mostra una serie di titoli. Uno di questi (Vittorio Agnoletto – Carlo Gnetti, Aids : lo scandalo del vaccino italiano, Milano : Feltrinelli, 2012) tratta non di vaccini introdotti in uso, ma di una controversa prospettiva di realizzazione di un vaccino per l’Aids, e non rientra quindi nell’ambito di questo articolo.

Inserendo i termini sopra indicati, al singolare e al plurale, nella casella della “ricerca semplice” (ovvero le parole vengono cercate in ogni campo), risulta qualche titolo in più. Tolti i casi di semplice rumore (Vaccino come cognome e l’aggettivo “vaccino”, riferito al latte, nel sottotitolo), si tratta di libri nei quali vaccini e vaccinazione sono solo uno degli argomenti trattati (e per questo non hanno ricevuto un soggetto “vaccini” o “vaccinazione”), ma vengono citati nel titolo o sottotitolo (e quindi vengono trovati con la ricerca libera).

I titoli individuati con queste ricerche possono essere suddivisi in due gruppi. Da una parte ci sono libri che danno informazioni fondate sulle conoscenze scientifiche (incluse le ricerche storiche) e riferiscono le prassi adottate su tali basi: saranno indicati come “libri scientifici”. Dall’altra parte ci sono testi nei quali l’avversione degli autori verso le vaccinazioni prevale sull’aspetto scientifico: saranno chiamati “libri antivaccinisti” (*).

(*) I dati cui si fa riferimento per questo articolo sono aggiornati al 31 dicembre 2015. Non comprendono quindi due validi libri, da includere nel gruppo dei libri scientifici, usciti nel 2016 che meritano però di essere segnalati in questa nota: Alberto Mantovani, con Monica Florianello, Immunità e vaccini : perché è giusto proteggere la nostra salute e quella dei nostri figli (Milano : A. Mondadori, 2016) e Andrea Grignolio, Chi ha paura dei vaccini?, Torino : Codice, 2016.

Libri scientifici
lavecchia
Dalla ricerca nel campo dei soggetti sono usciti alcuni titoli che offrono informazioni con metodo scientifico.

Tre di questi libri sono strutturati come guide per reperire in modo semplice informazioni pratiche (p.e. come è fatto il vaccino, a che età viene somministrato, quali sono le possibili reazioni avverse):

  • Chiara Azzari, Massimo Resti, Alberto Vierucci, Vaccini : domande e risposte, Roma : NIS, 1996
  • Vaccinazioni : quando: calendario, come: linee guida, Firenze : Regione Toscana, 2000
  • Antonio Lavecchia, Guida a vaccini e vaccinazioni : tutto quello che vorreste sapere, Milano : Tecniche Nuove, 2009

Sono tutti e tre libri ben fatti. Il lettore dovrà, però, tenere presente la data di pubblicazione: alcune informazioni, pur corrette al momento in cui è stato scritto il testo, potrebbero risultare superate. Per esempio quando è stato l’opuscolo del 2000 il calendario vaccinale italiano prevedeva (come riferito a p.7), contro la poliomielite, dapprima due vaccinazioni con il vaccino intramuscolare con agente patogeno inattivato (IPV, noto anche come vaccino Salk) e, in seguito, due con il vaccino orale con agente patogeno attenuato (OPV, noto anche come vaccino Sabin). Nel 2002 l’IPV ha sostituito del tutto l’OPV (cfr Lavecchia 2009, p.73).

A chi sia interessato a come vengono prodotti i vaccini si può certamente consigliare la lettura di I vaccini dell’era globale di Rino Rappuoli e Lisa Vozza (Bologna : Zanichelli, 2009), un testo che tratta l’argomento in modo approfondito mantenendo comunque l’esposizione chiara anche per chi non ha particolari conoscenze nel campo.

Per chi voglia conoscere la storia dei vaccini e del loro uso c’è il libro Il favoloso innesto : storia sociale della vaccinazione (Roma – Bari : Laterza, 1995) di Baroukh M. Assael.

bissNel recente Vaccini, virus e altre immunità : una riflessione sul contagio (Milano : Ponte alle Grazie, 2015), l’autrice, Eula Biss, discute l’argomento legandolo alla sua esperienza di madre. Parla dei timori che i genitori possono avere, anche a causa della propaganda antivaccinista, mostrando che, informandosi in modo serio, si arriva alla conclusione che fare le vaccinazioni pediatriche è la scelta corretta per proteggere i figli – i propri e quelli altrui (*).

(*) Si può leggere una recensione del libro di Eula Biss nel numero 43 (marzo 2016) di “Mah”.

Esami, farmaci, vaccini : il medico risponde (Milano : Fondazione Umberto Veronesi – Corriere della Sera, 2006), decimo volume dell’opera Salute, ha, come dice il titolo, una parte, ben fatta, sui vaccini (pp.415-511), curata da Giovanni Gallo e Rosanna Mel e costituita da una presentazione dell’argomento e da informazioni presentate come domande e risposte.

Rivolti ai ragazzi sono i volumetti sui vaccini della collana “Esplorando il corpo umano” (pubblicata da De Agostini). Nella serie distribuita in Italia nel 1997 è il volume numero 24, con titolo I vaccini, e in quella successiva, del 2006, è il numero 41 con titolo La vaccinazione, che riprende in parte i testi dell’edizione precedente. I testi sono validi ed espressi in modo adatto ai giovani lettori.

Virus, microbi e vaccini di Clara Frontali (Firenze – Trieste : Editoriale Scienza, 2012) è un altro bel testo per ragazzi (che, peraltro, può essere interessante anche per lettori con qualche anno in più).

