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Meduse e ultracorpi

Le meduse hanno un ruolo da protagoniste nel romanzo di Giuseppe Conte Il male veniva dal mare (Milano : Longanesi, 2013) e compaiono, non a caso, sulla sovraccoperta del libro (le immagini sono tratte dall’ottava tavola della Kunstformen der Natur di Ernst Haeckel) (*). Il libro è ambientato a Nizza nel terzo del decennio del XXI secolo, ricco di meduse, ma senza balene (“balene da salvare non ce n’è più una sul pianeta” – p.101). Una gigantesca nave da crociera approda nella Baia degli Angeli, circondata da strane meduse luminose. Sulla spiaggia vengono trovati, una dopo l’altra, i cadaveri sfigurati di due ragazze. Gli esami su una delle ragazze rivelano la presenza di un veleno simile a quello della cubomedusa Chironex fleckeri e, anche se poi i conti non tornano sotto altri aspetti, la morte delle due sventurate è attribuita alle meduse di specie sconosciuta giunte nella baia.

(*) Il libro di Haeckel stato digitalizzato e messo a disposizione degli interessati qui:
http://caliban.mpiz-koeln.mpg.de/haeckel/kunstformen/Haeckel_Kunstformen.pdf

Meduse

Nelle pagine del libro sono nominate diverse specie di meduse. In un flashback, il “cattivo” del libro dice ai suoi marinai che le meduse di Nomura (Nemopilema nomurai) sono “capaci di rovesciare un peschereccio, come hanno fatto nel mar del Giappone, un peschereccio capovolto da una rete con dentro decine di Nomura” (p.76). Si tratta di una notizia di cronaca del 2009 (*), anche se ovviamente l’incidente è dovuto alla stazza di queste meduse, che possono pesare fino a 200 chili, e non a una volontà delle meduse di capovolgere l’imbarcazione.

(*) Julian Ryall, Japanese fishing trawler sunk by giant jellyfish, “Daily Telegraph”, 2 novembre 2009, http://www.telegraph.co.uk/earth/6483758/Japanese-fishing-trawler-sunk-by-giant-jellyfish.html
Giappone, la rivincita delle meduse: con il loro peso affondano peschereccio, “Corriere della Sera”, 3 novembre 2009, http://www.corriere.it/animali/09_novembre_03/meduse-affondano-peschereccio-giappone_a6997506-c855-11de-b35b-00144f02aabc.shtml

Un marinaio gli risponde che la pericolosità delle diverse specie di meduse non è proporzionale alle dimensioni e che meduse molto piccole possono causare conseguenze più gravi di altre molto più grosse, il che è vero. Cita quindi come esempio “le Irukandji” delle quali dice, con esagerazione, che “sono le più mortali al mondo” (p.76 – in effetti più avanti, a p.392, il titolo di meduse “più micidiali al mondo” viene assegnato invece alle Chironex fleckeri, di cui diremo qualcosa più sotto). Sono chiamate Irukandji le meduse le cui punture causano una serie di sintomi (tra cui dolori alla schiena, crampi, sudorazione, vomito, ipertensione, edema polmonare e cerebrale) che nel 1952 fu descritta dal medico e naturalista australiano Hugo Flecker (1884-1957) con il nome di “Irukandji syndrome” (dal nome di una popolazione della zona). Allora non erano ancora conosciute le meduse che ne erano causa. Una dozzina di anni dopo, Jack Barnes riuscì a catturare nella zona di mare interessata dal fenomeno una medusa ancora ignota alla zoologia e, per verificare se poteva essere la responsabile della sindrome, ebbe l’idea un po’ temeraria di sperimentare su di sé, sul figlio e su un amico le punture della bestiola, confermando l’ipotesi (e finendo in ospedale) (*). La medusa fu poi descritta da Ronald V. Southcott (**) con il nome Carukia barnesi (Carukia è un nome creato unendo Carybdeidae, il nome della famiglia cui appartiene la medusa descritta, e Irukandji; barnesi è ovviamente un omaggio a Jack Barnes). In seguito si è scoperto che la C. barnesi non era l’unica medusa a provocare la sindrome Irukandji (***).

