Biblioteche e libri sulle vaccinazioni

rappuoli-vozzaCosa può trovare chi cerca informazioni sulle vaccinazioni nei libri di una biblioteca?

Una ricerca nel campo del soggetto nel catalogo della rete delle biblioteche della provincia di Como con i termini “vaccini” e “vaccinazione” mostra una serie di titoli. Uno di questi (Vittorio Agnoletto – Carlo Gnetti, Aids : lo scandalo del vaccino italiano, Milano : Feltrinelli, 2012) tratta non di vaccini introdotti in uso, ma di una controversa prospettiva di realizzazione di un vaccino per l’Aids, e non rientra quindi nell’ambito di questo articolo.

Inserendo i termini sopra indicati, al singolare e al plurale, nella casella della “ricerca semplice” (ovvero le parole vengono cercate in ogni campo), risulta qualche titolo in più. Tolti i casi di semplice rumore (Vaccino come cognome e l’aggettivo “vaccino”, riferito al latte, nel sottotitolo), si tratta di libri nei quali vaccini e vaccinazione sono solo uno degli argomenti trattati (e per questo non hanno ricevuto un soggetto “vaccini” o “vaccinazione”), ma vengono citati nel titolo o sottotitolo (e quindi vengono trovati con la ricerca libera).

I titoli individuati con queste ricerche possono essere suddivisi in due gruppi. Da una parte ci sono libri che danno informazioni fondate sulle conoscenze scientifiche (incluse le ricerche storiche) e riferiscono le prassi adottate su tali basi: saranno indicati come “libri scientifici”. Dall’altra parte ci sono testi nei quali l’avversione degli autori verso le vaccinazioni prevale sull’aspetto scientifico: saranno chiamati “libri antivaccinisti” (*).

(*) I dati cui si fa riferimento per questo articolo sono aggiornati al 31 dicembre 2015. Non comprendono quindi due validi libri, da includere nel gruppo dei libri scientifici, usciti nel 2016 che meritano però di essere segnalati in questa nota: Alberto Mantovani, con Monica Florianello, Immunità e vaccini : perché è giusto proteggere la nostra salute e quella dei nostri figli (Milano : A. Mondadori, 2016) e Andrea Grignolio, Chi ha paura dei vaccini?, Torino : Codice, 2016.

Libri scientifici
lavecchia
Dalla ricerca nel campo dei soggetti sono usciti alcuni titoli che offrono informazioni con metodo scientifico.

Tre di questi libri sono strutturati come guide per reperire in modo semplice informazioni pratiche (p.e. come è fatto il vaccino, a che età viene somministrato, quali sono le possibili reazioni avverse):

  • Chiara Azzari, Massimo Resti, Alberto Vierucci, Vaccini : domande e risposte, Roma : NIS, 1996
  • Vaccinazioni : quando: calendario, come: linee guida, Firenze : Regione Toscana, 2000
  • Antonio Lavecchia, Guida a vaccini e vaccinazioni : tutto quello che vorreste sapere, Milano : Tecniche Nuove, 2009

Sono tutti e tre libri ben fatti. Il lettore dovrà, però, tenere presente la data di pubblicazione: alcune informazioni, pur corrette al momento in cui è stato scritto il testo, potrebbero risultare superate. Per esempio quando è stato l’opuscolo del 2000 il calendario vaccinale italiano prevedeva (come riferito a p.7), contro la poliomielite, dapprima due vaccinazioni con il vaccino intramuscolare con agente patogeno inattivato (IPV, noto anche come vaccino Salk) e, in seguito, due con il vaccino orale con agente patogeno attenuato (OPV, noto anche come vaccino Sabin). Nel 2002 l’IPV ha sostituito del tutto l’OPV (cfr Lavecchia 2009, p.73).

A chi sia interessato a come vengono prodotti i vaccini si può certamente consigliare la lettura di I vaccini dell’era globale di Rino Rappuoli e Lisa Vozza (Bologna : Zanichelli, 2009), un testo che tratta l’argomento in modo approfondito mantenendo comunque l’esposizione chiara anche per chi non ha particolari conoscenze nel campo.

Per chi voglia conoscere la storia dei vaccini e del loro uso c’è il libro Il favoloso innesto : storia sociale della vaccinazione (Roma – Bari : Laterza, 1995) di Baroukh M. Assael.

bissNel recente Vaccini, virus e altre immunità : una riflessione sul contagio (Milano : Ponte alle Grazie, 2015), l’autrice, Eula Biss, discute l’argomento legandolo alla sua esperienza di madre. Parla dei timori che i genitori possono avere, anche a causa della propaganda antivaccinista, mostrando che, informandosi in modo serio, si arriva alla conclusione che fare le vaccinazioni pediatriche è la scelta corretta per proteggere i figli – i propri e quelli altrui (*).

(*) Si può leggere una recensione del libro di Eula Biss nel numero 43 (marzo 2016) di “Mah”.

Esami, farmaci, vaccini : il medico risponde (Milano : Fondazione Umberto Veronesi – Corriere della Sera, 2006), decimo volume dell’opera Salute, ha, come dice il titolo, una parte, ben fatta, sui vaccini (pp.415-511), curata da Giovanni Gallo e Rosanna Mel e costituita da una presentazione dell’argomento e da informazioni presentate come domande e risposte.

Rivolti ai ragazzi sono i volumetti sui vaccini della collana “Esplorando il corpo umano” (pubblicata da De Agostini). Nella serie distribuita in Italia nel 1997 è il volume numero 24, con titolo I vaccini, e in quella successiva, del 2006, è il numero 41 con titolo La vaccinazione, che riprende in parte i testi dell’edizione precedente. I testi sono validi ed espressi in modo adatto ai giovani lettori.

Virus, microbi e vaccini di Clara Frontali (Firenze – Trieste : Editoriale Scienza, 2012) è un altro bel testo per ragazzi (che, peraltro, può essere interessante anche per lettori con qualche anno in più).

La ricerca libera porta ad alcuni altri titoli. Tre di questi sono libri divulgativi di pediatria che comprendono una trattazione più o meno ampia del tema delle vaccinazioni. I controlli medici : le visite mediche, vaccinazioni, la salute dentale (Novara : De Agostini, 1996 – quarto volume di Nostro figlio) ha alcune pagine (pp.17-28) sulle vaccinazioni. Come si diceva sopra, è bene tenere presente la data del libro (l’edizione originale è del 1994) e quindi la possibilità che alcune informazioni siano superate (per stare all’esempio fatto sopra, nel libro come vaccino per la poliomielite è indicato il Sabin). Il discorso sulle date vale a maggior ragione per Il pediatra in casa, a cura di Alda Piola (Milano : Rizzoli, 1977), che ha sull’argomento solo un paio di pagine (pp.199-201) in cui si parla soprattutto della vaccinazione antivaiolosa, di cui già allora era stato sospeso l’obbligo e che è stata poco dopo cancellata in seguito alla completa eradicazione del vaiolo a livello mondiale (un evidente e straordinario successo della vaccinazione).
Più recente è il libro di Italo Farnetani, I bambini guariscono sempre : dai piccoli disturbi alle malattie, dai farmaci alle vaccinazioni : la guida completa per curare al meglio i vostri figli (Milano : A. Mondadori, 2006), che dedica alle vaccinazioni una decina di pagine (pp.83-93) che danno informazioni valide in modo chiaro. Può essere, però, utile una correzione a proposito del testo del riquadro a p.86 nel quale, alla domanda “che cosa succede se un bambino non fa le vaccinazioni previste dalla legge?”, si risponde: “ai compagni di gioco, di asilo, e a chi sta intorno, se sono stati vaccinati, nulla […]. Il problema è per [il] bambino che non ha eseguito le vaccinazioni di legge, perché non ha protezione”. Questa risposta, però, presuppone che l’efficacia delle vaccinazioni sia del 100%. Purtroppo non è così e ci sono soggetti sui quali il vaccino non ha l’effetto desiderato e possono prendere la malattia, anche se magari in forma meno violenta. Questo non diminuisce l’importanza delle vaccinazioni raccomandate. Anzi, è un motivo in più per non trascurarle, dato che un’alta copertura vaccinale protegge, tramite l’immunità di gregge, anche chi non è protetto direttamente dal vaccino. Come osserva Eula Biss (2015, p.27): “una persona vaccinata che vive in una comunità in gran parte non vaccinata ha maggiori possibilità di contrarre il morbillo rispetto a una persona non vaccinata che vive in una comunità per lo più vaccinata”.

Alcune pagine (pp.72-94) di Marco Malvaldi e Roberto Vacca, La pillola del giorno prima : vaccini, epidemie, catastrofi, paure e verità (Massa : Transeuropa, 2012), sono dedicate all’influenza e all’uso della vaccinazione per prevenirla.

Ci sono due titoli di medicina del viaggio: Viaggi internazionali e salute, Rimini : Centro collaboratore OMS per la medicina del turismo, 1999, e Alfonso V. Anania, Il medico da viaggio, Vicchio di Mugello : Polaris, 2011.

Il fantastico laboratorio del dottor Weigl : come due scienziati trovarono un vaccino contro il tifo e sabotarono il Terzo Reich (Torino : Bollati Boringhieri, 2015), di Arthur Allen, ricostruisce la storia della ricerca di un vaccino contro il tifo esantematico ai tempi del nazismo, con particolare riferimento a due studiosi polacchi, Rudolf Weigl e Ludwik Fleck.