La ricerca libera porta ad alcuni altri titoli. Tre di questi sono libri divulgativi di pediatria che comprendono una trattazione più o meno ampia del tema delle vaccinazioni. I controlli medici : le visite mediche, vaccinazioni, la salute dentale (Novara : De Agostini, 1996 – quarto volume di Nostro figlio) ha alcune pagine (pp.17-28) sulle vaccinazioni. Come si diceva sopra, è bene tenere presente la data del libro (l’edizione originale è del 1994) e quindi la possibilità che alcune informazioni siano superate (per stare all’esempio fatto sopra, nel libro come vaccino per la poliomielite è indicato il Sabin). Il discorso sulle date vale a maggior ragione per Il pediatra in casa, a cura di Alda Piola (Milano : Rizzoli, 1977), che ha sull’argomento solo un paio di pagine (pp.199-201) in cui si parla soprattutto della vaccinazione antivaiolosa, di cui già allora era stato sospeso l’obbligo e che è stata poco dopo cancellata in seguito alla completa eradicazione del vaiolo a livello mondiale (un evidente e straordinario successo della vaccinazione).
Più recente è il libro di Italo Farnetani, I bambini guariscono sempre : dai piccoli disturbi alle malattie, dai farmaci alle vaccinazioni : la guida completa per curare al meglio i vostri figli (Milano : A. Mondadori, 2006), che dedica alle vaccinazioni una decina di pagine (pp.83-93) che danno informazioni valide in modo chiaro. Può essere, però, utile una correzione a proposito del testo del riquadro a p.86 nel quale, alla domanda “che cosa succede se un bambino non fa le vaccinazioni previste dalla legge?”, si risponde: “ai compagni di gioco, di asilo, e a chi sta intorno, se sono stati vaccinati, nulla […]. Il problema è per [il] bambino che non ha eseguito le vaccinazioni di legge, perché non ha protezione”. Questa risposta, però, presuppone che l’efficacia delle vaccinazioni sia del 100%. Purtroppo non è così e ci sono soggetti sui quali il vaccino non ha l’effetto desiderato e possono prendere la malattia, anche se magari in forma meno violenta. Questo non diminuisce l’importanza delle vaccinazioni raccomandate. Anzi, è un motivo in più per non trascurarle, dato che un’alta copertura vaccinale protegge, tramite l’immunità di gregge, anche chi non è protetto direttamente dal vaccino. Come osserva Eula Biss (2015, p.27): “una persona vaccinata che vive in una comunità in gran parte non vaccinata ha maggiori possibilità di contrarre il morbillo rispetto a una persona non vaccinata che vive in una comunità per lo più vaccinata”.

Alcune pagine (pp.72-94) di Marco Malvaldi e Roberto Vacca, La pillola del giorno prima : vaccini, epidemie, catastrofi, paure e verità (Massa : Transeuropa, 2012), sono dedicate all’influenza e all’uso della vaccinazione per prevenirla.

Ci sono due titoli di medicina del viaggio: Viaggi internazionali e salute, Rimini : Centro collaboratore OMS per la medicina del turismo, 1999, e Alfonso V. Anania, Il medico da viaggio, Vicchio di Mugello : Polaris, 2011.

Il fantastico laboratorio del dottor Weigl : come due scienziati trovarono un vaccino contro il tifo e sabotarono il Terzo Reich (Torino : Bollati Boringhieri, 2015), di Arthur Allen, ricostruisce la storia della ricerca di un vaccino contro il tifo esantematico ai tempi del nazismo, con particolare riferimento a due studiosi polacchi, Rudolf Weigl e Ludwik Fleck.

Aggiungiamo due titoli che possono essere utili in tema di vaccinazioni, ma avendo argomento (e quindi soggetto nel catalogo) più ampio e non contenendo nel titolo o nei suoi complementi le parole “vaccino” o “vaccinazione”, non compaiono in una ricerca fatta con tali termini: Ben Goldacre, La cattiva scienza (Milano : B. Mondadori, 2013 – 1. ed.: 2009) e Salvo Di Grazia, Salute e bugie (Milano : Chiarelettere, 2014). Entrambi dedicano alcune pagine del libro (Goldacre 2013, pp.237-279; Di Grazia 2014, pp.70-78) a smentire la leggenda antivaccinista secondo la quale i vaccini, e in particolare il vaccino trivalente MPR (morbillo, parotite, rosolia – conosciuto anche con l’acronimo inglese MMR), causerebbero l’autismo (*).

(*) Di Grazia parla anche del vaccino anti-papillomavirus, definendolo “un’ottima scoperta, un’eccellente protezione contro il virus di cui non sono evidenti particolari effetti collaterali” (p.69), ma avanzando i suoi dubbi sull’opportunità di una vaccinazione a tappeto ed esprimendo la sua convinzione che di norma siano da privilegiare, in questo caso, altre forme di prevenzione (pp.63-69). Altri autori hanno opinioni diverse e lo stesso Di Grazia scrive infatti nel suo libro (p.69): “il dibattito nella comunità scientifica è ancora aperto”. In seguito l’autore ha scritto: “Alla luce delle novità sull’argomento (aumento dei ceppi coperti, uscita di studi sull’efficacia, efficienza, protezione, non cambiamento delle abitudini sessuali ed altro) ho parzialmente cambiato la mia opinione che comunque resta sempre abbastanza cauta nell’uso a tappeto del vaccino anti-HPV. […] Non sono “contro” la vaccinazione, che ritengo utile, sicura ed efficace ma non sono per niente convinto della validità della vaccinazione di massa” (post visibile qui).

E’ bene ribadire che la differenza tra i libri che abbiamo incluso in questo gruppo e quelli “antivaccinisti”, di cui si dirà tra poco, non è semplicemente nell’essere pro o contro i vaccini. I libri scientifici non sono a priori a favore delle vaccinazioni, ma offrono una valutazione a posteriori, basata sui dati, che per alcuni vaccini sarà certamente a favore dell’uso, ma che non necessariamente porterà in ogni caso alla medesima conclusione. Per esempio, il libro di Lavecchia riporta l’opinione condivisa dalla comunità scientifica scrivendo che il vaccino contro il colera “presenta un’efficacia ridotta” e ricorda anche che la vaccinazione “non è più raccomandata dall’OMS a chi si reca in zone endemiche” (Lavecchia 2009, p.147). Altri vaccini, come quello contro la febbre gialla (cfr p.e. Lavecchia 2009, pp.140-143; Esami, farmaci, vaccini 2006, p.499; Viaggi internazionali e salute 1999, pp.10-11; Anania 2011, pp.78-79), possono essere raccomandati per chi vive in determinate zone o vi si reca in viaggio, ma non al di fuori di tali aree.

