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Eco e l’ornitorinco

ecoNel suo libro Kant e l’ornitorinco, Umberto Eco sceglie l’animale citato nel titolo come esempio interessante per parlare di semiotica. In questo articolo non mi occuperò di semiotica, ma prenderò semplicemente in esame quel che nel libro viene detto dell’ornitorinco.

L’ornitorinco poneva qualche problema alla classificazione perché aveva caratteristiche che erano sino alla sua scoperta considerate caratteristiche di gruppi diversi.
Due criteri erano:
– un animale con il pelo è un mammifero
– un animale a quattro zampe che depone uova è un rettile (o anfibio)
L’ornitorinco ha il pelo e depone uova. In più ha un becco che somiglia a quello di un’anatra. Creava quindi qualche problema a chi doveva classificarlo. La scoperta che allattava i cuccioli, comunque, era stata un punto decisamente a favore della classificazione come mammifero, sia pure molto peculiare.

“E’ chiaro che è a seconda delle proprietà che l’animale può essere assegnato all’una o all’altra classe” (Eco 1997, p.212)

Non è così chiaro, in realtà, e la frase così formulata rischia di essere fuorviante. Come diceva Darwin, ogni classificazione degli esseri viventi è una genealogia. Ogni gruppo tassonomico comprende i discendenti di un certo antenato comune (di ciò ho scritto qui). Nell’immagine qui sotto ho disegnato una linea di discendenza dell’ornitorinco.

ornitorinco

E’ una linea semplificata. Ho messo solo le biforcazioni che separano l’ornitorinco e i suoi antenati da altri gruppi ancora esistenti (non ci sono quelle che li separano da gruppi del tutto estinti, p.e. non ho messo la separazione tra monotremi e altri prototeri, dato che tutti gli altri prototeri, con l’eccezione appunto dei monotremi, sono scomparsi) e non vado oltre la separazione tra rettili e uccelli da una parte e mammiferi dall’altra (per la questione di cui parliamo, d’altra parte, non serve andare oltre) (*).

(*) Lo schema è disegnato semplicemente per mostrare le biforcazioni evolutive. La lunghezza dei segmenti non è proporzionale ai tempi di evoluzione. La foto dell’ornitorinco è di Peter Scheunis ed è tratta da Wikimedia Commons.

I parenti più stretti ancora viventi dell’ornitorinco sono le echidne (famiglia tachiglossidi – generi Tachyglossus e Zaglossus), ovvero esiste un antenato comune solo a ornitorinco e echidne e a nessun altro animale vivente. Per questo l’ornitorinco e le echidne vengono raggruppati in un taxon chiamato “monotremi” (riquadro blu). A loro volta i monotremi hanno un antenato che è comune, tra gli animali viventi oggi, solo a loro e a marsupiali ed euteri e non a rettili, uccelli e alcun altro animale. Per questo i monotremi (e quindi l’ornitorinco che ne fa parte) sono raggruppati insieme a marsupiali ed euteri in un taxon chiamato “mammiferi” (riquadro rosso).

Prima della teoria dell’evoluzione, e in particolare dell’Origine delle specie di Darwin, si poteva pensare ai gruppi tassonomici come a una categoria convenzionale. La teoria dell’evoluzione ha però mostrato che i gruppi tassonomici costruiti correttamente (cioè per filogenesi) non sono categorie convenzionali, ma hanno un significato biologico: sono tutti gli organismi che discendono da un comune antenato. Quindi non è che l’ornitorinco è un mammifero perché ha determinate proprietà, ma ha determinate proprietà perché è un mammifero.

Si può anche sentir dire che un animale appena scoperto in base alle sue caratteristiche è stato assegnato a un certo taxon, ma in realtà questo significa che le sue caratteristiche ci permettono di scoprire a quale taxon appartiene (e vi appartiene oggettivamente, non per decisione di chi lo classifica) o, detto in altre parole, con quali animali condivide un antenato in comune.

