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La chimica contro le bufale: intervista a Pellegrino Conte

Pellegrino Conte è professore ordinario di chimica agraria all’Università di Palermo ed è autore o coautore un ragguardevole numero di articoli pubblicati su riviste accademiche. Al lavoro di insegnamento e di ricerca, ha aggiunto un’attività di divulgazione in rete per far conoscere la scienza e per smentire affermazioni infondate. Questo obiettivo ha anche il suo libro Frammenti di chimica che ho recensito per il numero 54 di “Mah” (qui).

Come è nato questo tuo impegno nella divulgazione?
La mia attività di divulgazione è nata per caso. Avevo un mio profilo privato in Facebook che nel 2015, per motivi che non mi sono mai stati chiari ma certamente legati al mio smanettare spericolato, fu trasformata in pagina. Mi chiesi cosa potevo fare di una pagina Facebook che, per finalità, è destinata a contenuti e audience diversi da quelli tipici di un profilo privato e decisi che potevo condividere con altri delle curiosità scientifiche; quelle curiosità che, in genere, non si leggono su pagine e siti per lo più dedicati alle avventure spaziali e alla fisica. Nacque così la pagina Rino Conte in cui mi occupavo principalmente di curiosità chimiche. In realtà usavo (ed ancora uso) la pagina anche per mettere on line le informazioni meno tradizionali che di solito sono argomenti dei miei corsi. È così, per esempio, che ho fatto delle note sul meccanismo Grotthuss e sull’effetto Mpemba che attualmente sono reperibili qui e qui. Dopo un paio di anni, grazie all’aiuto prezioso ed insostituibile di Alessia, alla pagina Facebook è stato affiancato il blog www.pellegrinoconte.com. Qui non solo tratto gli argomenti tipici della pagina Facebook, ma ho deciso di passare alla divulgazione scientifica vera e propria allargando alla platea virtuale l’aula in cui faccio lezione. Devo aggiungere che quando tengo I miei corsi all’università non tratto solo gli argomenti canonici tipici delle materie che insegno, ma cerco di traferire i rudimenti del metodo scientifico riportando anche le cose che si trovano scritte nel mio blog. L’intento è non solo quello di preparare dei tecnici, ma di fornire gli strumenti adatti al pensiero critico che non è quello tipico dei tanti “ricercatori indipendenti” che impazzano in rete, ma è quello che consente di valutare criticamente fatti e spiegazioni dei fatti alla luce delle conoscenze scientifiche attualmente note.

Ha questo intento anche il tuo libro Frammenti di chimica che ha il significativo sottotitolo Come smascherare falsi miti e leggende.
Il libro nasce dall’incontro con Cinzia Tocci, che gestisce la C1V edizioni, che mi fu presentata da Armando De Vincentiis, che i più conoscono per i suoi interventi in RAI quando cerca di smentire le scemenze sui fantasmi e sui miracoli. Armando, oltre ad essere un ottimo psicologo clinico e psicoterapeuta, è anche direttore della collana Scientia et Causa che ospita Frammenti di chimica. Da tempo ho notato che nel panorama divulgativo nazionale ci sono tanti chimici che si occupano delle fake news e che cercano di fare il proprio meglio per contrastare queste “bufale”. Tuttavia l’approccio di tutti è una super semplificazione che li porta a raccontare storielle che si contrappongono alle storielle di chi diffonde le scemenze. Allora mi sono chiesto: se io fossi uno che è portato a credere alle bufale, perché dovrei farmi convincere dalle contro storie di qualcuno che pensa di saperne di più? Allora ho deciso di usare un approccio diverso. Mi sono detto: va bene la semplificazione, ma devo far capire che la scienza non è semplice come viene divulgata dagli pseudo scienziati; devo far capire che la logica scientifica è di tipo controintuitivo, ovvero non è la logica che usiamo nella vita di tutti i giorni; voglio far capire che esistono delle fonti su cui noi costruiamo la nostra conoscenza scientifica. Ed allora ho scritto un libro in cui ho pensato di utilizzare un linguaggio a metà tra il tecnico e il divulgativo in cui ho inserito tantissimi riferimenti bibliografici. È l’approccio che tutti quanti noi che ci occupiamo di scienza usiamo quando scriviamo un lavoro da pubblicare. Tutto quello che scriviamo si basa sul già noto. Partiamo da quanto conosciuto e proponiamo dei modelli che spieghino quanto scopriamo tenendo conto che il nostro modello deve spiegare anche le osservazioni già fatte da altri. Chi legge il mio libro ha due possibilità: o mi dà credito oppure può cercare in rete tutto quello che affermo partendo dalla bibliografia che ho fornito. In questo modo si può costruire da solo la propria conoscenza. In effetti, se ci pensi, è l’approccio tipico dei professori universitari. Noi facciamo lezione, ma diciamo chiaramente che non siamo infallibili. Quando spieghiamo forniamo anche la letteratura dalla quale gli studenti possono partire per studiare e costruirsi gli strumenti da mettere nella cassetta che noi docenti gli forniamo. Sul blog e sulla pagina Facebook c’è anche la possibilità di interazione diretta con me. Se qualcuno ha voglia di farmi domande è più che benvenuto. Ecco… da tutto questo è nato Frammenti di chimica. Perché questo titolo? Semplicemente perché parlo di chimica, ma non seguendo un percorso tipico dei libri di chimica che si usano all’università. Saltello da una parte all’altra della vasta prateria della chimica conosciuta cercando di spiegare in che modo questa ci consente di proteggerci dalle false informazioni che si trovano in rete.