Aggiungiamo due titoli che possono essere utili in tema di vaccinazioni, ma avendo argomento (e quindi soggetto nel catalogo) più ampio e non contenendo nel titolo o nei suoi complementi le parole “vaccino” o “vaccinazione”, non compaiono in una ricerca fatta con tali termini: Ben Goldacre, La cattiva scienza (Milano : B. Mondadori, 2013 – 1. ed.: 2009) e Salvo Di Grazia, Salute e bugie (Milano : Chiarelettere, 2014). Entrambi dedicano alcune pagine del libro (Goldacre 2013, pp.237-279; Di Grazia 2014, pp.70-78) a smentire la leggenda antivaccinista secondo la quale i vaccini, e in particolare il vaccino trivalente MPR (morbillo, parotite, rosolia – conosciuto anche con l’acronimo inglese MMR), causerebbero l’autismo (*).

(*) Di Grazia parla anche del vaccino anti-papillomavirus, definendolo “un’ottima scoperta, un’eccellente protezione contro il virus di cui non sono evidenti particolari effetti collaterali” (p.69), ma avanzando i suoi dubbi sull’opportunità di una vaccinazione a tappeto ed esprimendo la sua convinzione che di norma siano da privilegiare, in questo caso, altre forme di prevenzione (pp.63-69). Altri autori hanno opinioni diverse e lo stesso Di Grazia scrive infatti nel suo libro (p.69): “il dibattito nella comunità scientifica è ancora aperto”. In seguito l’autore ha scritto: “Alla luce delle novità sull’argomento (aumento dei ceppi coperti, uscita di studi sull’efficacia, efficienza, protezione, non cambiamento delle abitudini sessuali ed altro) ho parzialmente cambiato la mia opinione che comunque resta sempre abbastanza cauta nell’uso a tappeto del vaccino anti-HPV. […] Non sono “contro” la vaccinazione, che ritengo utile, sicura ed efficace ma non sono per niente convinto della validità della vaccinazione di massa” (post visibile qui).

E’ bene ribadire che la differenza tra i libri che abbiamo incluso in questo gruppo e quelli “antivaccinisti”, di cui si dirà tra poco, non è semplicemente nell’essere pro o contro i vaccini. I libri scientifici non sono a priori a favore delle vaccinazioni, ma offrono una valutazione a posteriori, basata sui dati, che per alcuni vaccini sarà certamente a favore dell’uso, ma che non necessariamente porterà in ogni caso alla medesima conclusione. Per esempio, il libro di Lavecchia riporta l’opinione condivisa dalla comunità scientifica scrivendo che il vaccino contro il colera “presenta un’efficacia ridotta” e ricorda anche che la vaccinazione “non è più raccomandata dall’OMS a chi si reca in zone endemiche” (Lavecchia 2009, p.147). Altri vaccini, come quello contro la febbre gialla (cfr p.e. Lavecchia 2009, pp.140-143; Esami, farmaci, vaccini 2006, p.499; Viaggi internazionali e salute 1999, pp.10-11; Anania 2011, pp.78-79), possono essere raccomandati per chi vive in determinate zone o vi si reca in viaggio, ma non al di fuori di tali aree.

Nonostante le roboanti affermazioni della propaganda antivaccinista, è comunque un dato scientifico innegabile che, come ricordano i libri citati in questo primo gruppo, le vaccinazioni sono un mezzo fondamentale per combattere malattie quali poliomielite, tetano, difterite, morbillo, pertosse, rosolia, parotite, epatite B. Negare la validità e l’importanza delle vaccinazioni è una posizione del tutto priva di fondamento scientifico.

Libri antivaccinisti

Tra i libri trovati con la ricerca nel campo dei soggetti, nove titoli (considerando un solo titolo le due edizioni di Bambini super-vaccinati di Eugenio Serravalle) appartengono al gruppo dei “libri antivaccinisti”.

  • Lorenzo Acerra, Quando, come e perché ricorrere alle vaccinazioni : istruzioni per l’uso, Colognola ai Colli : Demetra, 2002
  • Raffaele Barisani, Decisiva ricerca sulla inutilità delle vaccinazioni obbligatorie antipolio e antidifterica; con un’appendice su tetano e antitetanica a cura di Valerio Pignatta, Diegaro di Cesena : Macro, 2001 (*)
  • Claudia Benatti – Franco Ambrosi – Carla Rosa, Vaccinazioni : tra scienza e propaganda : elementi critici di riflessione, Torino : Il leone verde, 2006
  • Roberto Gava, L’influenza suina A/H1N1 e i pericoli della vaccinazione antinfluenzale, Cesena : Macro, 2009
  • Roberto Gava – Eugenio Serravalle, Vaccinare contro il papillomavirus? : quello che dobbiamo sapere prima di decidere, Padova : Salus infirmorum, 2009
  • Valerio Pignatta, Vaccinazioni : perché? : l’indebolimento della salute e dell’eredità genetica umana, Diegaro di Cesena : Macro, 2001
  • Valerio Pignatta, Asma e vaccinazioni : l’impatto dell’immunizzazione sul sistema respiratorio, Diegaro di Cesena : Macro, 2002
  • Eugenio Serravalle, Tutto quello che occorre sapere prima di vaccinare il proprio bambino, Forlì : Sì, 2009
  • Eugenio Serravalle, Bambini super-vaccinati : saperne di più per una scelta responsabile, Torino : Il leone verde, 2009 (1. ed.), 2012 (2.ed. riveduta) (**)

Altri due titoli da inserire in questo gruppo sono stati offerti dalla ricerca libera:

  • Giuseppe De Matteis, Verità e bugie della medicina : tutto quello che non viene detto su osteoporosi, colesterolo, cancro, sclerosi multipla, Alzheimer, morbo di Crohn, allergie, vaccinazioni, autismo, malattie autoimmuni, ecc., Latina : Draw Up, 2012
  • Massimo Montanari, Autismo : nuove terapie per migliorare e guarire : ultime ricerche: i vaccini tra le cause della malattia, Diegaro di Cesena : Macro, 2002

Quest’ultimo è l’unico risultato della ricerca con le parole “vaccini” e “autismo”. Chi dunque, avendo sentito parlare della presunta correlazione tra le vaccinazioni pediatriche e l’autismo (in realtà una leggenda senza fondamento), facesse una ricerca (libera) nel catalogo con quei due termini, si vedrebbe indicato questo solo libro che dà per vero l’inesistente collegamento.

(*) Il libro è in realtà costituito dal testo di una consulenza tecnica d’ufficio prestata da Raffaele Barisani alla corte d’appello di Trieste nel 1995 per il caso di un bambino che non aveva ricevuto le vaccinazioni obbligatorie. E’ chiaro che una perizia non potrà mai essere una “decisiva ricerca”. In realtà, poi, il titolo è pure fuorviante perché il consulente, pur sconsigliandole nel caso specifico con la motivazione che il bambino in questione aveva superato i sei anni, non dice che le vaccinazioni antipolio e antidifterica sono inutili. Afferma, anzi, esplicitamente il contrario. Riguardo alla poliomielite, l’autore della consulenza dice che “Dopo l’introduzione della vaccinazione estensiva il decorso e l’incidenza della malattia in tutti i Paesi industrializzati è stato [sic] radicalmente modificato” (p.21). Sulla difterite, Barisani dice che “Il mezzo più efficace per combattere la difterite è quello preventivo, mediante vaccinazione, dopo l’introduzione della quale si è modificata la storia della malattia, essendo possibile affermare che nei paesi ove la percentuale supera il 70% la difterite è virtualmente scomparsa” (pp.15-16). Dunque, il testo smentisce il titolo dato al libro. Va anche notato che nella consulenza si dice che, invece, la vaccinazione antitetanica “costituisce utile misura di salvaguardia per la salute del minore” e dovrebbe quindi essere fatta (p.44). Curiosamente, in questo caso la casa editrice non ritiene decisiva la perizia e infatti viene aggiunta un’appendice in cui è scritto che “Macro Edizioni […] non condivide l’opinione del dott. Raffaele Barisani riguardo alla vaccinazione antitetanica” (p.48). In conclusione, il libro è un’operazione editoriale antivaccinista condotta in modo pasticciato.
(**) Nelle citazioni faremo riferimento alla seconda edizione di quest’ultimo libro. “Serravalle 2009” indicherà invece l’altro libro dell’autore elencato qui sopra.

Come si è detto, la definizione “antivaccinisti” non si riferisce semplicemente all’esprimere dubbi sull’efficacia di questo o quel vaccino o sull’opportunità di un loro utilizzo più o meno esteso, ma al fatto che in questi libri l’ostilità degli autori verso le vaccinazioni prevale sulla valutazione scientifica. Mentre i dati scientifici mostrano che per i vaccini raccomandati c’è un netto bilancio positivo tra benefici e rischi, gli antivaccinisti si sforzano di minimizzare i primi e di esagerare i secondi per far sembrare dannose le vaccinazioni.

I libri antivaccinisti presentano le loro affermazioni come se fossero suffragate da prove scientifiche. Possono anche avere un gran numero di riferimenti bibliografici, compresi studi pubblicati su riviste scientifiche di ottima reputazione. Facendo però qualche controllo, si rileva che i conti non tornano. Ci si imbatte, infatti, in casi in cui i dati sono presentati in modo inesatto o almeno fuorviante. Si nota quello che in gergo è chiamato cherry picking: vengono citati articoli che offrono una conclusione in sintonia con le proprie idee ignorandone altri, magari anche più numerosi e attendibili, che danno un esito diverso. Daremo qui sotto qualche esempio tratto dai testi qui sopra citati (*).

(*) Per altri esempi, si possono vedere il sito e il blog di Ulrike Schmidleithner che svolge un valido lavoro di analisi critica di affermazioni non corrette contenute nei libri antivaccinisti: http://www.vaccinfo.it/libri.htm.