E’ ovvio che, quando fu scoperto l’ornitorinco, prima che si affermasse l’evoluzionismo, il fatto che tale animale deponesse uova abbia lasciato molto perplessi. Nell’ottica evoluzionistica, invece, il fatto è del tutto comprensibile. Gli antenati dei mammiferi e gli stessi mammiferi primitivi deponevano uova. Dopo la biforcazione che nello schema sopra segue l’intersezione con il riquadro rosso, gli animali sul segmento che in tale schema è sopra (quello che poi si interseca con il riquadro blu) hanno semplicemente continuato a fare quel che facevano i loro antenati, deponendo uova. Sull’altro segmento, invece, si è evoluta la viviparità e tutti i discendenti da quella linea, ovvero tutti i mammiferi oggi esistenti eccetto i monotremi, non depongono uova.

“questo animale, già apparso nel Mesozoico, prima degli altri mammiferi del Terziario, e mai più evolutosi […]” (Eco 1997, p.74)

gould-risplendiE’ curioso che Eco citi come fonte di questa sua affermazione un saggio di Stephen Jay Gould nel quale Gould, al contrario, parla di un “mito della primitività” dei monotremi (Gould 2006, p.49). L’ornitorinco, come tutti gli animali viventi, si è evoluto. I monotremi del Mesozoico si sono evoluti, alcuni perdendosi, altri evolvendosi ed arrivando a quelli oggi viventi. Per mettere in discussione il “mito della primitività”, Gould (ibidem) riporta alcuni dati come il quoziente di encefalizzazione, il rapporto di peso tra cervello e midollo spinale, il rapporto tra neocorteccia e cervello.

“probabilmente Gould non avrebbe potuto dare questa lettura “teleologica” dell’ornitorinco se Kant non ci avesse suggerito che “un prodotto organizzato della natura è quello in cui tutto è fine e, vicendevolmente, anche mezzo” […] e che i prodotti della natura si presentino […] come organismi agitati interiormente da una bildende Kraft, una capacità, una forza formante” (Eco 1997, p.75)

Gould non dà affatto una lettura “teleologica” dell’ornitorinco, né di alcun altro animale. Basti dire che Gould è stato colui che, insieme a Elisabeth Vrba, ha proposto di sostituire il termine preadaptation con una nuova parola (exaptation) proprio per evitare interpretazioni teleologiche:

“we traditionally apologize for “preadaptation” in our textbooks, and laboriously point out to students that we do not mean to imply foreordination, and that the word is somehow wrong (though the concept is secure). […] if adaptations were constructed (and exaptation coopted) for their current use, then features working in one way cannot be preadaptations to a different and subsequent usage: the term makes no sense at all.” (Gould – Vrba 1982, p.11)

Eco fa cenno anche alle vicende dell’attribuzione del nome scientifico dell’ornitorinco (Eco 1997, pp.209-210). Ricorda giustamente che George Shaw aveva dato all’ornitorinco il nome scientifico Platypus anatinus e poco dopo Blumenbach nella sua descrizione lo aveva chiamato invece Ornithorhynchus paradoxus e aggiunge: “dopo di lui prevarrà il nome di Ornithorhyncus anatinus” (p.210).

In realtà, il nome oggi usato (che è appunto Ornithorhyncus anatinus) deriva semplicemente dall’applicazione delle regole di nomenclatura zoologica. Secondo le regole il primo nome è quello valido. Shaw l’ha dato prima di Blumenbach, quindi si dovrebbe usare il suo. Shaw, però, non sapeva evidentemente che il nome Platypus era già stato usato per un insetto e quindi rimane a tale genere di insetti, che per primo lo ha avuto. Il primo nome valido per il genere è dunque quello di Blumenbach, Ornithorhynchus, cui viene aggiunto il nome specifico anatinus coniato da Shaw (il fatto che Blumenbach avesse unito al suo nome di genere un altro nome specifico non conta: quello di Shaw è precedente).