Nonostante le roboanti affermazioni della propaganda antivaccinista, è comunque un dato scientifico innegabile che, come ricordano i libri citati in questo primo gruppo, le vaccinazioni sono un mezzo fondamentale per combattere malattie quali poliomielite, tetano, difterite, morbillo, pertosse, rosolia, parotite, epatite B. Negare la validità e l’importanza delle vaccinazioni è una posizione del tutto priva di fondamento scientifico.

Libri antivaccinisti

Tra i libri trovati con la ricerca nel campo dei soggetti, nove titoli (considerando un solo titolo le due edizioni di Bambini super-vaccinati di Eugenio Serravalle) appartengono al gruppo dei “libri antivaccinisti”.

  • Lorenzo Acerra, Quando, come e perché ricorrere alle vaccinazioni : istruzioni per l’uso, Colognola ai Colli : Demetra, 2002
  • Raffaele Barisani, Decisiva ricerca sulla inutilità delle vaccinazioni obbligatorie antipolio e antidifterica; con un’appendice su tetano e antitetanica a cura di Valerio Pignatta, Diegaro di Cesena : Macro, 2001 (*)
  • Claudia Benatti – Franco Ambrosi – Carla Rosa, Vaccinazioni : tra scienza e propaganda : elementi critici di riflessione, Torino : Il leone verde, 2006
  • Roberto Gava, L’influenza suina A/H1N1 e i pericoli della vaccinazione antinfluenzale, Cesena : Macro, 2009
  • Roberto Gava – Eugenio Serravalle, Vaccinare contro il papillomavirus? : quello che dobbiamo sapere prima di decidere, Padova : Salus infirmorum, 2009
  • Valerio Pignatta, Vaccinazioni : perché? : l’indebolimento della salute e dell’eredità genetica umana, Diegaro di Cesena : Macro, 2001
  • Valerio Pignatta, Asma e vaccinazioni : l’impatto dell’immunizzazione sul sistema respiratorio, Diegaro di Cesena : Macro, 2002
  • Eugenio Serravalle, Tutto quello che occorre sapere prima di vaccinare il proprio bambino, Forlì : Sì, 2009
  • Eugenio Serravalle, Bambini super-vaccinati : saperne di più per una scelta responsabile, Torino : Il leone verde, 2009 (1. ed.), 2012 (2.ed. riveduta) (**)

Altri due titoli da inserire in questo gruppo sono stati offerti dalla ricerca libera:

  • Giuseppe De Matteis, Verità e bugie della medicina : tutto quello che non viene detto su osteoporosi, colesterolo, cancro, sclerosi multipla, Alzheimer, morbo di Crohn, allergie, vaccinazioni, autismo, malattie autoimmuni, ecc., Latina : Draw Up, 2012
  • Massimo Montanari, Autismo : nuove terapie per migliorare e guarire : ultime ricerche: i vaccini tra le cause della malattia, Diegaro di Cesena : Macro, 2002

Quest’ultimo è l’unico risultato della ricerca con le parole “vaccini” e “autismo”. Chi dunque, avendo sentito parlare della presunta correlazione tra le vaccinazioni pediatriche e l’autismo (in realtà una leggenda senza fondamento), facesse una ricerca (libera) nel catalogo con quei due termini, si vedrebbe indicato questo solo libro che dà per vero l’inesistente collegamento.

(*) Il libro è in realtà costituito dal testo di una consulenza tecnica d’ufficio prestata da Raffaele Barisani alla corte d’appello di Trieste nel 1995 per il caso di un bambino che non aveva ricevuto le vaccinazioni obbligatorie. E’ chiaro che una perizia non potrà mai essere una “decisiva ricerca”. In realtà, poi, il titolo è pure fuorviante perché il consulente, pur sconsigliandole nel caso specifico con la motivazione che il bambino in questione aveva superato i sei anni, non dice che le vaccinazioni antipolio e antidifterica sono inutili. Afferma, anzi, esplicitamente il contrario. Riguardo alla poliomielite, l’autore della consulenza dice che “Dopo l’introduzione della vaccinazione estensiva il decorso e l’incidenza della malattia in tutti i Paesi industrializzati è stato [sic] radicalmente modificato” (p.21). Sulla difterite, Barisani dice che “Il mezzo più efficace per combattere la difterite è quello preventivo, mediante vaccinazione, dopo l’introduzione della quale si è modificata la storia della malattia, essendo possibile affermare che nei paesi ove la percentuale supera il 70% la difterite è virtualmente scomparsa” (pp.15-16). Dunque, il testo smentisce il titolo dato al libro. Va anche notato che nella consulenza si dice che, invece, la vaccinazione antitetanica “costituisce utile misura di salvaguardia per la salute del minore” e dovrebbe quindi essere fatta (p.44). Curiosamente, in questo caso la casa editrice non ritiene decisiva la perizia e infatti viene aggiunta un’appendice in cui è scritto che “Macro Edizioni […] non condivide l’opinione del dott. Raffaele Barisani riguardo alla vaccinazione antitetanica” (p.48). In conclusione, il libro è un’operazione editoriale antivaccinista condotta in modo pasticciato.
(**) Nelle citazioni faremo riferimento alla seconda edizione di quest’ultimo libro. “Serravalle 2009” indicherà invece l’altro libro dell’autore elencato qui sopra.

Come si è detto, la definizione “antivaccinisti” non si riferisce semplicemente all’esprimere dubbi sull’efficacia di questo o quel vaccino o sull’opportunità di un loro utilizzo più o meno esteso, ma al fatto che in questi libri l’ostilità degli autori verso le vaccinazioni prevale sulla valutazione scientifica. Mentre i dati scientifici mostrano che per i vaccini raccomandati c’è un netto bilancio positivo tra benefici e rischi, gli antivaccinisti si sforzano di minimizzare i primi e di esagerare i secondi per far sembrare dannose le vaccinazioni.