Poliovirus visti al microscopio elettronico a trasmissione. Foto di F.P. Williams per la Environmental Protection Agency, da Wikimedia Commons.

Poliovirus visti al microscopio elettronico a trasmissione. Foto di F.P. Williams per la Environmental Protection Agency, da Wikimedia Commons.

Eugenio Serravalle (2012, p.122) scrive che in 17 casi di poliomielite in bambini di età inferiore ai sei anni nei territori di Repubblica Domenicana e Haiti tra il 2000 e il 2001 sei erano completamente vaccinati, sei non erano vaccinati e di cinque non era nota la situazione. L’articolo da lui citato nella relativa nota, però, dà dati diversi: su 20 persone colpite (di cui 17 sotto i sei anni), 14 non erano vaccinate e 6 erano vaccinate in modo inadeguato. L’articolo trae conclusioni opposte a quelle di Serravalle dicendo che “l’epidemia in corso ricorda in modo molto chiaro che anche le zone libere dalla poliomielite devono mantenere un’alta copertura del vaccino antipolio finché non si sarà raggiunta l’eradicazione globale” (*).

(*) Poliomyelitis, Dominican Republic and Haiti, “Weekly epidemiological record = Relevé épidémiologique hebdomadaire”, n.49, 8 dicembre 2000, pp.397-398, http://www.who.int/docstore/wer/pdf/2000/wer7549.pdf

Nel libro di Benatti, Ambrosi e Rosa (2006, p.50), parlando della vaccinazione contro l’Haemophilus influenzae di tipo b (Hib), si dice che uno studio mostra che “dapprima i casi sono scesi, poi, malgrado coperture pressoché totali, c’è stato un nuovo incremento e la maggior parte degli ammalati era rappresentato da bambini vaccinati” e che “si assiste spesso a un incremento della malattia subito dopo l’intensificazione della vaccinazione”. La formulazione della frase è ambigua. Dato che il testo la propone come una prova contro l’opportunità della vaccinazione, chi legge potrebbe pensare che, dopo l’introduzione della vaccinazione, il numero di casi abbia avuto un momentaneo calo, ma poi sia salito sopra il livello pre-vaccinazione. Non è però affatto così. I dati dell’articolo citato (*) dicono esplicitamente il contrario. Si riferisce, infatti, che nel 1991 i casi nel Regno Uniti erano stati 907, che in seguito alla vaccinazione si era scesi a 38 nel 1998 e che negli anni seguenti c’era stato un incremento: 144 nel 2001 e 266 nel 2002. I 266 casi del 2002, dunque, sono sì molti di più rispetto ai 38 del 1998, ma restano un numero notevolmente al di sotto dei 907 del 1991, anno precedente all’inizio della vaccinazione. Gli autori dell’articolo mostrano, dunque, preoccupazione per una diminuita efficacia della vaccinazione, ma non dicono che sia inutile e, anzi, i dati dell’articolo mostrano che il numero dei casi del 2002 resta comunque del 70% inferiore a quello dell’anno prima della vaccinazione.

(*) Belén Aracil, José Campos, Reciente incremento de los fallos vacunales por Haemophilus influenzae serotipo b, “Enfermedades Infecciosas y Microbiología Clínica”, Vol. 21. Núm. 07. Agosto 2003: http://www.elsevier.es/es-revista-enfermedades-infecciosas-microbiologia-clinica-28-articulo-reciente-incremento-los-fallos-vacunales-13050532

Serravalle (2012, p.79) scrive che nel periodo 1901-1910 in Inghilterra e Galles “i tassi di mortalità per vaiolo tra vaccinati e non vaccinati erano sovrapponibili” e presenta addirittura un grafico che dimostrerebbe questa sua affermazione. Se realmente i tassi di mortalità “erano sovrapponibili” si dovrebbe in effetti concludere che il vaccino contro il vaiolo, o almeno quello usato negli anni e luoghi indicati, era inefficace, ma le cose stanno davvero così? A dire il vero, neppure il grafico proposto dall’autore dice quanto egli afferma. Sulle ordinate è infatti scritto “Decessi”, e non “tasso dei decessi”. Anche nel sito da cui ha preso il grafico si parla di “number of deaths” e non di “death rate”. Ovviamente è ben diverso parlare di tassi di mortalità o di numero di morti. I tassi di mortalità non erano sovrapponibili. I dati provenienti da due diverse località (Londra e Glasgow) per anni tra il 1900 e il 1902, per esempio, danno per entrambe una mortalità intorno al 10% per i vaccinati e intorno al 50% e più per i non vaccinati (*). Dunque, i non vaccinati rischiavano cinque volte di più di morire per la malattia.

(*) S.L. Kotar, J.E. Gessler, Smallpox : a history, Jefferson : McFarland, 2013, p.308; Richard Lawton, W. Robert Lee, Population and Society in Western European Port Cities : c.1650-1939, Liverpool : Liverpool University Press, 2002, p.63.

Serravalle (2009, p.17) cita un articolo (*) secondo il quale eseguire la vaccinazione per difterite, pertosse e tetano in un tempo successivo a quello previsto dai calendari vaccinali ridurrebbe il rischio di asma per i bambini. Nella stessa annata della rivista è apparso però un altro studio (**) che non conferma tale risultato. Gli autori di questo secondo articolo segnalavano che c’era una “heterogeneity of published results on vaccinations and asthma” e che quindi “a single observational study must be treated with much caution”. Si può aggiungere che una revisione sistematica degli studi sull’argomento già disponibile quando Serravalle ha mandato in pubblicazione il suo libro giungeva alla conclusione che l’insieme degli studi osservazionali non era a favore dell’ipotesi che ci fosse una relazione, né positiva né negativa, tra i vaccini presi in esame, ovvero il vaccino BCG (contro la tubercolosi) e il vaccino antipertossico a cellule intere (oggi si usano vaccini acellulari), e l’asma (***).

(*) Kara L. McDonald et al., Delay in diphtheria, pertussis, tetanus vaccination is associated with a reduced risk of childhood asthma, “The journal of allergy and clinical immunology”, 121 : 3 (2008), pp.626-631, http://www.jacionline.org/article/S0091-6749(07)02379-2/fulltext
(**) Ben Daniel Spycher, Michael Silverman, Claudia Elisabeth Kuehni, Timing of routine vaccinations and the risk of childhood asthma, “The journal of allergy and clinical immunology”, 122 : 3 (2008), p.656, http://www.jacionline.org/article/S0091-6749(08)01311-0/fulltext
(***) Ran D. Balicer, Itamar Grotto, Marc Mimouni, Daniel Mimouni, Is childhood vaccination associated with asthma? A meta-analysis of observational studies, “Pediatrics”, 120 : 5 (2007), pp.1269-1277, http://pediatrics.aappublications.org/content/120/5/e1269.short
Anche un successivo studio svedese su un ampio campione non ha mostrato associazioni tra vaccinazione per la pertosse e presenza di asma a 15 anni di età: Hartmut Vogt et al., Pertussis Immunization in Infancy and Adolescent Asthma Medication, “Pediatrics”, 134 : 4 (2014), pp.721–728, http://pediatrics.aappublications.org/content/134/4/721

Un nome popolare nei testi antivaccinisti è quello di Andrew Wakefield, autore principale di un articolo che fu pubblicato su “The Lancet”, una delle più prestigiose riviste mediche, nel 1998 (*). L’articolo parlava di 12 casi in cui erano stati osservati problemi intestinali e del comportamento (in particolare disturbi dello spettro autistico) dicendo che si erano verificati dopo la somministrazione del vaccino trivalente (morbillo, parotite, rosolia). Wakefield sostenne che ciò suggeriva che era meglio somministrare i tre vaccini separatamente e per gli antivaccinisti l’articolo divenne addirittura la prova che il vaccino trivalente provoca l’autismo. In realtà, come ben spiega Ben Goldacre nel suo libro La cattiva scienza, una semplice “serie di casi” riguardante 12 soggetti non poteva in alcun caso essere considerata una prova: semmai poteva suggerire di approfondire l’argomento, ma di per sé non diceva “sostanzialmente nulla, né in un senso né nell’altro” (**). Studi fatti dopo la pubblicazione dell’articolo di Wakefield, tra i quali si può citare uno studio di coorte su oltre 500.000 bambini in Danimarca (***), hanno smentito la conclusione che tale articolo presentava (****). Citare quindi l’articolo di Wakefield come prova della presunta correlazione tra vaccino trivalente e autismo sarebbe già di per sé una forma estrema di cherry picking. C’è però di più. Il giornalista Brian Deer ha svolto un’indagine giungendo alla conclusione che Wakefield aveva manipolato i dati (*****). L’ordine dei medici britannico ha aperto un’inchiesta con la quale ha stabilito che Wakefield era colpevole di aver falsificato i dati e di avere prescritto esami invasivi non necessari ai bambini cui aveva fatto riferimento. Per questi motivi Wakefield nel 2010 è stato radiato dall’ordine dei medici (^). Il “Lancet” ha ritrattato l’articolo (^^).