“Home trova anche che l’ornitorinco assomiglia all’echidna, già descritto da Shaw nel 1792. Ma due animali simili dovrebbero rimandare a un genere comune, e azzarda che possa essere quello dell’Ornithorhynchus Hystrix” (Eco 1997, p.211)

Qui è bene fare qualche precisazione per non rischiare che si generi un po’ di confusione. Provo a riassumere in breve la questione tassonomica citata.

Echidna Tachyglossus aculeatus

Echidna Tachyglossus aculeatus (foto di Fir0002/Flagstaffotos, da Wikimedia Commons)

Shaw nel 1792 descrive l’echidna (*) chiamandola Myrmecophaga aculeata. Questo nome presuppone che appartenga al genere Myrmecophaga, ovvero che sia imparentata strettamente con il formichiere gigante Myrmecophaga tridactyla. Nonostante alcune somiglianze (muso allungato e alimentazione a base di formiche), così non è. Qualche anno dopo Cuvier (an 6, p.143) propone di assegnarla a un nuovo genere per il quale conia il nome Echidna (che è rimasto il suo nome comune). Qui arriviamo al punto di cui parla Eco: Everard Home (1802, pp.348-364) nota che è imparentata con l’ornitorinco e la include nello stesso genere chiamandola Ornithorhynchus hystrix. Quindi Illiger (1811, p.114), pur ritenendola imparentata con l’ornitorinco, la pone in un altro genere per il quale crea il nome Tachyglossus.

(*) Qui e nel resto dell’articolo, parlando di echidna, intendiamo ovviamente l’echidna dal becco corto (genere Tachyglossus). Le echidne dal becco lungo (genere Zaglossus), ai tempi cui facciamo riferimento in queste righe, non erano ancora state descritte.

Vale la regola sulla priorità. Dunque, per quanto riguarda il genere:
1) Myrmecophaga. L’echidna e il formichiere non sono così imparentati come pensava Shaw. Non potendo essere collocati nello stesso genere, il genere Myrmecophaga resta all’animale cui è stato assegnato per primo, il formichiere.
2) Echidna. Neppure Echidna, però, va bene. Cuvier non si era accorto che questo nome era già stato usato per un genere di murene. Quindi il genere Echidna resta a quelle murene.
3) Ornythorhynchus. Nonostante echidna e ornitorinco siano effettivamente vicini tra loro e siano infatti classificati nello stesso ordine (monotremi), non sono considerati così vicini da stare nello stesso genere (e neppure nella stessa famiglia). Quindi Ornithorhynchus resta a chi l’ha avuto per primo, ovvero l’ornitorinco.
4) Tachyglossus. Il primo nome di genere valido per l’echidna è dunque quello ideato da Illiger: Tachyglossus.

Per quanto riguarda il nome di specie, il primo è quello di Shaw, aculeata. L’aggettivo era femminile perché, come si è detto, era unito a Myrmecophaga. Dovendo essere unito al nome di genere Tachyglossus, che è invece maschile, viene declinato al maschile: aculeatus. Quindi il nome scientifico dell’echidna è Tachyglossus aculeatus.

 

illiger

La descrizione del genere Tachyglossus in Illiger 1811, p.114.

 

 

Bibliografia.

G. Cuvier, Tableau élémentaire de l’histoire naturelle des animaux, Paris : Badouin, an 6 [1797-98], p.143 (in Internet Archive qui).

Umberto Eco, Kant e l’ornitorinco, Milano : Bompiani, 1997

Everard Home, Description of the Ornithorhynchus Hystrix, “Philosophical transactions of the Royal Society of London”, 1802, part I, pp.348-364 (in Google Books qui).

Stephen Jay Gould, Risplendi grande lucciola, Milano : Feltrinelli, 2006

Stephen Jay Gould – Elisabeth S. Vrba, Exaptation – a missing term in the science of form, “Paleobiology”, 8 : 1 (1982), pp.4-15 (sul sito dell’Università degli studi di Udine, in formato pdf, qui).

Caroli Illigeri Prodromus systematis mammalium et avium, Berolini : Salfeld, 1811 (in Google Books qui).

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