Cosa suggerisci per non cascare nelle tante bufale che girano in internet, ma anche tra i prodotti del supermercato o del bar?
In realtà non ci sono ricette per non cascare nelle bufale. Chiunque di noi è stato o è vittima di fake news. In genere si casca nelle bufale quando non si conosce troppo bene un argomento e si ha troppa fiducia nelle proprie capacità. Ci sono docenti di lettere che sono fan sfegatati dell’omeopatia (proprio recentemente in rete mi è capitato di essere aggredito verbalmente da una docente ferma sostenitrice di tale pratica magica), agronomi che sono votati all’agricoltura biodinamica, o altri professionisti che cadono nella trappola del signoraggio bancario, delle diete miracolose e così via di seguito. L’unico strumento di cui disponiamo per evitare di cascare nelle bufale è lo studio. Bisogna leggere di tutto ed affidarsi a fonti attendibili. Fonti attendibili sono quelle dei grandi enti di ricerca come università, CNR, ENEA, Istituto Superiore di Sanità etc. A partire dai riferimenti che si possono trovare nelle banche dati di questi enti possiamo farci le nostre idee in merito a tutti gli argomenti scientifici e non, su cui siamo più curiosi. Ovviamente se qualcuno parte dalla presunzione che esistono dei poteri forti a cui gli enti predetti sono asserviti, questo qualcuno ha seri problemi psicologici e non esiste terapia che tenga per evitare che possa dar credito a bufale di ogni tipo.

Cosa pensi delle biblioteche?
Sono il mio luogo preferito. Ancora oggi mi ricordo l’odore di legno e carta della vecchia biblioteca del dipartimento di chimica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II dove ho fatto i miei studi. Entravi e venivi accolto dall’abbraccio confortevole di migliaia di libri in cui potevi trovare di tutto. Oggi le biblioteche sono digitalizzate. Manca quel bell’odore di legno e carta di cui dicevo, ma c’è il grosso vantaggio che, rispetto ad anni fa, è possibile connettersi a tutte le biblioteche del mondo e avere accesso a tutto quello che si desidera mediante la tastiera di un comunissimo computer. Sebbene sia cambiato il modo di fare ricerca bibliografica, le biblioteche rappresentano ancora il punto nevralgico per la raccolta delle informazioni, il loro studio e la loro divulgazione.

Antoine-Laurent de Lavoisier (incisione di Louis Jean Desire Delaistre, da un disegno di Julien Leopold Boilly). Da Wikimedia Commons.