(*) Andrew Wakefield et al., Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children, “The Lancet”, 351 (1998), pp.637-641, http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(97)11096-0/fulltext
(**) Ben Goldacre, La cattiva scienza, Milano : B. Mondadori, 2013, p.242.
(***) K. M. Madsen et al., A Population-Based Study of Measles, Mumps, and Rubella Vaccination and Autism, “The New England journal of medicine”, 347 (2002), pp.1477-1482, http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa021134
(****) In questa pagina si trova un elenco di oltre cento studi che dimostrano come la presunta correlazione tra vaccinazioni e autismo sia insussistente: http://justthevax.blogspot.it/2014/03/75-studies-that-show-no-link-between.html
(*****) Sul sito di Brian Deer si può partire dalla pagina Exposed: Andrew Wakefield and the MMR-autism fraud, http://briandeer.com/mmr/lancet-summary.htm
(^) La determinazione del General Medical Council può essere letta qui: http://briandeer.com/solved/gmc-wakefield-sentence.pdf
(^^) The editors of The Lancet, Retraction, “The Lancet”, 375 (2010), p.445, http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(10)60175-4/fulltext

Il testo di Benatti, Ambrosi e Rosa, facendo riferimento alla controversia su Wakefield in atto, dice che la comunità scientifica “ha dimostrato di non riuscire ad accettare un’ammissione “scomoda”, anche se documentata” (Benatti et al. 2006, p.138). In modo molto simile Serravalle scrive di una “comunità scientifica incapace di confrontarsi davanti ad evidenze che mettono in discussione il sapere tradizionale” (Serravalle 2009, p.87). Persino nella seconda edizione riveduta del suo libro Bambini super-vaccinati, pubblicata dopo la radiazione di Wakefield dall’ordine dei medici, la posizione di Serravalle resta favorevole all’ex medico e l’autore parla di un “accanimento contro il lavoro scientifico di Wakefield” (Serravalle 2012, p.272; sulla vicenda di Wakefield, v.a. Acerra 2002, pp.36, 51; De Matteis 2012, pp.126-127, 132-133).

In realtà non c’è nessuna preclusione della comunità scientifica verso articoli riguardanti reazioni avverse ai vaccini. Contributi di questo tipo sono anzi tenuti in gran conto al punto che persino una semplice serie di casi (vedi quanto detto sopra) come quella proposta da Wakefield è stata accettata per la pubblicazione su una rivista autorevole e altamente selettiva (attualmente il “Lancet” comunica che accetta circa il 5% degli articoli che le vengono proposti) (*). Se davvero ci fosse stata un’ostilità preconcetta, semplicemente la rivista avrebbe potuto non accettare l’articolo. In effetti, al contrario di quanto affermano gli antivaccinisti, la vicenda dell’articolo di Wakefield è semmai una prova che la comunità scientifica è molto attenta all’argomento.

(*) How the Lancet handles your paper, http://www.thelancet.com/lancet/information-for-authors/how-the-lancet-handles-your-paper

"Retracted": l'articolo di Wakefield sul sito della rivista "The Lancet".

“Retracted”: l’articolo di Wakefield sul sito della rivista “The Lancet”.

Secondo i libri antivaccinisti, la comunità scientifica avrebbe mostrato un “accanimento” contro Wakefield perché, qualora il suo articolo fosse ritenuto valido, si dovrebbe accettare come vera la correlazione tra vaccino trivalente e autismo. Anche questa, però, è un’affermazione infondata. Come si è detto, si tratta di una semplice descrizione di dodici casi che di per sé non dice molto e in seguito sono stati fatti studi che hanno preso in esame centinaia di migliaia di soggetti. Dunque, anche se si mettesse nel computo l’articolo di Wakefield con i suoi dodici casi, non cambierebbe proprio nulla.

Serravalle sostiene che esista “una relazione stretta tra autismo e mercurio” (2009, p.86; cfr 2012, p.273). Il riferimento è al thimerosal, un composto contenente mercurio che era usato – da anni non lo è più – come conservante nel vaccino trivalente MPR. Tre pagine dopo riporta una tabella con la quale vorrebbe dimostrare che con l’introduzione della vaccinazione MPR in Danimarca e negli Stati Uniti i casi di autismo sono aumentati in modo notevole (in realtà sono sicuramente aumentate le diagnosi, anche per l’estensione dei criteri di inclusione nei disturbi dello spettro autistico, ma questo non implica necessariamente che siano aumentati i casi). La tabella, però, contiene due righe relative alla presenza e alla quantità del thimerosal nei vaccini in uso nei due paesi considerati e riporta che, a differenza di quelli usati negli USA, quelli impiegati in Danimarca non contenevano thimerosal. Va aggiunto che in seguito anche negli Stati Uniti si sono usati vaccini senza thimerosal e il numero di diagnosi di disturbi dello spettro autistico non è, dopo ciò, diminuito. La “relazione stretta” di cui parla l’autore è stata in realtà ampiamente smentita dagli studi, come si è già detto sopra.

Serravalle cita un articolo pubblicato dalla Cochrane Collaboration (*) scrivendo che gli autori sostengono che “gli studi sulla sicurezza del vaccino MPR, eseguiti sia prima che dopo la sua immissione in commercio erano largamente inadeguati” (2009, p.88; cfr Benatti et al. 2006, p.142; Serravalle 2012, p.266). In base a questo il lettore potrebbe essere indotto a pensare che un’organizzazione prestigiosa come la Cochrane Collaboration sia dell’idea che il vaccino MPR abbia una bassa sicurezza. Se, però, si va a leggere l’articolo, si vede che è vero che gli autori scrivono che “the design and reporting of safety outcomes in MMR vaccine studies, both pre- and post-marketing, are largely inadequate”, come riferisce Serravalle, ma dicono anche che “the safety record of MMR is possibly best attested by its almost universal use” e la loro conclusione è che “existing evidence on the safety and effectiveness of MMR vaccine supports current policies of mass immunisation aimed at global measles eradication in order to reduce morbidity and mortality associated with mumps and rubella”. Dunque il modo in cui viene citata la revisione della Cochrane Collaboration è parziale e fuorviante. Mentre gli autori antivaccinisti insistono sul carattere benigno delle tre malattie, gli autori dello studio della Cochrane Collaboration da loro citato le definiscono “three very dangerous infectious diseases” (“tre malattie infettive molto pericolose”), segnalando i notevoli danni che recano soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Serravalle ha posto la citazione di questo studio in una scheda “autismo e vaccinazione”, mentre lo studio dice esplicitamente che “no credible evidence of an involvement of MMR with either autism or Crohn’s disease was found” (“non è stata trovata nessuna prova credibile di un ruolo del vaccino MPR nell’autismo e nel morbo di Crohn”).

(*) Vittorio Demicheli et al., Vaccines for measles, mumps and rubella in children (review), “The Cochrane Database of Systematic Reviews”, 2005 : 4, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD004407.pub2/abstract
Esiste una revisione Cochrane più recente, del 2012 (http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD004407.pub3/abstract), che conferma le conclusioni che si riferiscono in questo articolo.

E’ da notare che autori che contestano le vaccinazioni, nonostante le solide prove della loro efficacia, danno invece credito invece ad affermazioni che non hanno prove a loro favore. Nonostante la letteratura scientifica abbia mostrato ormai in modo evidente che l’omeopatia è una pratica priva di valore, Eugenio Serravalle e Roberto Gava si dicono tuttora medici omeopati (*). Lorenzo Acerra, nel suo libro sulle vaccinazioni che abbiamo citato sopra, parla in modo favorevole dell’omeopatia (Acerra 2002, pp.32, 92). Valerio Pignatta, nel suo libro su Asma e vaccinazioni, scrive che l’omeopatia sarebbe efficace contro l’asma (Pignatta 2002, pp.22-23, 85-88). L’omeopatia, in realtà, non ha nessuna efficacia per nessuna indicazione. Nel caso specifico, quando Pignatta pubblicò il suo libro era già disponibile una revisione sistematica della Cochrane Collaboration che mostrava che dagli studi fatti risultava che l’omeopatia non aveva alcuna efficacia nel trattamento dell’asma (**). Pignatta sostiene che anche l’agopuntura sia efficace per l’asma. Ammesso, però, che l’agopuntura serva a qualcosa (le prove di efficacia dell’agopuntura sono limitate a trattamenti del dolore e della nausea e nppure in questi casi sono decisive), non serve per l’asma. Anche in questo caso, una revisione Cochrane (***) che portava a questa conclusione era già disponibile quando Pignatta pubblicò il suo libro. Acerra sostiene anche che è salutare “alcalinizzare l’organismo” (Acerra 2002, pp.91-92), un’affermazione molto in voga, ma che scientificamente non ha senso (****).

(*) Per Serravalle: http://www.eugenioserravalle.it/bio/. Per Gava: http://www.robertogava.it/curriculum.
(**) K. Linde, K. A. Jobst, Homeopathy for chronic asthma, “Cochrane Database of Systematic Reviews”, 1998, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD000353/full
Le conclusioni sono state confermate in una successiva revisione della Cochrane Collaboration: Robert W. McCarney, Klaus Linde, Toby J. Lasserson, Homeopathy for chronic asthma, “Cochrane Database of Systematic Reviews”, 2004, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD000353.pub2/full
(***) K. Linde, K. Jobst, J. Panton, Acupuncture for chronic asthma, “The Cochrane Library”, 1998, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD000008/abstract
Una successiva revisione della Cochrane Collaboration ha confermato la conclusione: R. W. McCarney, B. Brinkhaus, T. J. Lasserson, K. Linde, Acupuncture for chronic asthma, “Cochrane Database of Systematic Reviews”, 3 : 2003, Issue 3, http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD000008.pub2/abstract
(****) Si può vedere, a questo proposito, l’articolo di Giuliano Parpaglioni, La dieta alcalina, versione estesa, blog “Diet Curiosity”, 1 agosto 2014, http://www.dietcuriosity.it/dieta-alcalina-versione-estesa/

Numero dei libri e dei prestiti

Con la ricerca nel campo del soggetto nel catalogo della rete delle biblioteche della provincia di Como con i termini “vaccini” e “vaccinazione”, non contando i libri per ragazzi (dei quali si parlerà a parte) e il libro escluso per i motivi detti all’inizio dell’articolo, sono stati dunque individuati 16 titoli, uno dei quali consultabile solo in sede (*).