(*) Peter J. Fenner, Simone L. Harrison, Irukandji and Chironex fleckeri jellyfish envenomation in tropical Australia, “Wilderness and Environmental Medicine”, 11 (2000), pp.233-240 (in pdf qui: http://www.researchgate.net/publication/12130705_Irukandji_and_Chironex_fleckeri_jellyfish_envenomation_in_tropical_Australia/file/d912f510f3a0dcf425.pdf);
Venomous and poisonous marine animals : a medical and biological handbook, medical editors: John A. Williamson, Peter J. Fenner, Joseph W. Burnett; biology editor, Jacqueline F. Rifkin, Sydney : University of New South Wales Press – Fortitude Valley : Surf Life Saving Queensland, 1996, pp.43-46 (parzialmente consultabile in Google Books: http://books.google.it/books?id=YsZ3GryFIzEC).
Un resoconto in italiano della vicenda è in Mauro Cella, Irukandji: quando la criptozoologia incontra la medicina, Criptozoo.com, 20 aprile 2013: http://www.criptozoo.com/it/news/curiosita/item/242-irukandji-quando-la-criptozoologia-incontra-la-medicina.
(**) R. V. Southcott, Revision of some Carybdeidae (Scuphozoa : Cubomedusae) including a description of the jellyfish responsible for the ‘Irukandji syndrome’, “Australian Journal of Zoology”, 15 : 3 (1967), pp.651-671; abstract qui: http://www.publish.csiro.au/paper/ZO9670651.
(***) James Tibballs, Ran Li, Heath A. Tibballs, Lisa-Ann Gershwine, Ken D. Winkel, Australian carybdeid jellyfish causing “Irukandji syndrome”, “Toxicon”, 59 (2012), pp.617-625 (pdf qui: http://www.researchgate.net/publication/221857744_Australian_carybdeid_jellyfish_causing_Irukandji_syndrome/file/9fcfd500dff7f26276.pdf).

Un’altra medusa descritta da Ronald Southcott è la Chironex fleckeri già citata più sopra. Nel romanzo si legge:

“sulle coste dell’Australia […] sessantacinque casi di morte in mare vicino alla riva rimasero misteriosi sino al 1955, quando la scienza scoprì che le responsabili erano le Chironex fleckeri […]. Da allora, grazie alla scienza, non si registravano più decessi in quelle acque.” (p.98)

Nel 1955, dopo un attacco letale, Flecker fece ispezionare le acque per individuare la causa. Fu catturata una medusa che fu mandata a Southcott perché la esaminasse. Lo studioso si avvide che era una specie ancora sconosciuta alla zoologia e la descrisse con il nome di Chironex fleckeri. Il nome di specie fleckeri era una dedica a Flecker (*). Quello del 1955 non è stato purtroppo l’ultimo caso di morte causata da punture di questa medusa. Un documento del 2012 del Centre for Disease Control del Northern Territory indica come ultimo caso di morte provocata da una C. fleckeri nelle acque del loro territorio federale quello di un bambino di sei anni nel novembre del 2007 (**).

(*) R. V. Southcott, Studies on Australian Cubomedusae, Including a New Genus and Species Apparently Harmful to Man, “Australian Journal of Marine and Freshwater Research”, 7 : 2 (1956), pp.254-280; abstract qui: http://www.publish.csiro.au/paper/MF9560254.
(**) Il documento del Centre for Disease Control è consultabile qui in pdf: http://www.health.nt.gov.au/library/scripts/objectifyMedia.aspx?file=pdf/26/02.pdf&siteID=1&str_title=Box%20Jellyfish.pdf.
In un articolo su questo caso si riferisce che, prima di questa, l’ultima morte (di una bambina di tre anni) per tale causa risaliva al 1996 (Rebekah Cavanaugh, Box jellyfish kills boy, 6, NT News.com.au, 13 novembre 2007, http://dev.video.ntnews.com.au/article/2007/11/13/2583_ntnews.html).
In una scheda (http://www.marine-medic.com.au/pages/medical/chironex.asp) sulla C. fleckeri sul sito marine-medic.com, curato da un esperto in materia, Peter Fenner, si cita un caso risalente al dicembre del 1999 a Cairns, nel Queensland.