Ci sono molti libri che propongono affermazioni pseudoscientifiche. Da una parte si potrebbe dire che le biblioteche debbano documentare la produzione editoriale e quindi ospitare anche testi con idee non attendibili (libri che, peraltro, potrebbero essere letti anche da chi vuole informarsi su tali idee per contrastarle), dall’altra si potrebbe affermare che è compito delle biblioteche offrire informazioni corrette, in particolare su temi delicati come quelli legati alla salute. Cosa ne pensi?
In realtà, secondo me, la situazione è abbastanza complessa. È vero che oggi chiunque può scrivere un libro su ciò che gli pare e farselo pubblicare. Perfino Amazon offre la possibilità di autoprodursi un libro. Il punto è chi decide cosa sia falso o meno? In ambito scientifico, c’è la comunità scientifica, tutta, che in qualche modo riesce a “sintetizzare” gli anticorpi capaci di proteggerci dalle idiozie. Io posso benissimo pubblicare un saggio sul drago rosa nel mio garage e individuare un formalismo matematico corretto. Ma è la comunità scientifica che, poi, decreta la mia pazzia nel momento in cui l’applicazione del metodo scientifico (di cui parlo nel libro) consente di stabilire che ho scritto scemenze, anche se esse sono matematicamente corrette. Perché dico questo. Mi ricollego subito alla domanda. Secondo me le biblioteche non devono essere dei posti in cui viene operata una censura. Al contrario. Tutto ciò che è prodotto, sia esso scientificamente valido o meno, deve essere conservato in una biblioteca.
Il lettore, lo studioso deve avere la possibilità di confrontare testi ineccepibili sotto l’aspetto scientifico, con testi che sono una palese violazione delle leggi che studiamo nei manuali di chimica, fisica e così via di seguito. Si pensi, per esempio, alla teoria del flogisto. Oggi è poco più di una nota nei libri di chimica, ma c’è stato un momento in cui questa teoria consentiva di spiegare il fenomeno della combustione. Fu Lavoisier a decretarne l’inconsistenza. Sapere che in passato è stata formulata un’ipotesi sbagliata che per un breve periodo è stata ritenuta ragionevole, è importantissimo per ricostruire I processi logici che ci portano all’avanzamento delle conoscenze e a non ripetere gli errori fatti in passato. Quindi, direi che in una biblioteca i libri e i documenti di qualsiasi natura sono sacri e vanno conservati proprio per consentire a chiunque di poter capire come si è sviluppata la nostra civiltà. Il compito di far capire cosa è falso spetta agli educatori che devono spiegare le basi del metodo scientifico ed aiutare nella realizzazione del pensiero razionale.

Di recente il Politecnico di Milano ha ospitato un convegno sulla biodinamica, una pratica pseudoscientifica. Diversi scienziati hanno criticato la scelta e anche tu ne hai parlato nel tuo blog.
Trovo assurdo che una istituzione importante come il Politecnico di Milano abbia prestato il proprio nome alla diffusione di una pratica come l’agricoltura biodinamica che di scientifico non ha nulla. Anche se in Italia la pratica biodinamica è stata inquadrata sotto l’egida dell’agricoltura biologica, ricordo che affinché un prodotto possa essere etichettato come “da agricoltura biodinamica” è necessario che vengano rispettati certi protocolli stabiliti da un ente privato (Demeter©) che prevedono l’uso di certi preparati ottenuti esotericamente, usati in diluizione omeopatica e solo in certe condizioni ritenute favorevoli. In altre parole, la magia ricopre un ruolo importante nella pratica biodinamica. In che modo la ricerca scientifica possa essere utilizzata per avallare cose che sono state già smentite ampiamente nel corso degli ultimi 200 anni, non è dato sapere. Mi riferisco in particolare alla “Lettera aperta sulla libertà della scienza” che un certo numero di accademici e non accademici ha firmato quando buona parte del mondo scientifico ha criticato la scelta fatta dal Politecnico di Milano di ospitare il convegno di cui stiamo parlando. In risposta alla lettera anzidetta, Enrico Bucci ed io abbiamo fatto sette domande ai firmatari della predetta lettera alla quale stiamo attendendo ancora risposta. Entrambi siamo sicuri, ma lo eravamo già nel momento in cui scrivevamo le domande, che non otterremo mai nessuna risposta. Questo anche in virtù del fatto che la stessa AISSA (Associazione Italiana Società Scientifiche Agraria), che raccoglie ben 14 società che a vario titolo si occupano di agricoltura tra cui anche quelle cui appartengono o dovrebbero appartenere molti dei firmatari della “Lettera aperta sulla libertà della scienza”, ha apertamente dichiarato che la pratica biodinamica non ha nulla di scientifico. Si possono trovare le sette domande che Enrico Bucci ed io abbiamo fatto sui nostri blog (qui e qui), mentre la dichiarazione della AISSA è stata oggetto di un altro mio post (qui).