(*) Esami, farmaci, vaccini 2006. Esiste una copia di quest’opera disponibile per il prestito a domicilio, ma è in un altro record catalografico con diversa soggettazione e non viene mostrata nella ricerca nel campo del soggetto.

Di questi 16 titoli, 7 appartengono al gruppo dei libri scientifici (6 se contiamo solo i libri che i lettori possono avere in prestito a domicilio). Ne sono presenti complessivamente 22 copie (21 limitandoci a quelli disponibili per il prestito a domicilio). Gli altri 9 titoli sono libri antivaccinisti di cui ci sono complessivamente 22 copie. Per numero di titoli e copie, dunque, i libri antivaccinisti non sono meno rappresentati di quelli scientifici.

Se, poi, si contano i prestiti, i libri antivaccinisti superano nettamente quelli scientifici. Negli anni sui quali è stato possibile effettuare il conteggio (*), i 6 libri del gruppo scientifico disponibili per il prestito a domicilio sono stati prestati complessivamente 57 volte, mentre i 9 libri antivaccinisti hanno avuto un numero complessivo di prestiti quasi doppio: 104.

(*) Il periodo considerato va dal momento in cui le biblioteche hanno cominciato a registrare i prestiti con il programma ora in uso (in momenti successivi per i diversi sistemi bibliotecari, tra il 2004 e il 2005) al dicembre del 2015. La ricerca che ho esposto in questo articolo si è affiancata a una conferenza tenuta presso la biblioteca di Moltrasio da Mauro Tettamanti, ricercatore dell’Istituto Mario Negri. Nel conteggio non ho incluso i prestiti richiesti da Mauro e da me.

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Selezionando tra i libri ottenuti con questa ricerca nel campo del soggetto quelli che trattano di vaccinazioni pediatriche, si trovano risultati per 25 biblioteche. Per 17 di queste tra i risultati ci sono uno o più libri antivaccinisti e per 10 ci sono solo testi appartenenti a questo gruppo (viceversa, dunque, per 15 biblioteche tra i risultati ci sono uno più libri scientifici e per 8 solo quelli, mentre per 7 biblioteche tra i risultati c’è almeno un testo per ciascuno dei due gruppi) (*).

(*) Se si effettua la ricerca libera, usando i termini indicati al singolare e al plurale, sempre selezionando i testi che trattano di vaccinazioni pediatriche, si trovano risultati per 33 biblioteche. Per 19 di queste tra i risultati ci sono libri antivaccinisti e per 10 solo libri di questo tipo.

I libri per ragazzi, invece, sono tutti da includere nel gruppo dei libri scientifici. I libri della serie “Esplorando il corpo umano” dedicati ai vaccini sono presenti in molte biblioteche e, nel periodo considerato, sono stati prestati complessivamente 34 volte. Del libro di Clara Frontali ci sono 11 copie in altrettante biblioteche e hanno al loro attivo 13 prestiti complessivi.

I libri antivaccinisti nelle biblioteche

Quale dovrebbe essere la posizione di una biblioteca di pubblica lettura (o di una rete di biblioteche) nei confronti dei libri antivaccinisti?

Quanto raccontato in un articolo del 2014 può essere preso come esempio di due differenti approcci. Riferisce l’articolo che qualche mese prima un medico australiano, David McIntosh, passando in una biblioteca, aveva visto un libro in cui si sosteneva un legame tra le vaccinazioni e l’autismo. Il medico aveva allora scritto una email alla biblioteca dicendo che era inopportuno che vi si trovassero “libri complottisti che finiscono per compromettere la salute dei bambini”. Il medico disse che gli era stato risposto che i libri sarebbero rimasti sugli scaffali sul principio della libertà di espressione e commentò tale risposta dicendo che non intendeva “suggerire la censura, dato che chiunque può usare i computer della biblioteca per vedere qualsiasi cosa, ma questo è cosa differente da ciò cui viene dato tacito riconoscimento in virtù dei documenti catalogati disponibili per il prestito” (*).

(*) editchburn, Anti-vaccination books in library anger Coast doctors, “Sunshine Coast Daily”, 1 aprile 2014, http://www.sunshinecoastdaily.com.au/news/libraries-get-a-jab-by-irate-doctors/2216114/

Un approccio si fonda sul principio che le biblioteche devono favorire il pluralismo, tenere conto delle diverse richieste dei lettori ed evitare forme di censura. L’altro approccio si richiama al principio che le biblioteche devono offrire informazioni corrette ai propri lettori, a maggior ragione quando informazioni inesatte possono arrecare un danno. Si tratta di due principi che appaiono entrambi del tutto ragionevoli, ma che, nel caso in questione, hanno portato a posizioni in conflitto l’una con l’altra.

Una biblioteca (o rete di biblioteche) potrebbe scegliere di privilegiare il primo approccio, sostenendo che, per quanto i libri antivaccinisti sostengano una tesi scientificamente infondata, ci sono comunque persone interessate a leggere tali testi. La biblioteca (o rete), in questa ottica, accoglierà libri di diversa impostazione lasciando ai suoi utenti la libertà di scegliere quello che vogliono leggere. “A ogni lettore il suo libro”, potrebbe dire chi sostiene questo approccio, citando la la seconda delle famose (almeno tra noi bibliotecari) e giustamente apprezzate “leggi” della biblioteconomia di Ranganathan che dice “a ogni lettore il suo libro”. Lo stesso Ranganathan, peraltro, sottolineava l’importanza di “dare il giusto peso ai gusti e alle esigenze della clientela della biblioteca”, ma aggiungeva anche che “ciò non deve farci credere che la biblioteca si possa limitare a seguire passivamente le esigenze dei lettori e non abbia, invece, la responsabilità di orientare con fermezza e coscienza le letture della sua clientela verso percorsi salutari” (*). La formulazione della frase oggi suonerà un po’ paternalistica (è stata scritta, d’altra parte, in un contesto molto diverso), ma l’idea che le biblioteche debbano puntare, attraverso i libri e altri documenti, a offrire informazioni corrette ai loro lettori ha ovviamente solidi argomenti dalla sua parte.

(*) S. R. Ranganathan, Le cinque leggi della biblioteconomia, Firenze : Le Lettere, 2010, pp.67, 246.

Chi sostenga il secondo approccio approccio potrebbe peraltro affermare, con valide ragioni, che non c’è un vero conflitto e che non si può parlare di limitazione del pluralismo o di censura se un libro non viene inserito, come acquisto o come dono, nelle collezioni della biblioteca o se, già presente, viene eliminato perché contiene informazioni scorrette – e non c’è dubbio che i libri antivaccinisti propongano tesi scientificamente errate.

Le idee antivacciniste sono anche pericolose. Anche se il prestito di libri nella biblioteche non è certamente un fattore di primo piano nella diffusione di tali idee, ci si può chiedere anche a questo proposito se la biblioteca debba o meno effettuare una selezione sui libri accolti nelle proprie collezioni.

Non è detto che chi richieda alla biblioteca un libro antivaccinista perché interessato a conoscere le argomentazioni contro i vaccini venga poi persuaso a rifiutare le vaccinazioni (*).

(*) Una collega mi ha riferito che due mamme, dopo aver letto il libro antivaccinista che loro stesse avevano chiesto alla biblioteca di acquisire, hanno comunque deciso di vaccinare i loro figli.

Un ulteriore elemento che potrebbe essere inserito nella discussione è che non necessariamente a richiedere libri antivaccinisti deve essere qualcuno che ne condivide le idee. Potrebbe anche trattarsi di un lettore che, pur sapendo che non hanno valore scientifico, si vuole documentare su di esse – per esempio un pediatra che, ben conscio dell’importanza delle vaccinazioni, voglia informarsi su ciò che fa nascere timori ingiustificati a qualche genitore. E’ comunque vero che queste idee hanno ampia diffusione in internet e non è certo difficile trovarle per chi le condivida come per chi le cerchi per smentirle.

Cosa fare, dunque? Penso che la questione della correttezza dell’informazione, soprattutto in un caso come questo, sia importante e non debba essere elusa. Non accogliere, in base a ciò, i testi antivaccinisti sugli scaffali delle biblioteche mi pare una scelta del tutto legittima e che non può essere definita censoria.

Un tentativo di conciliare i due approcci enunciati (documentare le diverse posizioni e garantire l’informazione corretta) potrebbe essere quello di contrassegnare i testi antivaccinisti con un avviso (per esempio un’etichetta sulla copertina) che ricordi che le idee esposte non sono ritenute valide dalla scienza (*). Si può obiettare che in questo modo le informazioni scorrette vengono comunque rese disponibili dalla biblioteca e l’utente può ignorare l’avviso. D’altra parte, si potrebbe rispondere che, attraverso internet, troverebbe comunque le affermazioni antivacciniste e che, prendendo in biblioteca il libro con l’etichetta di avvertimento, avrebbe almeno l’informazione che i contenuti non sono ritenuti scientificamente validi.

(*) Un esempio di testo potrebbe essere: “ATTENZIONE. Il libro contiene affermazioni che sono in contrasto con quanto è raccomandato dal Ministero della Salute che invita a effettuare tutte le vaccinazioni previste nel calendario vaccinale in quanto gli studi scientifici ne dimostrano l’efficacia, la sicurezza e l’importanza”.