I libri antivaccinisti presentano le loro affermazioni come se fossero suffragate da prove scientifiche. Possono anche avere un gran numero di riferimenti bibliografici, compresi studi pubblicati su riviste scientifiche di ottima reputazione. Facendo però qualche controllo, si rileva che i conti non tornano. Ci si imbatte, infatti, in casi in cui i dati sono presentati in modo inesatto o almeno fuorviante. Si nota quello che in gergo è chiamato cherry picking: vengono citati articoli che offrono una conclusione in sintonia con le proprie idee ignorandone altri, magari anche più numerosi e attendibili, che danno un esito diverso. Daremo qui sotto qualche esempio tratto dai testi qui sopra citati (*).

(*) Per altri esempi, si possono vedere il sito e il blog di Ulrike Schmidleithner che svolge un valido lavoro di analisi critica di affermazioni non corrette contenute nei libri antivaccinisti: http://www.vaccinfo.it/libri.htm.

Poliovirus visti al microscopio elettronico a trasmissione. Foto di F.P. Williams per la Environmental Protection Agency, da Wikimedia Commons.

Poliovirus visti al microscopio elettronico a trasmissione. Foto di F.P. Williams per la Environmental Protection Agency, da Wikimedia Commons.

Eugenio Serravalle (2012, p.122) scrive che in 17 casi di poliomielite in bambini di età inferiore ai sei anni nei territori di Repubblica Domenicana e Haiti tra il 2000 e il 2001 sei erano completamente vaccinati, sei non erano vaccinati e di cinque non era nota la situazione. L’articolo da lui citato nella relativa nota, però, dà dati diversi: su 20 persone colpite (di cui 17 sotto i sei anni), 14 non erano vaccinate e 6 erano vaccinate in modo inadeguato. L’articolo trae conclusioni opposte a quelle di Serravalle dicendo che “l’epidemia in corso ricorda in modo molto chiaro che anche le zone libere dalla poliomielite devono mantenere un’alta copertura del vaccino antipolio finché non si sarà raggiunta l’eradicazione globale” (*).

(*) Poliomyelitis, Dominican Republic and Haiti, “Weekly epidemiological record = Relevé épidémiologique hebdomadaire”, n.49, 8 dicembre 2000, pp.397-398, http://www.who.int/docstore/wer/pdf/2000/wer7549.pdf

Nel libro di Benatti, Ambrosi e Rosa (2006, p.50), parlando della vaccinazione contro l’Haemophilus influenzae di tipo b (Hib), si dice che uno studio mostra che “dapprima i casi sono scesi, poi, malgrado coperture pressoché totali, c’è stato un nuovo incremento e la maggior parte degli ammalati era rappresentato da bambini vaccinati” e che “si assiste spesso a un incremento della malattia subito dopo l’intensificazione della vaccinazione”. La formulazione della frase è ambigua. Dato che il testo la propone come una prova contro l’opportunità della vaccinazione, chi legge potrebbe pensare che, dopo l’introduzione della vaccinazione, il numero di casi abbia avuto un momentaneo calo, ma poi sia salito sopra il livello pre-vaccinazione. Non è però affatto così. I dati dell’articolo citato (*) dicono esplicitamente il contrario. Si riferisce, infatti, che nel 1991 i casi nel Regno Uniti erano stati 907, che in seguito alla vaccinazione si era scesi a 38 nel 1998 e che negli anni seguenti c’era stato un incremento: 144 nel 2001 e 266 nel 2002. I 266 casi del 2002, dunque, sono sì molti di più rispetto ai 38 del 1998, ma restano un numero notevolmente al di sotto dei 907 del 1991, anno precedente all’inizio della vaccinazione. Gli autori dell’articolo mostrano, dunque, preoccupazione per una diminuita efficacia della vaccinazione, ma non dicono che sia inutile e, anzi, i dati dell’articolo mostrano che il numero dei casi del 2002 resta comunque del 70% inferiore a quello dell’anno prima della vaccinazione.

(*) Belén Aracil, José Campos, Reciente incremento de los fallos vacunales por Haemophilus influenzae serotipo b, “Enfermedades Infecciosas y Microbiología Clínica”, Vol. 21. Núm. 07. Agosto 2003: http://www.elsevier.es/es-revista-enfermedades-infecciosas-microbiologia-clinica-28-articulo-reciente-incremento-los-fallos-vacunales-13050532

Serravalle (2012, p.79) scrive che nel periodo 1901-1910 in Inghilterra e Galles “i tassi di mortalità per vaiolo tra vaccinati e non vaccinati erano sovrapponibili” e presenta addirittura un grafico che dimostrerebbe questa sua affermazione. Se realmente i tassi di mortalità “erano sovrapponibili” si dovrebbe in effetti concludere che il vaccino contro il vaiolo, o almeno quello usato negli anni e luoghi indicati, era inefficace, ma le cose stanno davvero così? A dire il vero, neppure il grafico proposto dall’autore dice quanto egli afferma. Sulle ordinate è infatti scritto “Decessi”, e non “tasso dei decessi”. Anche nel sito da cui ha preso il grafico si parla di “number of deaths” e non di “death rate”. Ovviamente è ben diverso parlare di tassi di mortalità o di numero di morti. I tassi di mortalità non erano sovrapponibili. I dati provenienti da due diverse località (Londra e Glasgow) per anni tra il 1900 e il 1902, per esempio, danno per entrambe una mortalità intorno al 10% per i vaccinati e intorno al 50% e più per i non vaccinati (*). Dunque, i non vaccinati rischiavano cinque volte di più di morire per la malattia.

(*) S.L. Kotar, J.E. Gessler, Smallpox : a history, Jefferson : McFarland, 2013, p.308; Richard Lawton, W. Robert Lee, Population and Society in Western European Port Cities : c.1650-1939, Liverpool : Liverpool University Press, 2002, p.63.