Capita talvolta che anche nelle biblioteche pubbliche vengano promossi corsi o incontri su pratiche pseudoscientifiche come omeopatia, fiori di Bach, reiki, riflessologia, tuina e altro. Qual è il tuo parere?
Per quanto riguarda, invece, riflessologia, reiki e quelle altre simpatiche pratiche che sono state nominate, non ho molto da dire se non che non hanno alcuna base scientifica e si fondano su una cattiva conoscenza della fisica e della chimica di base. Poi che le persone siano attratte dalla magia, tra cui possiamo mettere anche gli oroscopi, non è un problema che riguarda la società sempre che l’uso della stessa non vada ad incidere sulle casse pubbliche. Mi riferisco al fatto che il servizio sanitario nazionale deve finanziare solo cure comprovate da ineccepibili risultati scientifici. Non è pensabile che vengano rimborsate cure che non hanno nessun fondamento scientifico e si basino sullo sciamanesimo.
Fatta questa lunga premessa su cosa penso in merito alla pseudoscienza, vengo al punto sul ruolo delle biblioteche. Come dicevo prima, è importante che le biblioteche conservino ogni tipo di documento utile a ricostruire il percorso storico con cui la conoscenza umana e la scienza in particolare evolvono. Trovo, però, del tutto inopportuno che le biblioteche si facciano portavoce di corsi che riguardano pratiche pseudoscientifiche. Quello che intendo dire è che se una biblioteca organizza un corso su una pratica pseudoscientifica (riflessologia, reiki e quant’altro), deve fare in modo che l’evento sia una chiara presa di posizione contro queste pratiche esoteriche attraverso un confronto con la scienza e tutto quello che finora è noto in ambito fisico, chimico e biologico. Il ruolo delle biblioteche deve essere lo stesso che hanno la scuola e l’università, ovvero promuovere la cultura in ogni sua forma contro tutte le forme di superstizione e cattiva informazione.

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Biblioteche e pseudomedicine

garattini

Un libro serio sulla medicina: Silvio Garattini, Fa bene o fa male?, Milano : Sperling & Kupfer, 2013. Recensione su “Mah” qui.

Capita che alle biblioteche sia chiesto di esporre volantini che pubblicizzano incontri o corsi su argomenti che riguardano la salute, eventi che sono talvolta organizzati o comunque ospitati da enti pubblici. Le pratiche che vengono proposte sono sempre affidabili? La domanda pare importante, dato che uno dei compiti delle biblioteche è quello di offrire un’informazione corretta e accurata. Quello della salute è, poi, un campo particolarmente delicato per cui è bene valutare seriamente ciò che viene proposto prima di dare il patrocinio, concedere l’uso di locali o anche, semplicemente, esporre un volantino che fa pubblicità all’evento.

Nel 2009, come redattore della rivista “Mah” (*), mi ero occupato di una mostra dal titolo Psichiatria: un viaggio senza ritorno, organizzata dal Comitato dei cittadini per i diritti umani, legato a Scientology, e tenuta a Como con il patrocinio della regione Lombardia, della provincia e del comune di Como. Quando avevamo fatto notare che tale mostra sferrava un ingiustificato e pericoloso attacco generalizzato contro la psichiatria e la psicologia, un’assessore provinciale ci aveva risposto che “la concessione del patrocinio da parte di un ente pubblico non significa condividere la causa del proponente dell’iniziativa”. Come dicevamo nell’articolo scritto su tale vicenda, la risposta, pur suonando “comunque come una salutare presa di distanze”, non era “un’affermazione in sé […] molto convincente” (**).

(*) “Mah” è una rivista trimestrale che ha l’obiettivo di promuovere lo spirito critico, presentando articoli e recensioni (gli ultimi numeri sono interamente dedicati a recensioni). La rivista (che è poi un foglio A3 piegato a metà) è distribuita gratuitamente nelle nostre biblioteche e in alcune altre che ce lo hanno chiesto ed è completamente consultabile online: http://bibliotopia.altervista.org/pubblicazioni/mah.htm
(**) Psichiatria, psicologia, Scientology, a cura della redazione, “Mah”, n.15, marzo 2009, pp.1-3: http://bibliotopia.altervista.org/pubblicazioni/mah/mah15psichiatria.htm

Negli ultimi mesi sono arrivati alla biblioteca dove lavoro tre volantini che presentavano pratiche riguardanti la salute. Due di essi sono stati mandati da altre biblioteche e si riferivano a serate presentate dai loro comuni. Il terzo era un programma di un’associazione che elencava diversi corsi, arrivato per posta. Ne ho poi trovati altri tre esposti in un’altra biblioteca, per un totale, dunque, di sei volantini, con sette pratiche da sottoporre a verifica.

