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Furti di serpenti velenosi

stretta-mortaleStretta mortale è il titolo dell’edizione italiana (Milano : A. Mondadori, 1980) di un romanzo di Michael Maryk e Brent Monahan. Il titolo originale è Death bite (1979), ovvero “morso” (e non “stretta”) mortale e, in effetti, il serpente che è al centro della storia, un enorme taipan catturato su un’isoletta e portato negli Stati Uniti, uccide le malcapitate vittime iniettando con il morso il suo potentissimo veleno e non soffocandole nelle sue spire. Dal libro è stato anche tratto un film, Spasms (regia di Piers Haggard e Tobe Hooper, Canada, 1983) (in fondo all’articolo c’è un breve riassunto e confronto di libro e film).

Le indicazioni tassonomiche date nel libro sono contraddittorie. Da una parte si parla di “una nuova specie di taipan” (p.78) e Miller, l’uomo che ha commissionato la cattura del serpente, dice a Wrightson, il ricercatore ingaggiato per aiutarlo: “Se non altro, introdurrete questa specie nel mondo scientifico” (p.76). Dall’altra, invece, il rettile viene ricondotto a una specie (e sottospecie) conosciuta. Lo stesso Miller infatti dice che il serpente in questione “non è il taipan australiano, l’Oxyuranus scutellatus, […]. Si tratta di una sottospecie della Papuasia, la scutellatus canni, ma molto più grande e terribile” (p.76). Il testo rischia di creare un po’ di confusione. Evidentemente dove è scritto Oxyuranus scutellatus dovrebbe invece esserci Oxyuranus scutellatus scutellatus (con aggettivo ripetuto), ovvero la sottospecie diffusa in Australia della specie Oxyuranus scutellatus. L’unica interpretazione che appare possibile del brano è che il serpente sia un taipan della specie Oxyuranus scutellatus, ma non della sottospecie presente in Australia, Oxyuranus scutellatus scutellatus, bensì di quella della Nuova Guinea, Oxyuranus scutellatus canni, e che appartenga a una popolazione che si distingue per dimensioni e aggressività molto maggiori. In effetti, il serpente del romanzo è lungo circa sei metri (p.24), una misura che è il doppio della lunghezza massima attribuita alla specie, e va a caccia di persone da mordere senza un motivo: non se ne ciba e l’attacco sembra essere solo uno spreco di energie e veleno.

L’Oxyuranus scutellatus è ai primissimi posti nella graduatoria dei serpenti più velenosi del mondo. La LD50 (dose letale sul 50% degli animali su cui è testato, in questo caso topi) del suo veleno è di 0,099 mg per kg di peso (un morso inietta circa 120 mg di veleno). Il primo posto è di solito attribuito a un altro taipan, l’Oxyuranus microlepidotus, il cui veleno ha una LD50 di 0,25 mg per kg di peso (un morso inietta 44 mg di veleno) (*).

(*) I dati sul veleno sono tratti dalle Clinical toxological resources dell’Università di Adelaide, in Australia:
scheda su O. scutellatus scutellatus: http://www.toxinology.com/fusebox.cfm?fuseaction=main.snakes.display&id=SN0518
scheda su O. scutellatus canni: http://www.toxinology.com/fusebox.cfm?fuseaction=main.snakes.display&id=SN0519
scheda su O. microlepidotus: http://www.toxinology.com/fusebox.cfm?fuseaction=main.snakes.display&id=SN0520

Quando il serpente arriva negli Stati Uniti, un losco personaggio cerca di rubarlo, ma i suoi scagnozzi non riescono nell’impresa e il risultato è che il serpente fugge.

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Taipan delle coste (Oxyuranus scutellatus). Mia foto.

Furti di serpenti nel 1925

“I più alti voli dell’immaginazione di un Rider Haggard o di un Conan Doyle potrebbero a fatica concepire la possibilità di un uomo che rubi serpenti velenosi vivi per guadagnarsi da vivere”, scriveva nel 1925 Frederick William FitzSimons, erpetologo, direttore del museo di Port Elizabeth, in Sudafrica, riferendo in un articolo (*) quanto era successo al parco dei serpenti del suo istituto. Lo Snake Park del museo di Port Elizabeth, tuttora attivo, era uno dei primi al mondo quando fu fondato nel 1919 (**).

(*) F. W. FitzSimons, The snake-stealer: a unique and perilous occupation, “The illustrated London news”, 7 marzo 1925, p.384.
(**) Il sito del museo dà come data di fondazione il 1919. La voce su F. W. FitzSimons nella Wikipedia in lingua inglese, che cita come fonte il quarto volume di una Standard Encyclopaedia of Southern Africa, dà come data il 1918 e dice che era il secondo al mondo. Il primo è quello dell’Instituto Butantan, in Brasile, anch’esso tuttora attivo.

FitzSimons raccontò che si era accorto che qualcosa non andava e si fece una verifica: il numero dei serpenti presenti nel parco, accuratamente contati, era inferiore a quello che si sarebbe dovuto trovare in base agli acquisti annotati nei registri, dedotti gli esemplari morti. Inizialmente si era sospettato di Johannes, il popolare guardiano del parco di etnia basotho, data la sua dimestichezza con i serpenti. Gli sviluppi della vicenda mostrarono però che Johannes non aveva nulla a che fare con la mancanza dei serpenti.