Serravalle (2009, p.17) cita un articolo (*) secondo il quale eseguire la vaccinazione per difterite, pertosse e tetano in un tempo successivo a quello previsto dai calendari vaccinali ridurrebbe il rischio di asma per i bambini. Nella stessa annata della rivista è apparso però un altro studio (**) che non conferma tale risultato. Gli autori di questo secondo articolo segnalavano che c’era una “heterogeneity of published results on vaccinations and asthma” e che quindi “a single observational study must be treated with much caution”. Si può aggiungere che una revisione sistematica degli studi sull’argomento già disponibile quando Serravalle ha mandato in pubblicazione il suo libro giungeva alla conclusione che l’insieme degli studi osservazionali non era a favore dell’ipotesi che ci fosse una relazione, né positiva né negativa, tra i vaccini presi in esame, ovvero il vaccino BCG (contro la tubercolosi) e il vaccino antipertossico a cellule intere (oggi si usano vaccini acellulari), e l’asma (***).

(*) Kara L. McDonald et al., Delay in diphtheria, pertussis, tetanus vaccination is associated with a reduced risk of childhood asthma, “The journal of allergy and clinical immunology”, 121 : 3 (2008), pp.626-631, http://www.jacionline.org/article/S0091-6749(07)02379-2/fulltext
(**) Ben Daniel Spycher, Michael Silverman, Claudia Elisabeth Kuehni, Timing of routine vaccinations and the risk of childhood asthma, “The journal of allergy and clinical immunology”, 122 : 3 (2008), p.656, http://www.jacionline.org/article/S0091-6749(08)01311-0/fulltext
(***) Ran D. Balicer, Itamar Grotto, Marc Mimouni, Daniel Mimouni, Is childhood vaccination associated with asthma? A meta-analysis of observational studies, “Pediatrics”, 120 : 5 (2007), pp.1269-1277, http://pediatrics.aappublications.org/content/120/5/e1269.short
Anche un successivo studio svedese su un ampio campione non ha mostrato associazioni tra vaccinazione per la pertosse e presenza di asma a 15 anni di età: Hartmut Vogt et al., Pertussis Immunization in Infancy and Adolescent Asthma Medication, “Pediatrics”, 134 : 4 (2014), pp.721–728, http://pediatrics.aappublications.org/content/134/4/721

Un nome popolare nei testi antivaccinisti è quello di Andrew Wakefield, autore principale di un articolo che fu pubblicato su “The Lancet”, una delle più prestigiose riviste mediche, nel 1998 (*). L’articolo parlava di 12 casi in cui erano stati osservati problemi intestinali e del comportamento (in particolare disturbi dello spettro autistico) dicendo che si erano verificati dopo la somministrazione del vaccino trivalente (morbillo, parotite, rosolia). Wakefield sostenne che ciò suggeriva che era meglio somministrare i tre vaccini separatamente e per gli antivaccinisti l’articolo divenne addirittura la prova che il vaccino trivalente provoca l’autismo. In realtà, come ben spiega Ben Goldacre nel suo libro La cattiva scienza, una semplice “serie di casi” riguardante 12 soggetti non poteva in alcun caso essere considerata una prova: semmai poteva suggerire di approfondire l’argomento, ma di per sé non diceva “sostanzialmente nulla, né in un senso né nell’altro” (**). Studi fatti dopo la pubblicazione dell’articolo di Wakefield, tra i quali si può citare uno studio di coorte su oltre 500.000 bambini in Danimarca (***), hanno smentito la conclusione che tale articolo presentava (****). Citare quindi l’articolo di Wakefield come prova della presunta correlazione tra vaccino trivalente e autismo sarebbe già di per sé una forma estrema di cherry picking. C’è però di più. Il giornalista Brian Deer ha svolto un’indagine giungendo alla conclusione che Wakefield aveva manipolato i dati (*****). L’ordine dei medici britannico ha aperto un’inchiesta con la quale ha stabilito che Wakefield era colpevole di aver falsificato i dati e di avere prescritto esami invasivi non necessari ai bambini cui aveva fatto riferimento. Per questi motivi Wakefield nel 2010 è stato radiato dall’ordine dei medici (^). Il “Lancet” ha ritrattato l’articolo (^^).

(*) Andrew Wakefield et al., Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children, “The Lancet”, 351 (1998), pp.637-641, http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(97)11096-0/fulltext
(**) Ben Goldacre, La cattiva scienza, Milano : B. Mondadori, 2013, p.242.
(***) K. M. Madsen et al., A Population-Based Study of Measles, Mumps, and Rubella Vaccination and Autism, “The New England journal of medicine”, 347 (2002), pp.1477-1482, http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa021134
(****) In questa pagina si trova un elenco di oltre cento studi che dimostrano come la presunta correlazione tra vaccinazioni e autismo sia insussistente: http://justthevax.blogspot.it/2014/03/75-studies-that-show-no-link-between.html
(*****) Sul sito di Brian Deer si può partire dalla pagina Exposed: Andrew Wakefield and the MMR-autism fraud, http://briandeer.com/mmr/lancet-summary.htm
(^) La determinazione del General Medical Council può essere letta qui: http://briandeer.com/solved/gmc-wakefield-sentence.pdf
(^^) The editors of The Lancet, Retraction, “The Lancet”, 375 (2010), p.445, http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(10)60175-4/fulltext

Il testo di Benatti, Ambrosi e Rosa, facendo riferimento alla controversia su Wakefield in atto, dice che la comunità scientifica “ha dimostrato di non riuscire ad accettare un’ammissione “scomoda”, anche se documentata” (Benatti et al. 2006, p.138). In modo molto simile Serravalle scrive di una “comunità scientifica incapace di confrontarsi davanti ad evidenze che mettono in discussione il sapere tradizionale” (Serravalle 2009, p.87). Persino nella seconda edizione riveduta del suo libro Bambini super-vaccinati, pubblicata dopo la radiazione di Wakefield dall’ordine dei medici, la posizione di Serravalle resta favorevole all’ex medico e l’autore parla di un “accanimento contro il lavoro scientifico di Wakefield” (Serravalle 2012, p.272; sulla vicenda di Wakefield, v.a. Acerra 2002, pp.36, 51; De Matteis 2012, pp.126-127, 132-133).