L’esito della nostra indagine è desolante: per nessuna di esse sono state trovate prove di efficacia. Abbiamo anche scritto agli indirizzi di posta elettronica indicati sui volantini: in quattro casi non abbiamo avuto risposta e i due che hanno risposto non hanno saputo fornire prove valide. I risultati di questo lavoro di controllo sono stati esposti nella sezione “Mah” del forum di Bibliotopia. Li riprendo qui sotto. Cliccando sul nome della pratica, si passa all’intervento nel forum dove chi fosse interessato potrà trovare altre informazioni.

Salvo Di Grazia critica le pseudomedicine nel suo blog Medbunker e nel suo libro Salute e bugie, Milano : Chiarelettere, 2014.

Salvo Di Grazia critica le pseudomedicine nel suo blog Medbunker e nel suo libro Salute e bugie, Milano : Chiarelettere, 2014. Recensione del libro su “Mah” qui.

Rebirthing
Una delle due locandine giunte da altre biblioteche si riferiva ad un incontro sul rebirthing proposto da un comune. La locandina affermava che questa pratica “migliora la concentrazione e la prontezza dei riflessi; riduce lo stress e l’affaticamento; migliora la qualità del sonno; aiuta a combattere le cefalee; contrasta l’ipossia”. Non abbiamo però trovato alcuna prova scientifica a sostegno di questa affermazione e non ne sono emerse neppure dalle risposte e dai testi suggeriti dal relatore (uno dei due, va detto comunque a suo favore, che ha risposto alle nostre domande – o almeno ad alcune). Ci sono state anche modalità pericolose nella storia del rebirthing, nelle quali veniva simulata la nascita esercitando pressioni sul paziente dopo averlo avvolto in coperte: in un tragico caso, una bambina è morta soffocata. Il relatore ha precisato che la versione da lui proposta non usa questi metodi e si basa solo sulla respirazione.

Tuina
L’altra locandina giunta da un’altra biblioteca pubblicizzava un incontro promosso dal relativo comune sul massaggio tuina per i bambini. Nella locandina si affermava che tale massaggio “può risolvere con rapidità in qualsiasi momento e luogo i disturbi più comuni dell’infanzia come: Febbre, Pianto notturno, Iperattività, Scatti d’ira, Rinite allergica, Asma, Tosse, Catarro, Patologie dermatologiche, Inappetenza, Stanchezza, Facilità ad ammalarsi, Coliche gassose, Stipsi, Vomito, Diarrea”. Ci sono prove che in questi casi il massaggio tuina sia efficace? Come scrivevamo nel forum, “Osservando gli articoli sul tuina indicizzati dal noto database medico PubMed si nota che gli studi clinici che mostrerebbero effetti positivi del tuina non sono molti e sono pochissimi quelli non legati alla Cina. Se qualcosa funziona, ovviamente, ci si dovrebbe aspettare di trovare un numero maggiore di studi con esiti positivi e di trovarli ovunque e non, come in sostanza avviene, in un solo paese. In caso contrario è inevitabile il dubbio che i presunti risultati positivi siano il frutto di publication bias più che della reale efficacia della terapia”.

Omeopatia
Nel programma dei corsi di un’associazione svizzera, inviatoci per posta, ce n’era uno con il titolo “Prevenire e curare le malattie dei bambini”, tenuto da una persona presentata come “omeopata e infermiera pediatrica”. Nella presentazione del corso si fa riferimento anche a “rimedi naturali e omeopatia” per disturbi quali febbre, tosse, raffreddore, mal d’orecchie. Per quanto abbia una notevole popolarità, l’omeopatia non ha alcuna efficacia e non supera i risultati del placebo, come ha messo in luce la nota revisione sistematica di Aijing Shang et al.. Il corso si riferisce in particolare all’uso di rimedi omeopatici per i bambini. A ciò appositamente è stata dedicata una revisione sistematica del 2007 con il medesimo esito: i rimedi omeopatici sono solo placebo.

Reiki
Un altro corso presente nel programma è quello di reiki. Anche in questo caso una revisione sistematica degli studi clinici ha mostrato che si tratta di una pratica inefficace.