 

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Titoli e soggetti

balene-delfiniTalvolta il titolo di un libro indica esattamente il soggetto. Prendiamo, per esempio, tre titoli della collana “In primo piano”, libri per ragazzi pubblicati da De Agostini (l’edizione originale è di Dorling Kindersley). Il soggetto di I fossili, di Paul D. Taylor, sono i fossili; quello di Le piante, di David Burnie, sono le piante; quello di Gli squali, di Miranda MacQuitty, sono gli squali. Potrebbe quasi sembrare scontato. Prendiamo però un altro titolo della collana.

Quale sarà il soggetto di Balene e delfini (di Vassili Papastavrou, Novara : De Agostini, 1994)? Dato il titolo, verrà da pensare che i soggetti siano, appunto, “balene” e “delfini” o, se vogliamo usare un termine che comprende entrambi, “cetacei” (usato, per esempio, dal catalogo del SBN). Appena si prende in mano il libro, però, viene il sospetto che, pur avendo nel titolo solo balene e delfini, il libro tratti in realtà anche di altri animali. Già guardando la copertina si notano una statuetta che rappresenta un tricheco (nell’immagine qui sotto è indicata dalla freccia con il numero 1), un’altra che raffigura un altro pinnipede (2), il cranio di un tricheco (3), un dugongo (4). Sul frontespizio, in alto ci sono a sinistra la foto di un’otaria e a destra quella di un tricheco. Il sottotitolo di copertina (non presente sul frontespizio) dice: “il mondo dei mammiferi marini, dalle balene alle foche, dai delfini alle orche”.

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Il libro comprende ventotto capitoli costituiti da due pagine affiancate con l’eccezione di quello con titolo Adattamento alla vita marina che si estende su quattro pagine. Guardando l’indice, si può vedere che ci sono diversi capitoli sui cetacei, ma si nota anche che quattro capitoli sono dedicati ai pinnipedi e uno ai sirenii. Sfogliando le pagine si vede che altri capitoli parlano sia di cetacei che di pinnipedi. Ci sono cenni anche alla lontra marina e all’orso polare. Nonostante il titolo citi solo i cetacei, dunque, la presenza di altri mammiferi marini è rilevante e non può essere trascurata nel decidere il soggetto. Credo, quindi, che il soggetto più indicato sia quello suggerito dal sottotitolo di copertina, ovvero “Mammiferi marini” (con la suddivisione formale “Libri per ragazzi”).

oceanoSe si confida troppo nel titolo del libro L’oceano di Miranda MacQuitty (Milano : A. Mondadori, 1998, collana “Guarda e scopri” – l’edizione originale è anche in questo caso Dorling Kindersley), si potrà pensare a un soggetto come “Oceani – Libri per ragazzi” (è quello che troviamo, per esempio, nel catalogo del Sbn). In realtà, il libro parla degli animali che vivono nell’oceano, dedicando solo qualche cenno ad altri argomenti, come il fondale marino o le piante acquatiche. Dunque appare più appropriato un soggetto “Animali marini – Libri per ragazzi” e, per la classificazione (Cdd ridotta 14), il numero per gli animali marini, 591.77, anziché 551.46.

Nei due libri presi in esame, il titolo, pur essendo legato all’argomento, non lo definisce in modo preciso. Nel primo caso, il libro parla sì di balene e delfini, ma anche di altri animali, e quindi il soggetto è più ampio di quel che dice il titolo Balene e delfini. Nel secondo caso, invece, il libro si riferisce sì all’oceano, ma ne prende in considerazione gli animali, e dunque il soggetto è più specifico di quel che direbbe il più generico titolo L’oceano.

Di chi sono i cuccioli?

cuccioli-it-2011Nel 2007 la casa editrice La Coccinella ha pubblicato nella collana per bambini “Quante domande quante risposte” il libro I cuccioli. L’indicazione dell’autrice è sull’ultima di copertina: “illustrazioni e testo originale di Andrea Erne”.

Di recente è stata donata a una biblioteca in cui lavoro una copia di questo libro, appartenente a una ristampa del 2011. In questo caso, però, sull’ultima di copertina si legge: “illustrazioni e testo originale di Anne Ebert” (sia qui che nel caso precedente la formulazione di responsabilità è solo sull’ultima di copertina; il nome non figura in copertina e non c’è un frontespizio).

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Il titolo è uguale, la collana è uguale, anche l’ISBN è uguale. Le pagine interne sono identiche a quelle di un paio di esemplari del 2007 (“finito di stampare nel marzo 2007”) che mi sono fatto mandare da altre biblioteche per un confronto. Il dorso è anch’esso identico. La copertina è uguale tranne che per due piccole differenze negli angoli destri inferiore e superiore. Nelle copie del 2007 nell’angolo inferiore, colorato in blu, ci sono, in bianco, lo stemma e il nome dell’editore, mentre nell’angolo superiore non c’è nulla. Nella ristampa del 2011 (“finito di stampare nel settembre 2011”), il nome dell’editore (in nero) e lo stemma (in rosso) sono nell’angolo superiore, mentre in quello inferiore, sempre blu, c’è la scritta in blu “Ravensburger” (l’edizione originale è della Ravensburger Buchverlag Otto Maier GmbH).

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Nell’ultima di copertina è diversa la presentazione di altri titoli della collana, cambiano il luogo di edizione (nel 2007 è Varese, nel 2011 Milano), la data di stampa (v. sopra) e il prezzo (6,90 euro nel 2007 e 8,90 nel 2011) e, come detto, il nome dell’autrice di testo e illustrazioni.

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Insomma, pur se è presentato con qualche ritocco marginale nella grafica di copertina e un po’ più consistente nell’ultima di copertina e con il cambiamento della città dove ha sede l’editore, evidentemente si tratta comunque dello stesso libro e, quindi, l’attribuzione della tiratura del 2007 e della ristampa del 2011 ad autrici diverse non può essere corretta. O, almeno, non può essere del tutto corretta. Pare infatti che entrambe siano, in effetti, autrici del libro, una per il testo e l’altra per le illustrazioni.

Nell’edizione originale in tedesco (Unsere Tierkinder, Ravensburg : Ravensburger, 2006) sull’ultima di copertina si legge “Illustration: Anne Ebert” e “Text: Andrea Erne” (immagini da Amazon.de).

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Così è anche nelle edizioni russa (Čʹi ėto detki?, Čeljabinsk : Million menju, 2014) e svedese (Djurens ungar, Stockholm : Texicon, 2007) alle quali si riferiscono le immagini sottostanti (da Ast.ru e Serpentin.se).

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L’edizione francese (Les bébés animaux, Saint-Michel-sur-Orge : Piccolia, 2007) riporta il nome della sola Ebert, indicandola come illustratrice.

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Ci sono anche altri libri con testo di Andrea Erne e illustrazioni di Anne Ebert. Facendo una ricerca con i cognomi delle due autrici nell’opac del Sbn e in quelli delle reti provinciali lombarde si trovano Il mio primo atlante (Milano : La Coccinella, 2009) Atlante degli animali del mondo (Milano : La Coccinella, 2015) e quattro libri editi da Ravensburger nel 2001 (Animali e cuccioli, I cuccioli giocherelloni, I cuccioli hanno fame, Dove dormono i cuccioli?). Tra i risultati non esce, invece, il libro di cui si è parlato in questo articolo. Il libro è presente in quasi tutti tali opac, ma ha l’intestazione per la sola Andrea Erne. Evidentemente, la catalogazione è stata fatta su una copia del 2007 sulla quale, come si è detto, figura solo quel nome. Alla luce di quanto si è visto in questo articolo, però, si dovrebbe aggiornare la catalogazione aggiungendo un’intestazione anche per Anne Ebert e segnalando il tipo di contributo dato dalle due autrici (testo per Erne, illustrazioni per Ebert).

Emily St. John Mandel, una scrittrice che aiuta i catalogatori

mandel-stazione11Di recente è stata pubblicata la traduzione italiana di Station Eleven di Emily St. John Mandel (Stazione Undici, Milano : Bompiani, 2015), un romanzo nel quale una pandemia influenzale, chiamata “georgiana” perché ha il suo punto di partenza nella Georgia (lo stato caucasico, non quello facente parte degli Stati Uniti d’America), decima la popolazione.

Il nome dell’autrice compare nei cataloghi ora come “Mandel, Emily St. John”, ora come “St. John Mandel, Emily”. Nell’opac del Sbn, tre titoli hanno come intestazione “Mandel, Emily St. John” e uno “St. John Mandel, Emily”. Il Sudoc (francese) ha quest’ultima forma, ma altri cataloghi esteri, come il Copac (britannico) e quello della Library of Congress, hanno “Mandel, Emily St. John”. Consultando i cataloghi online delle reti provinciali lombarde (essendo al momento sospeso il servizio del metaopac Mai, ho fatto le ricerche sui singoli opac e mi sono limitato a quelli delle reti lombarde – per Milano ho usato l’opac delle biblioteche rionali), si trova che prevale nettamente la forma “St. John Mandel, Emily”: in sette opac si trova solo questa, mentre soltanto in uno si trova solo la forma “Mandel, Emily St. John” e in un altro sono presenti entrambe le forme, con due titoli sotto “Mandel” e uno sotto “St. John” (in due opac non risulta alcuna opera di questa autrice alla data in cui sono stati consultati).

Qual è la forma corretta? Se si trova un’autrice di lingua inglese (in questo caso si tratta di una scrittrice canadese) che ha un nome in tre parti e le ultime due sembrano essere cognomi, si può ipotizzare che l’ultima parte sia il cognome acquisito dal marito e quella centrale sia il cognome da nubile, che diventa un middle name. In tal caso, il corretto ordinamento parte dal cognome acquisito seguito, dopo una virgola, dal nome e dal middle name. Non si può escludere, però, che si tratti invece di un cognome composto e in questo caso l’ordinamento partirebbe dal primo dei due cognomi, seguito dal secondo cognome e, dopo una virgola, dal nome.