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Johannes, il guardiano dello Snake Park del museo di Port Elizabeth (foto da “The illustrated London news”, 7 marzo 1925, p.384).

Secondo il suo resoconto, FitzSimons cominciò a sospettare di un tale Halse, un ragazzo europeo di una ventina di anni che era tra coloro che rifornivano di serpenti il museo, avendo notato che alcuni serpenti da lui portati, invece di agitarsi e cercare una via di fuga, erano tranquilli e sembravano trovare familiare il luogo. Il direttore del museo fece fare dei turni di guardia per sorprendere il ladro, ma senza esito. Aveva però escogitato anche un trucco per incastrarlo. Con una forbicina aveva tolto una scaglia dall’addome di cento dei serpenti del parco. Quando Halse portò una nuova consegna, FitzSimons trovò la conferma che cercava: cinque dei dodici serpenti che il ragazzo voleva vendere al museo avevano il segno di riconoscimento. Halse, insomma, rubava serpenti al museo e poi li rivendeva al museo stesso. FitzSimons notava che il ladro aveva corso un serio pericolo entrando di notte nel parco dei serpenti: anche se i suoi furti si indirizzavano verso i boomslang (Dispholidus typus), un serpente molto velenoso, ma non aggressivo, avrebbe potuto per errore afferrare un cobra sudafricano (Naja nivea) oppure calpestare inavvertitamente una vipera soffiante (Bitis arietans) e prendersi un morso letale.

Il ladro di serpenti finì sotto processo e il direttore del museo andò a testimoniare contro di lui, accompagnato da Johannes che portava il corpo del reato. FitzSimons racconta con tono compiaciuto che, quando il guardiano aveva aperto la borsa che conteneva i rettili, un avvocato raccolto le sue carte e si era allontanato. Johannes aveva poi passato un boomslang a FitzSimons in modo che questi potesse mostrare al giudice il segno di riconoscimento, ma, riferiva il direttore, il giudice “per qualche motivo non sembrava intenzionato a fare un esame troppo minuzioso del boomslang”.

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Vipera soffiante (Bitis arietans). Mia foto.

La trama del libro Stretta mortale

Scott Miller ha costruito un “serpentario” (ovvero uno zoo che ospita solo serpenti) nel quale saranno mostrate al pubblico un gran numero di specie di serpenti velenosi. Il suo obiettivo è comunque procurarsi il taipan gigante che vive sull’isola deserta di Naraka-pintu, situata “tra Papua e l’Australia” (p.76). Anni prima, aveva tentato di catturarlo insieme ad un amico. L’impresa non era riuscita e, anzi, l’amico era stato morso dall’enorme serpente, lungo “almeno cinque metri e settanta” (p.14), ed era morto. Miller era rientrato negli Stati Uniti portando con sé Ioka la figlia dell’amico, che era diventata sua assistente. Finalmente Miller riceve una telefonata che lo avvisa che hanno catturato un taipan di Naraka-pintu lungo circa sei metri. Per andare a prenderlo, Miller, impegnato con il serpentario (in realtà la motivazione è un po’ forzata nella trama del libro), coinvolge Marcus (Marc) Wrightson, uno studioso che fa ricerca sull’uso dei veleni in medicina. Il telefono di Miller, però, è controllato da un ex agente che lavora per Fritz Thanner, un trafficante di animali che vuole vendicarsi di Miller la cui concorrenza ha fatto declinare i suoi affari e intende rubare il taipan. Gli incaricati del furto, però, non sono in grado di portarlo a compimento e il serpente fugge provocando qualche morte (ma neppure tante). Miller, Wrightson e Joka si mettono sulle sue tracce e il serpente infine viene ucciso.

Il film Spasms

Come si diceva all’inizio di questo articolo, il film (Spasms, regia di Piers Haggard e Tobe Hooper, Canada, 1983) si prende la libertà di cambiare i nomi e le caratteristiche dei personaggi principali, anche se la successione degli eventi, pur inserita in una cornice diversa, segue piuttosto fedelmente quella del libro. Il riccone che vuole catturare il taipan gigante nel film si chiama Jason Kincaid. L’uomo che era con lui nella caccia al taipan gigante e che è morto a causa del morso del serpente era suo fratello. Il personaggio corrispondente a Ioka nel film è quindi la nipote del cacciatore sopravvissuto, di nome Susanne. Diversa è anche la collocazione geografica dell’isola del serpente: nel film (o, almeno, nell’edizione italiana) Jason dice che è un’isola della Micronesia. Nella caccia al serpente anche Jason è stato morso, ma è rimasto in vita e, come conseguenza del veleno iniettato, ha acquisito una strana facoltà telepatica con il serpente e talora gli appare in visione ciò che il serpente sta vedendo (sic!). Siccome la vicenda è per lui un po’ inquietante, commissiona la cattura del serpente e chiede a Tom Brazilian, uno psicologo che si occupa di percezioni extrasensoriali, di studiare il caso. Anche nel film c’è chi vuole rubare il taipan gigante, un tale Thomas Tanner (il cui cognome ricorda quello del corrispondente personaggio del libro), che è il capo di una setta di adoratori di serpenti. Come nel libro, i suoi scagnozzi, nel tentativo non riuscito di impadronirsi del rettile, lo lasciano fuggire e, dopo qualche morto, il terribile serpente verrà ucciso.

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