Fiori di Bach
Uno dei volantini trovati in un’altra biblioteca proponeva “danze dei fiori di Bach”. Come abbiamo scritto nel forum: “Se chi inventa una danza associa dei movimenti a un certo fiore, non ha ovviamente bisogno di dare una dimostrazione scientifica. Si tratta di un’espressione artistica e non di un trattato di botanica. Diverso è però il caso in cui si parli dell’efficacia di un preparato come i fiori di Bach: la validità clinica di un prodotto è questione che ricade nel campo scientifico e, quindi, richiede delle prove.” Nonostante l’insegnante di queste danze si sia detta convinta dell’efficacia dei fiori di Bach (a suo merito va comunque detto che è stata una delle uniche due persone a risponderci), una revisione sistematica degli studi clinici su questi rimedi ha mostrato che non hanno un effetto maggiore del placebo.

Un altro libro di seria divulgazione medica: Ben Goldacre, La cattiva scienza, Milano : B. Mondadori, 2013 (1a ed. it.: 2009). Recensione su "Mah" qui.

Un altro libro di seria divulgazione medica: Ben Goldacre, La cattiva scienza, Milano : B. Mondadori, 2013 (1a ed. it.: 2009). Recensione su “Mah” qui.

Aura soma
In un altro dei volantini trovati, oltre ai già citati reiki e fiori di Bach (e altra pseudoscienza come il channeling e la regressione a vite precedenti), si proponeva l’aura soma come una tecnica di “guarigione attraverso i colori”. Non risulta però alcuna prova di efficacia a favore di questa pratica (nel forum le varie affermazioni fatte in questo volantino sono state raccolte in un commento nella discussione sul reiki).

Nuova medicina germanica
Il terzo dei volantini trovati in un’altra biblioteca pubblicizzava una conferenza sulle “cinque leggi biologiche” di Ryke Hamer, ideatore della Nuova medicina germanica. Si tratta senza dubbio del caso più inquietante tra quelli trovati nella nostra indagine. Le affermazioni di Hamer (provato dell’abilitazione alla professione medica e condannato in tribunale) sulla genesi e sulla cura dei tumori sono prive di fondamento scientifico. Seguire le sue indicazioni rappresenta un serio pericolo per i pazienti. Il giornalista Ilario D’Amato, che ha svolto un’inchiesta approfondita su Hamer e la Nuova medicina germanica, ha stimato in almeno 140 il numero delle persone morte per aver seguito questa falsa cura.

Mentre era in corso questa nostra indagine, alle nostre biblioteche è arrivata via posta elettronica una newsletter di un’erboristeria nella quale venivano proposti diversi preparati. Tra questi c’erano i sali di Schüssler, che sono il risultato delle diluizioni di alcuni sali in lattosio. Le diluizioni sono così spinte che in sostanza che più che di sali si dovrebbe parlare semplicemente di pillole di lattosio. Non esiste alcuna prova della loro efficacia. Tra le proposte c’era anche la tisana Essiac alla quale è stata attribuita addirittura un’azione antitumorale. Tanto per cambiare, non esiste nessuna prova valida dell’efficacia di tale tisana per i tumori o per una qualunque altra patologia. Abbiamo quindi scritto alla mittente della newsletter per chiedere se poteva fornirci qualche prova scientifica dell’efficacia di tali preparati. Abbiamo ricevuto risposte cortesi, ma non è emersa nessuna prova e anzi nella discussione sono saltati fuori persino i nomi di Harry Hoxsey e di Hulda Clark, diventati famosi per presunte cure antitumorali rivelatesi del tutto prive di efficacia (anche per questi rimedi, abbiamo fatto un resoconto nel forum: chi fosse interessato, può vederlo cliccando sui nomi dei due preparati in questione).

Concludo con una nota positiva. Mi fa piacere ricordare che, nel maggio del 2013, avevo organizzato per la biblioteca di Moltrasio un incontro con Mauro Tettamanti, ricercatore dell’Istituto Mario Negri, che aveva spiegato il percorso del farmaco e aveva illustrato dal punto di vista scientifico il caso Stamina, mostrando come mancassero le necessarie prove di sicurezza e di efficacia. Chi fosse interessato a leggere il testo di questa sua ottima conferenza, dal titolo Scelte razionali nelle terapie, lo può trovare qui.