“St. John” sarà dunque un middle name (e quindi l’intestazione: “Mandel, Emily St. John”) o la prima parte di un cognome composto (e quindi avremmo: “St. John Mandel, Emily”)? Che potesse sorgere il dubbio deve averlo pensato anche l’autrice (o qualcuno che le ha dato un suggerimento a proposito) dato che, nella pagina About del suo sito, i cenni biografici sono preceduti da un avviso in caratteri più grossi: “St. John’s my middle name. The books go under M” (“St. John è il mio middle name. I libri vanno sotto la M”). Lo stesso avviso è posto sotto il titolo del suo blog su Tumblr. Dunque, la questione pare risolta: “Mandel, Emily St. John”.

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E se l’autrice non avesse pensato di darci direttamente la soluzione? Un aiuto indiretto, comunque, lo dava nello stesso libro, nella pagina dei ringraziamenti al termine del romanzo (p.409), che si conclude con quello a “Kevin Mandel, sempre, per tutto”. Se in questo nome compare solo “Mandel”, e non “St. John”, verrebbe da pensare che non abbiamo a che fare con un cognome composto, ma che St. John sia il cognome da nubile diventato middle name e che Mandel sia il cognome acquisito dal marito (e in effetti il Kevin Mandel ringraziato deve essere il marito, come ci conferma la voce di Wikipedia in inglese).

Amazon butterfly: la foresta e i suoi lavoratori

amazon-butterflyUn incontro molto interessante è stato quello ospitato il 25 giugno 2015 a Villa del Grumello, a Como, nell’ambito della manifestazione letteraria “Parolario”, con la presentazione del libro Amazon butterfly, di Alfredo Vanotti e Giovanni Moretti (*), nato all’interno di un’esperienza ormai ventennale di collaborazione e solidarietà volta a promuovere uno sviluppo rispettoso dei lavoratori e dell’ambiente nello stato brasiliano dell’Acre, di cui Moretti, sindacalista della Cgil, è stato sin dagli inizi promotore. In tale attività ha avuto e ha un ruolo fondamentale un missionario del Comasco, padre Luigi Ceppi (il libro, alle pp.42-43, contiene anche un suo contributo, con il titolo Il missionario dei seringueiros).

(*) Alfredo Vanotti e Giovanni Moretti, Amazon butterfly : salute e bellezza dalla foresta : generare ricchezza proteggendo l’ambiente, Como : Artigiani di pace, 2015. Il libro non è in commercio. Viene dato a chi si iscrive all’associazione Artigiani di pace. Con soli 10 euro (o, almeno, questa era la somma chiesta nella serata di “Parolario”) si può quindi dare un contributo a una valida iniziativa e per di più ricevere un libro pregevole per i contenuti e ben realizzato anche dal punto di vista grafico.

Frutto della palma buriti (Mauritia flexuosa). Foto di Frank Krämer, da Wikimedia Commons).

Frutto della palma buriti (Mauritia flexuosa). Foto di Frank Krämer, da Wikimedia Commons.

L’obiettivo è, come dice il secondo sottotitolo del libro, “generare ricchezza proteggendo l’ambiente”, trarre vantaggio dalle ricchezze naturali della foresta senza recarle danni e tutelando chi ci lavora. Un prodotto tradizionale della foresta è il lattice tratto dall’albero della gomma, Hevea brasiliensis, conosciuto là con il nome di seringueira (e seringueiros è il termine usato per i lavoratori che raccolgono il lattice) (pp.126-128). Ci sono poi diversi altri prodotti vegetali (*) che hanno un impiego alimentare o cosmetico (pp.47-109 – sono incluse alcune ricette). Alcune pagine del libro sono dedicate ai pesci di interesse alimentare (pp.112-119) e al miele delle “api senza pungiglione” (abelhas sem ferrão, api del genere Melipona) (pp.120-123).

(*) Spiegava padre Luigi in un’intervista del 1998: “Oramai non esiste più il seringueiro che vive solo della gomma naturale raccolta albero per albero nella foresta e delle noci brasiliane […]. Con aiuti internazionali si stanno creando nuovi consorzi per la coltivazione di frutta esotica e di piante medicinali” (R. P., Como e il Gandhi amazzonico, “La Provincia”, 23 dicembre 1998, p.6).

Il disboscamento indiscriminato, effettuato a vantaggio di pochi (per accaparrarsi il legno o per creare aree per allevamenti e coltivazioni a scapito di chi in quelle zone viveva dei prodotti della foresta), è stato, ed è ancora, una piaga dell’Amazzonia (una sintesi della questione è alle pp.23-24 del libro). Un prelievo di legname effettuato in modo sostenibile è invece una ricchezza: si porta via solo quanto la foresta può riprodurre e con “una garanzia di continuità: si taglia la “madre” se sul posto vi sono almeno 1 “figlia” e 2 “nipoti”” (p.27).

L’idea di creare una oficina-escola (bottega-scuola) di falegnameria nell’Acre, usando gli alberi in modo sostenibile per la foresta e per chi ci vive, avvalendosi delle competenze della Brianza, terra di eccellenza nella lavorazione del legno, era stata presentata già nel 1997 (*). Giovani dell’Acre sono arrivati in Brianza per ricevere una formazione da condividere poi con gli altri una volta rientrati (**). Dall’Italia, persone con lunga esperienza di lavoro sono partite per l’Acre per mettere le loro conoscenze a disposizione della bottega-scuola. Nel 2001, tre lavoratori in pensione, Carlo Castiglioni (come segno di riconoscimento, dopo la sua morte la oficina-escola è stata chiamata con il suo nome), Camillo Colombo e Aldo Stevanazzi partirono per l’Acre per dare inizio alla loro collaborazione (***). L’anno seguente arrivarono alla bottega-scuola arrivò Arialdo Dominioni. Con lui c’era la moglie Clara De Biasi che si prese cura dell’asilo (****). Anche qualche azienda ha dato il suo contributo inviando “macchinari non più usati ma ancora in buono stato” (*****).

(*) Una bottega di falegnami nelle foreste sudamericane, “La Provincia”, 6 giugno 1997, p.14; Pietro Berra, Una bottega in Amazzonia: appello all’impresa, ivi, 10 giugno 1997, p.15.
(**) G. Alb., Nata la bottega in Brasile, “La Provincia”, 10 novembre 1999, p.28. Cfr anche Andrea Quadroni, Amazzonia, Brianza. Così rinasce il sogno dei missionari del legno, “La Provincia”, 14 aprile 2014, p.14.
(***) In Amazzonia ad insegnare il mestiere di falegname, “Corriere di Como”, 4 maggio 2001, p.15; L’Amazzonia che unisce, “La Provincia”, 19 luglio 2003, p.31.
(****) Andrea Casartelli, Marito e moglie per due anni tra i poveri in Amazzonia, “La Provincia”, 14 settembre 2002, p.29; cfr Giuseppe Corti, Xapurì: l’arte della bottega, “Il Settimanale della diocesi di Como”, 13 settembre 2003, p.21.
(*****) Bottega per l’Amazzonia, “La Provincia, 22 maggio 2000, p.13. Oltre alle macchine è importante ovviamente avere all’occorrenza un’assistenza efficace. Qualche anno prima dell’inizio del “ponte” lanciato tra Brianza e Amazzonia, padre Luigi Ceppi sottolineava questo aspetto: “Abbiamo macchine che vengono dall’Italia o dalla Germania. Quando una macchina di queste si rompe, resta lì rotta. Prima che arrivi il pezzo di ricambio dall’Europa passano anni, anni e anni. Vale la pena di importare macchine se non c’è assistenza?” (incontro all’oratorio di Caversaccio, 29 gennaio 1993)

La Amazon butterfly (farfalla dell’Amazzonia) del titolo del libro, come viene in esso spiegato (p.17), è lo stato dell’Acre, la cui forma assomiglia alle due ali di una farfalla. Sulla copertina del libro c’è appunto una raffigurazione del territorio dell’Acre. Le diverse forme colorate in cui è suddiviso corrispondono ai 22 comuni (municípios) dello stato. Nella mappa in copertina in realtà se ne contano 20, ma ciò dovuto al fatto che sono stati presentati con lo stesso colore i comuni di Xapuri, Capixaba e Plácido de Castro che, così, appaiono come un’unica suddivisione. Nell’immagine qui sotto ho ripreso il disegno della copertina colorando in verde chiaro l’area corrispondente (concedetemi un po’ di approssimazione) al territorio di Capixaba, sul confine orientale dello stato.

acre-municipios

Alla serata di “Parolario” c’era uno dei due autori del libro, Giovanni Moretti. L’altro autore, il nutrizionista Alfredo Vanotti, è morto prima della pubblicazione del libro. All’incontro è stato ricordato dalla moglie e il suo lavoro sui frutti e tuberi è stato presentato dalla sua collaboratrice Tiziana Ferretti. C’era anche padre Luigi Ceppi, di passaggio in Italia.

All’inizio del suo intervento, padre Luigi ha chiesto ai presenti di alzarsi e di fare un minuto di silenzio in ricordo di chi è stato ucciso per il suo impegno sociale nell’Acre, come Ivair Higino e Chico Mendes nel 1988 (e, prima di loro, Wilson Pinheiro, nel 1980) e altrove, come suor Dorothy Stang, nel Pará.