In realtà non c’è nessuna preclusione della comunità scientifica verso articoli riguardanti reazioni avverse ai vaccini. Contributi di questo tipo sono anzi tenuti in gran conto al punto che persino una semplice serie di casi (vedi quanto detto sopra) come quella proposta da Wakefield è stata accettata per la pubblicazione su una rivista autorevole e altamente selettiva (attualmente il “Lancet” comunica che accetta circa il 5% degli articoli che le vengono proposti) (*). Se davvero ci fosse stata un’ostilità preconcetta, semplicemente la rivista avrebbe potuto non accettare l’articolo. In effetti, al contrario di quanto affermano gli antivaccinisti, la vicenda dell’articolo di Wakefield è semmai una prova che la comunità scientifica è molto attenta all’argomento.

(*) How the Lancet handles your paper, http://www.thelancet.com/lancet/information-for-authors/how-the-lancet-handles-your-paper

"Retracted": l'articolo di Wakefield sul sito della rivista "The Lancet".

“Retracted”: l’articolo di Wakefield sul sito della rivista “The Lancet”.

Secondo i libri antivaccinisti, la comunità scientifica avrebbe mostrato un “accanimento” contro Wakefield perché, qualora il suo articolo fosse ritenuto valido, si dovrebbe accettare come vera la correlazione tra vaccino trivalente e autismo. Anche questa, però, è un’affermazione infondata. Come si è detto, si tratta di una semplice descrizione di dodici casi che di per sé non dice molto e in seguito sono stati fatti studi che hanno preso in esame centinaia di migliaia di soggetti. Dunque, anche se si mettesse nel computo l’articolo di Wakefield con i suoi dodici casi, non cambierebbe proprio nulla.

Serravalle sostiene che esista “una relazione stretta tra autismo e mercurio” (2009, p.86; cfr 2012, p.273). Il riferimento è al thimerosal, un composto contenente mercurio che era usato – da anni non lo è più – come conservante nel vaccino trivalente MPR. Tre pagine dopo riporta una tabella con la quale vorrebbe dimostrare che con l’introduzione della vaccinazione MPR in Danimarca e negli Stati Uniti i casi di autismo sono aumentati in modo notevole (in realtà sono sicuramente aumentate le diagnosi, anche per l’estensione dei criteri di inclusione nei disturbi dello spettro autistico, ma questo non implica necessariamente che siano aumentati i casi). La tabella, però, contiene due righe relative alla presenza e alla quantità del thimerosal nei vaccini in uso nei due paesi considerati e riporta che, a differenza di quelli usati negli USA, quelli impiegati in Danimarca non contenevano thimerosal. Va aggiunto che in seguito anche negli Stati Uniti si sono usati vaccini senza thimerosal e il numero di diagnosi di disturbi dello spettro autistico non è, dopo ciò, diminuito. La “relazione stretta” di cui parla l’autore è stata in realtà ampiamente smentita dagli studi, come si è già detto sopra.

Serravalle cita un articolo pubblicato dalla Cochrane Collaboration (*) scrivendo che gli autori sostengono che “gli studi sulla sicurezza del vaccino MPR, eseguiti sia prima che dopo la sua immissione in commercio erano largamente inadeguati” (2009, p.88; cfr Benatti et al. 2006, p.142; Serravalle 2012, p.266). In base a questo il lettore potrebbe essere indotto a pensare che un’organizzazione prestigiosa come la Cochrane Collaboration sia dell’idea che il vaccino MPR abbia una bassa sicurezza. Se, però, si va a leggere l’articolo, si vede che è vero che gli autori scrivono che “the design and reporting of safety outcomes in MMR vaccine studies, both pre- and post-marketing, are largely inadequate”, come riferisce Serravalle, ma dicono anche che “the safety record of MMR is possibly best attested by its almost universal use” e la loro conclusione è che “existing evidence on the safety and effectiveness of MMR vaccine supports current policies of mass immunisation aimed at global measles eradication in order to reduce morbidity and mortality associated with mumps and rubella”. Dunque il modo in cui viene citata la revisione della Cochrane Collaboration è parziale e fuorviante. Mentre gli autori antivaccinisti insistono sul carattere benigno delle tre malattie, gli autori dello studio della Cochrane Collaboration da loro citato le definiscono “three very dangerous infectious diseases” (“tre malattie infettive molto pericolose”), segnalando i notevoli danni che recano soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Serravalle ha posto la citazione di questo studio in una scheda “autismo e vaccinazione”, mentre lo studio dice esplicitamente che “no credible evidence of an involvement of MMR with either autism or Crohn’s disease was found” (“non è stata trovata nessuna prova credibile di un ruolo del vaccino MPR nell’autismo e nel morbo di Crohn”).

(*) Vittorio Demicheli et al., Vaccines for measles, mumps and rubella in children (review), “The Cochrane Database of Systematic Reviews”, 2005 : 4, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD004407.pub2/abstract
Esiste una revisione Cochrane più recente, del 2012 (http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD004407.pub3/abstract), che conferma le conclusioni che si riferiscono in questo articolo.