 Ultracorpi

ATTENZIONE. Questa sezione rivela alcuni punti centrali nella trama del libro. Se non l’avete letto e volete leggerlo senza che vi sia anticipato quel che succede, interrompete qui la lettura e riprendete (se volete) dopo aver terminato il romanzo.

Le meduse che hanno un ruolo di primo piano nel romanzo di Conte, però, non sono semplici specie del noto animale marine. Sono creature extraterrestri giunte sulla Terra.

“Le meduse Gorgo erano venute da un pianeta lontanissimo. Con il loro corpo composto quasi esclusivamente di acqua, indistinguibile dall’acqua, avevano migrato nel volo di una nube di pulviscolo umido, di gocce e ghiaccio, verso il pianeta chiamato più tardi Terra dagli umani, piovendovi dopo aver attraversato le galassie.” (p.265)

Sono esseri razionali e possono comunicare tra loro e inviare messaggi anche agli umani con una sorta di telepatia. Nella loro forma di medusa, sono legate all’acqua, ma trovano il modo di conquistare la terraferma prendendo possesso di corpi umani. La prima a venire conquistata dalle meduse è Asal Fortini, uno dei personaggi principali del libro. Asal entra in acqua e la medusa le si avvicina. Dopo un forte dolore, la ragazza sente che “qualcosa era ormai dentro di lei, […] dilagava in tutto il suo corpo e vi si adattava” (pp.244-245). La stessa sorte subiranno due amiche di Asal (p.247) e poi anche una terza (lo si capisce a p.413).

Asal sente di “non essere più soltanto se stessa […] manteneva la memoria della sua vita di ragazza, ma si accorse subito che stava sbiadendo. […] Ora una voce diversa parlava in lei e la guidava. La istruiva. Quello che aveva perso in ricordi ed emotività, lo stava guadagnando in conoscenza” (pp.263-264). Quando Nyamé, innamorato di Asal, va a trovarla, la ragazza lo riconosce, ma è priva di calore umano. E’ “indifferente” (p.339), “gelida” (p.341). “Nella voce di lei non c’è un filo di emozione” (p.340). Le parole sull’amicizia sono per lei “considerazioni senza sostanza” (p.341).

Come Medusa nella mitologia classica, le ragazze parassitate dalle meduse sono letali e possono pietrificare le persone. Così le meduse uccidono il perfido magnate Arcano (p.303), loro principale nemico in quanto la sua impresa, che dovrebbe smaltire sostanze inquinanti, in realtà se ne libera semplicemente rovesciandole in mare. Anche altri uomini vengono pietrificati. Anche se alla conclusione del romanzo ciò non è ancora avvenuto, da alcuni incisi inseriti qua e là sin dalle prime pagine, in cui si parla dell’umanità al passato (*), fanno pensare che in questo modo le meduse aliene riusciranno successivamente in tal modo a conquistare il mondo, eliminando la specie umana.

(*) Per esempio: “commissario allora tra gli umani era il titolo che spettava a un funzionario di polizia con responsabilità di comando” (p.18).

Jack Finney, L'invasione degli ultracorpi

La trama del libro di Conte, con le ragazze uguali nell’aspetto, ma prive di emozioni, nel contesto di un’invasione da parte di creature extraterrestri, ricorda quella del romanzo di Jack Finney The body snatchers (1955), tradotto in italiano con i titoli Gli invasati e L’invasione degli ultracorpi (*). Quest’ultimo è stato il titolo dell’edizione italiana del famoso film (in originale Invasion of the body snatchers, 1956) tratto dal libro, con la regia di Don Siegel.

(*) L’edizioni a cui si farà riferimento è: Jack Finney, L’invasione degli ultracorpi, traduzione di Stanis La Bruna, Milano : A. Mondadori, 2003.