E’ da notare che autori che contestano le vaccinazioni, nonostante le solide prove della loro efficacia, danno invece credito invece ad affermazioni che non hanno prove a loro favore. Nonostante la letteratura scientifica abbia mostrato ormai in modo evidente che l’omeopatia è una pratica priva di valore, Eugenio Serravalle e Roberto Gava si dicono tuttora medici omeopati (*). Lorenzo Acerra, nel suo libro sulle vaccinazioni che abbiamo citato sopra, parla in modo favorevole dell’omeopatia (Acerra 2002, pp.32, 92). Valerio Pignatta, nel suo libro su Asma e vaccinazioni, scrive che l’omeopatia sarebbe efficace contro l’asma (Pignatta 2002, pp.22-23, 85-88). L’omeopatia, in realtà, non ha nessuna efficacia per nessuna indicazione. Nel caso specifico, quando Pignatta pubblicò il suo libro era già disponibile una revisione sistematica della Cochrane Collaboration che mostrava che dagli studi fatti risultava che l’omeopatia non aveva alcuna efficacia nel trattamento dell’asma (**). Pignatta sostiene che anche l’agopuntura sia efficace per l’asma. Ammesso, però, che l’agopuntura serva a qualcosa (le prove di efficacia dell’agopuntura sono limitate a trattamenti del dolore e della nausea e nppure in questi casi sono decisive), non serve per l’asma. Anche in questo caso, una revisione Cochrane (***) che portava a questa conclusione era già disponibile quando Pignatta pubblicò il suo libro. Acerra sostiene anche che è salutare “alcalinizzare l’organismo” (Acerra 2002, pp.91-92), un’affermazione molto in voga, ma che scientificamente non ha senso (****).

(*) Per Serravalle: http://www.eugenioserravalle.it/bio/. Per Gava: http://www.robertogava.it/curriculum.
(**) K. Linde, K. A. Jobst, Homeopathy for chronic asthma, “Cochrane Database of Systematic Reviews”, 1998, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD000353/full
Le conclusioni sono state confermate in una successiva revisione della Cochrane Collaboration: Robert W. McCarney, Klaus Linde, Toby J. Lasserson, Homeopathy for chronic asthma, “Cochrane Database of Systematic Reviews”, 2004, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD000353.pub2/full
(***) K. Linde, K. Jobst, J. Panton, Acupuncture for chronic asthma, “The Cochrane Library”, 1998, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD000008/abstract
Una successiva revisione della Cochrane Collaboration ha confermato la conclusione: R. W. McCarney, B. Brinkhaus, T. J. Lasserson, K. Linde, Acupuncture for chronic asthma, “Cochrane Database of Systematic Reviews”, 3 : 2003, Issue 3, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD000008.pub2/abstract
(****) Si può vedere, a questo proposito, l’articolo di Giuliano Parpaglioni, La dieta alcalina, versione estesa, blog “Diet Curiosity”, 1 agosto 2014, http://www.dietcuriosity.it/dieta-alcalina-versione-estesa/

Numero dei libri e dei prestiti

Con la ricerca nel campo del soggetto nel catalogo della rete delle biblioteche della provincia di Como con i termini “vaccini” e “vaccinazione”, non contando i libri per ragazzi (dei quali si parlerà a parte) e il libro escluso per i motivi detti all’inizio dell’articolo, sono stati dunque individuati 16 titoli, uno dei quali consultabile solo in sede (*).

(*) Esami, farmaci, vaccini 2006. Esiste una copia di quest’opera disponibile per il prestito a domicilio, ma è in un altro record catalografico con diversa soggettazione e non viene mostrata nella ricerca nel campo del soggetto.

Di questi 16 titoli, 7 appartengono al gruppo dei libri scientifici (6 se contiamo solo i libri che i lettori possono avere in prestito a domicilio). Ne sono presenti complessivamente 22 copie (21 limitandoci a quelli disponibili per il prestito a domicilio). Gli altri 9 titoli sono libri antivaccinisti di cui ci sono complessivamente 22 copie. Per numero di titoli e copie, dunque, i libri antivaccinisti non sono meno rappresentati di quelli scientifici.

Se, poi, si contano i prestiti, i libri antivaccinisti superano nettamente quelli scientifici. Negli anni sui quali è stato possibile effettuare il conteggio (*), i 6 libri del gruppo scientifico disponibili per il prestito a domicilio sono stati prestati complessivamente 57 volte, mentre i 9 libri antivaccinisti hanno avuto un numero complessivo di prestiti quasi doppio: 104.

(*) Il periodo considerato va dal momento in cui le biblioteche hanno cominciato a registrare i prestiti con il programma ora in uso (in momenti successivi per i diversi sistemi bibliotecari, tra il 2004 e il 2005) al dicembre del 2015. La ricerca che ho esposto in questo articolo si è affiancata a una conferenza tenuta presso la biblioteca di Moltrasio da Mauro Tettamanti, ricercatore dell’Istituto Mario Negri. Nel conteggio non ho incluso i prestiti richiesti da Mauro e da me.

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Selezionando tra i libri ottenuti con questa ricerca nel campo del soggetto quelli che trattano di vaccinazioni pediatriche, si trovano risultati per 25 biblioteche. Per 17 di queste tra i risultati ci sono uno o più libri antivaccinisti e per 10 ci sono solo testi appartenenti a questo gruppo (viceversa, dunque, per 15 biblioteche tra i risultati ci sono uno più libri scientifici e per 8 solo quelli, mentre per 7 biblioteche tra i risultati c’è almeno un testo per ciascuno dei due gruppi) (*).

(*) Se si effettua la ricerca libera, usando i termini indicati al singolare e al plurale, sempre selezionando i testi che trattano di vaccinazioni pediatriche, si trovano risultati per 33 biblioteche. Per 19 di queste tra i risultati ci sono libri antivaccinisti e per 10 solo libri di questo tipo.

I libri per ragazzi, invece, sono tutti da includere nel gruppo dei libri scientifici. I libri della serie “Esplorando il corpo umano” dedicati ai vaccini sono presenti in molte biblioteche e, nel periodo considerato, sono stati prestati complessivamente 34 volte. Del libro di Clara Frontali ci sono 11 copie in altrettante biblioteche e hanno al loro attivo 13 prestiti complessivi.

I libri antivaccinisti nelle biblioteche

Quale dovrebbe essere la posizione di una biblioteca di pubblica lettura (o di una rete di biblioteche) nei confronti dei libri antivaccinisti?

Quanto raccontato in un articolo del 2014 può essere preso come esempio di due differenti approcci. Riferisce l’articolo che qualche mese prima un medico australiano, David McIntosh, passando in una biblioteca, aveva visto un libro in cui si sosteneva un legame tra le vaccinazioni e l’autismo. Il medico aveva allora scritto una email alla biblioteca dicendo che era inopportuno che vi si trovassero “libri complottisti che finiscono per compromettere la salute dei bambini”. Il medico disse che gli era stato risposto che i libri sarebbero rimasti sugli scaffali sul principio della libertà di espressione e commentò tale risposta dicendo che non intendeva “suggerire la censura, dato che chiunque può usare i computer della biblioteca per vedere qualsiasi cosa, ma questo è cosa differente da ciò cui viene dato tacito riconoscimento in virtù dei documenti catalogati disponibili per il prestito” (*).

(*) editchburn, Anti-vaccination books in library anger Coast doctors, “Sunshine Coast Daily”, 1 aprile 2014, http://www.sunshinecoastdaily.com.au/news/libraries-get-a-jab-by-irate-doctors/2216114/

Un approccio si fonda sul principio che le biblioteche devono favorire il pluralismo, tenere conto delle diverse richieste dei lettori ed evitare forme di censura. L’altro approccio si richiama al principio che le biblioteche devono offrire informazioni corrette ai propri lettori, a maggior ragione quando informazioni inesatte possono arrecare un danno. Si tratta di due principi che appaiono entrambi del tutto ragionevoli, ma che, nel caso in questione, hanno portato a posizioni in conflitto l’una con l’altra.

Una biblioteca (o rete di biblioteche) potrebbe scegliere di privilegiare il primo approccio, sostenendo che, per quanto i libri antivaccinisti sostengano una tesi scientificamente infondata, ci sono comunque persone interessate a leggere tali testi. La biblioteca (o rete), in questa ottica, accoglierà libri di diversa impostazione lasciando ai suoi utenti la libertà di scegliere quello che vogliono leggere. “A ogni lettore il suo libro”, potrebbe dire chi sostiene questo approccio, citando la la seconda delle famose (almeno tra noi bibliotecari) e giustamente apprezzate “leggi” della biblioteconomia di Ranganathan che dice “a ogni lettore il suo libro”. Lo stesso Ranganathan, peraltro, sottolineava l’importanza di “dare il giusto peso ai gusti e alle esigenze della clientela della biblioteca”, ma aggiungeva anche che “ciò non deve farci credere che la biblioteca si possa limitare a seguire passivamente le esigenze dei lettori e non abbia, invece, la responsabilità di orientare con fermezza e coscienza le letture della sua clientela verso percorsi salutari” (*). La formulazione della frase oggi suonerà un po’ paternalistica (è stata scritta, d’altra parte, in un contesto molto diverso), ma l’idea che le biblioteche debbano puntare, attraverso i libri e altri documenti, a offrire informazioni corrette ai loro lettori ha ovviamente solidi argomenti dalla sua parte.

(*) S. R. Ranganathan, Le cinque leggi della biblioteconomia, Firenze : Le Lettere, 2010, pp.67, 246.

Chi sostenga il secondo approccio approccio potrebbe peraltro affermare, con valide ragioni, che non c’è un vero conflitto e che non si può parlare di limitazione del pluralismo o di censura se un libro non viene inserito, come acquisto o come dono, nelle collezioni della biblioteca o se, già presente, viene eliminato perché contiene informazioni scorrette – e non c’è dubbio che i libri antivaccinisti propongano tesi scientificamente errate.

Le idee antivacciniste sono anche pericolose. Anche se il prestito di libri nella biblioteche non è certamente un fattore di primo piano nella diffusione di tali idee, ci si può chiedere anche a questo proposito se la biblioteca debba o meno effettuare una selezione sui libri accolti nelle proprie collezioni.

Non è detto che chi richieda alla biblioteca un libro antivaccinista perché interessato a conoscere le argomentazioni contro i vaccini venga poi persuaso a rifiutare le vaccinazioni (*).

(*) Una collega mi ha riferito che due mamme, dopo aver letto il libro antivaccinista che loro stesse avevano chiesto alla biblioteca di acquisire, hanno comunque deciso di vaccinare i loro figli.

Un ulteriore elemento che potrebbe essere inserito nella discussione è che non necessariamente a richiedere libri antivaccinisti deve essere qualcuno che ne condivide le idee. Potrebbe anche trattarsi di un lettore che, pur sapendo che non hanno valore scientifico, si vuole documentare su di esse – per esempio un pediatra che, ben conscio dell’importanza delle vaccinazioni, voglia informarsi su ciò che fa nascere timori ingiustificati a qualche genitore. E’ comunque vero che queste idee hanno ampia diffusione in internet e non è certo difficile trovarle per chi le condivida come per chi le cerchi per smentirle.

Cosa fare, dunque? Penso che la questione della correttezza dell’informazione, soprattutto in un caso come questo, sia importante e non debba essere elusa. Non accogliere, in base a ciò, i testi antivaccinisti sugli scaffali delle biblioteche mi pare una scelta del tutto legittima e che non può essere definita censoria.

Un tentativo di conciliare i due approcci enunciati (documentare le diverse posizioni e garantire l’informazione corretta) potrebbe essere quello di contrassegnare i testi antivaccinisti con un avviso (per esempio un’etichetta sulla copertina) che ricordi che le idee esposte non sono ritenute valide dalla scienza (*). Si può obiettare che in questo modo le informazioni scorrette vengono comunque rese disponibili dalla biblioteca e l’utente può ignorare l’avviso. D’altra parte, si potrebbe rispondere che, attraverso internet, troverebbe comunque le affermazioni antivacciniste e che, prendendo in biblioteca il libro con l’etichetta di avvertimento, avrebbe almeno l’informazione che i contenuti non sono ritenuti scientificamente validi.

(*) Un esempio di testo potrebbe essere: “ATTENZIONE. Il libro contiene affermazioni che sono in contrasto con quanto è raccomandato dal Ministero della Salute che invita a effettuare tutte le vaccinazioni previste nel calendario vaccinale in quanto gli studi scientifici ne dimostrano l’efficacia, la sicurezza e l’importanza”.

 

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