Nel libro di Finney (e nel film di Siegel), gli organismi extraterrestri arrivano sulla Terra sotto forma di baccelli. In questi baccelli si forma una copia identica, “molecola per molecola” (p.172), delle persone delle quali prendono il posto. Le copie acquisiscono anche i ricordi degli “originali”, che vengono eliminati, ma non le emozioni. Come dice un personaggio del libro, Wilma, parlando della copia dello zio Ira: “chiunque sia, ho la sensazione, anzi la certezza direi, che parli automaticamente. Che i fatti presenti nella memoria di Ira si trovino nella sua in ogni particolare, ma senza emozioni. Non c’è alcuna emozione, c’è la finzione dell’emozione” (p.28 – cfr il film, al minuto 11: “non c’è emozione”). A differenza di quella delle meduse di Conte, però, l’invasione dei baccelli fallisce. I protagonisti riescono a dar fuoco ai baccelli fatti sviluppare in una fattoria. Non tutti vengono distrutti, ma i superstiti si alzano in volo e lasciano il nostro pianeta (pp.205-208).

Ci sono altri tre film ispirati, più o meno liberamente, al romanzo di Finney e al film di Siegel: Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the body snatchers, con la regia di Philip Kaufman, 1978), Ultracorpi : l’invasione continua (Body snatchers, di Abel Ferrara, 1993) e Invasion (The invasion, di Oliver Hirschbiegel, 2007).

In un’edizione in dvd di quest’ultima versione, al film è aggiunto un documentario di circa 19 minuti dal titolo We’ve never snatched before (2008), nel quale, verso la fine (minuti 15-17), si parla del “morbo di Morgellons”, presentato come una patologia misteriosa che causerebbe sintomi simili a quelli del diabete e lesioni cutanee dalle quali uscirebbero filamenti di vari colori. Ho riferito usando il condizionale perché, in realtà, tale “morbo” appartiene al regno della fantasia quanto gli ultracorpi. La patologia cui possono essere ricondotti i casi in cui compaiono tali sintomi è piuttosto analoga a una parassitosi illusoria. Il soggetto crede di avere qualcosa che non va e comincia a grattarsi e, insistendo, finisce per procurarsi da sé le lesioni cutanee che vengono attribuite all’azione del presunto morbo. Nelle escoriazioni così prodotte può facilmente finire un filo di un maglione o altro indumento: dunque non è affatto un mistero inspiegabile la presenza di fibre colorate (*).

(*) Per un’analisi seria del presunto morbo, si può leggere l’articolo di Salvo Di Grazia, Morgellons: psicosi da 300 anni, blog “MedBunker”, 18 marzo 2009: http://medbunker.blogspot.it/2009/03/morgellons-psicosi-da-300-anni.html.

Altri romanzi con meduse

Sergio Rossi – Toni Polo, Medusa, Milano : Sperling & Kupfer, 2008 (ed. orig.: 2007)

rossi-polo-medusaNel 2012 (un futuro vicino quando è stato pubblicato il libro, nel 2007) i mari del mondo sono invasi da piccole meduse (“diametro fra i cinque e i trenta millimetri” – p.12) descritte nel romanzo con il nome di Gillaia inexpectata. La presenza della massa gelatinosa (e urticante) delle bestiole abbatte il turismo e la voracità delle meduse, che si nutrono delle larve dei pesci, colpisce la pesca. D’altra parte, proprio la pesca indiscriminata ha favorito la diffusione delle G. inexpectata, specie che viveva nei fondali ed è stata portata dalle reti a strascico in superficie, dove ha potuto prosperare anche perché l’eccessiva pesca ha ridotto fortemente di numero i suoi potenziali predatori. Una spedizione di scienziati va a indagare sulle meduse, sfidando anche la furia degli elementi e la concorrenza sleale di uno spregiudicato studioso avversario fautore di una spettacolarizzazione della scienza che va a discapito della seria ricerca.

Francesco Gungui, Achille e la fuga dal mondo blu, Milano : A. Mondadori, 2008

gungui-mondo-bluNel secondo libro delle avventure di Achille, Clara e Federico nei mondi paralleli, i tre amici protagonisti di questi libri per ragazzi si ritrovano in un pianeta in cui le acque hanno invaso gran parte della terraferma, dominato da una dittatura che ha a capo uno squalo. Gli uomini, avvolti in tute che permettono loro di respirare sott’acqua, sono in stato di servitù. La repressione di qualunque forma di ribellione è affidata a un corpo poliziesco composto da meduse. Anche al loro interno, però, c’è chi non approva l’autoritarismo: la medusa Franz in segreto aiuta chi si impegna per la libertà.