Quindi ha parlato di ecologia, sottolineando che “l’ecologia non è solo salvare farfalle o piante”, ma è anche agire per le persone, “soprattutto i popoli più poveri”. Ha parlato di accoglienza verso gli immigrati, ricordando come nell’Acre, uno stato la cui popolazione è di 800.000 abitanti, sono stati accolti migliaia di haitiani fuggiti dal loro paese. Ha parlato di sostenibilità, dicendo che non può essere il mercato a decidere tutto, altrimenti si crea un nuovo colonialismo. La tecnologia stessa, ha detto, se non si lega al rispetto dei valori e delle diversità, può fare aumentare, invece che diminuire, le disparità sociali.

Ha ricordato la lotta pacifica contro i disboscamenti perpetrati per favorire grandi latifondisti a scapito dei lavoratori della foresta. Si attuavano gli empates: sul luogo dove si progettava il taglio incontrollato arrivavano centinaia di persone che intralciavano i lavori e facevano sparire le motoseghe approfittando di qualunque momento in cui fossero lasciate incustodite.

Padre Luigi ha raccontato un episodio divertente di queste battaglie non violente. Da una parte ci sono uomini con le motoseghe arrivati con l’incarico di tagliare gli alberi per gli interessi di pochi. Dall’altra ci sono uomini per i quali quegli alberi sono la fonte di lavoro e di vita, decisi a impedire con mezzi pacifici il taglio. Con loro ci sono Chico Mendes, leader sindacale dei seringueiros, e padre Luigi. “Chico, lascia parlare me” dice il sacerdote e si rivolge ai presenti. “So che è difficile” dice “ma cerchiamo di pregare insieme il Padre nostro. Alziamo tutti le mani”. I disboscatori pensano che su questo possono anche accontentare il prete. Appoggiano a terra le motoseghe e sollevano le braccia in alto. In quel momento gli uomini della foresta scattano, afferrano le motoseghe e le portano via. Nessuno si è fatto male e, senza motoseghe, non è possibile tagliare gli alberi. “E’una cosa strana da dire” commenta padre Luigi sorridendo, “ma Dio si serve anche di piccole cose” per aiutare chi ha bisogno.

Padre Ceppi ha sottolineato l’importanza delle comunità ecclesiali di base. Quello delle comunità ecclesiali di base, ha detto, è un “cammino che a volte non è capito dalle autorità, anche ecclesiastiche”, ma, ha aggiunto rendendo omaggio all’allora vescovo di Rio Branco dom Moacyr Grechi, “noi abbiamo avuto la fortuna di avere dom Moacyr” che, invece, ha appoggiato le comunità.

Il discorso ha toccato anche i rapporti con la politica. Padre Luigi ha riferito che le politiche del governo dell’Acre hanno cominciato a mostrare l’auspicata sensibilità nei confronti della foresta e dei suoi lavoratori dal 1999, quando è diventato governatore Jorge Viana, che ha occupato l’incarico per due mandati (1999-2006), seguiti da quello di Binho Marques (2007-2010) e dai due di Tião Viana, fratello di Jorge (dal 2011, attualmente in carica con il secondo mandato). “I Viana provengono da noi” ha spiegato padre Ceppi “sono nostri ragazzi”. La politica, ha detto, “non deve essere odiata: bisogna ricondurla al bene comune”, anche entrandoci.

Chico Mendes mostra come si estrae il lattice da un albero della gomma (foto di Miranda Smith da Wikimedia Commons).

Chico Mendes mostra come si estrae il lattice da un albero della gomma. Foto di Miranda Smith, da Wikimedia Commons.

Padre Ceppi ha parlato di utopia (“dobbiamo ritrovare la nostra utopia”) e di sogni, non in contrapposizione con la concretezza del lavoro, ma, anzi, come guida e stimolo a un lavoro concreto. Ha ricordato che, poco prima di venire ucciso, Chico Mendes aveva scritto un suo “sogno” e ne ha citato (in modo libero) alcune parole: “Settembre del 2122, primo centenario della liberazione ufficiale di tutti gli oppressi” (*).

(*) La citazione è in realtà imprecisa. Chico Mendes aveva messo come data del suo immaginario futuro il 6 settembre 2120 (non 2122) e il centenario festeggiato era quello della “rivoluzione socialista mondiale”, come giustamente viene riportato dallo stesso padre Luigi Ceppi nel suo contributo per Amazon butterfly (p.43), dove il breve scritto di Mendes viene presentato quasi per intero (mancano la riga introduttiva “Attenzione giovane del futuro” e alcune parole nel resto del testo – una riproduzione del manoscritto di Chico Mendes può essere vista qui). Ho voluto però riportare la frase nella forma in cui è stata presentata nel discorso: padre Luigi Ceppi era un amico di Chico Mendes, ha collaborato con lui e sta ancora lavorando per realizzare quello in cui Mendes credeva. Penso che una variante da lui creata (sia pure, con ogni probabilità, senza farci caso) meriti di essere conservata.

Mendes concluse il suo scritto dicendo “stavo sognando […] ma ho il piacere di aver sognato”. Padre Luigi ha commentato: “Se non avesse sognato, non avrebbe fatto niente. Sognando, ha costruito questa nuova realtà che adesso stiamo tentando di vivere”.

Eco e l’ornitorinco

ecoNel suo libro Kant e l’ornitorinco, Umberto Eco sceglie l’animale citato nel titolo come esempio interessante per parlare di semiotica. In questo articolo non mi occuperò di semiotica, ma prenderò semplicemente in esame quel che nel libro viene detto dell’ornitorinco.

L’ornitorinco poneva qualche problema alla classificazione perché aveva caratteristiche che erano sino alla sua scoperta considerate caratteristiche di gruppi diversi.
Due criteri erano:
– un animale con il pelo è un mammifero
– un animale a quattro zampe che depone uova è un rettile (o anfibio)
L’ornitorinco ha il pelo e depone uova. In più ha un becco che somiglia a quello di un’anatra. Creava quindi qualche problema a chi doveva classificarlo. La scoperta che allattava i cuccioli, comunque, era stata un punto decisamente a favore della classificazione come mammifero, sia pure molto peculiare.

“E’ chiaro che è a seconda delle proprietà che l’animale può essere assegnato all’una o all’altra classe” (Eco 1997, p.212)

Non è così chiaro, in realtà, e la frase così formulata rischia di essere fuorviante. Come diceva Darwin, ogni classificazione degli esseri viventi è una genealogia. Ogni gruppo tassonomico comprende i discendenti di un certo antenato comune (di ciò ho scritto qui). Nell’immagine qui sotto ho disegnato una linea di discendenza dell’ornitorinco.

ornitorinco

E’ una linea semplificata. Ho messo solo le biforcazioni che separano l’ornitorinco e i suoi antenati da altri gruppi ancora esistenti (non ci sono quelle che li separano da gruppi del tutto estinti, p.e. non ho messo la separazione tra monotremi e altri prototeri, dato che tutti gli altri prototeri, con l’eccezione appunto dei monotremi, sono scomparsi) e non vado oltre la separazione tra rettili e uccelli da una parte e mammiferi dall’altra (per la questione di cui parliamo, d’altra parte, non serve andare oltre) (*).

(*) Lo schema è disegnato semplicemente per mostrare le biforcazioni evolutive. La lunghezza dei segmenti non è proporzionale ai tempi di evoluzione. La foto dell’ornitorinco è di Peter Scheunis ed è tratta da Wikimedia Commons.

I parenti più stretti ancora viventi dell’ornitorinco sono le echidne (famiglia tachiglossidi – generi Tachyglossus e Zaglossus), ovvero esiste un antenato comune solo a ornitorinco e echidne e a nessun altro animale vivente. Per questo l’ornitorinco e le echidne vengono raggruppati in un taxon chiamato “monotremi” (riquadro blu). A loro volta i monotremi hanno un antenato che è comune, tra gli animali viventi oggi, solo a loro e a marsupiali ed euteri e non a rettili, uccelli e alcun altro animale. Per questo i monotremi (e quindi l’ornitorinco che ne fa parte) sono raggruppati insieme a marsupiali ed euteri in un taxon chiamato “mammiferi” (riquadro rosso).

Prima della teoria dell’evoluzione, e in particolare dell’Origine delle specie di Darwin, si poteva pensare ai gruppi tassonomici come a una categoria convenzionale. La teoria dell’evoluzione ha però mostrato che i gruppi tassonomici costruiti correttamente (cioè per filogenesi) non sono categorie convenzionali, ma hanno un significato biologico: sono tutti gli organismi che discendono da un comune antenato. Quindi non è che l’ornitorinco è un mammifero perché ha determinate proprietà, ma ha determinate proprietà perché è un mammifero.

Si può anche sentir dire che un animale appena scoperto in base alle sue caratteristiche è stato assegnato a un certo taxon, ma in realtà questo significa che le sue caratteristiche ci permettono di scoprire a quale taxon appartiene (e vi appartiene oggettivamente, non per decisione di chi lo classifica) o, detto in altre parole, con quali animali condivide un antenato in comune.

E’ ovvio che, quando fu scoperto l’ornitorinco, prima che si affermasse l’evoluzionismo, il fatto che tale animale deponesse uova abbia lasciato molto perplessi. Nell’ottica evoluzionistica, invece, il fatto è del tutto comprensibile. Gli antenati dei mammiferi e gli stessi mammiferi primitivi deponevano uova. Dopo la biforcazione che nello schema sopra segue l’intersezione con il riquadro rosso, gli animali sul segmento che in tale schema è sopra (quello che poi si interseca con il riquadro blu) hanno semplicemente continuato a fare quel che facevano i loro antenati, deponendo uova. Sull’altro segmento, invece, si è evoluta la viviparità e tutti i discendenti da quella linea, ovvero tutti i mammiferi oggi esistenti eccetto i monotremi, non depongono uova.

“questo animale, già apparso nel Mesozoico, prima degli altri mammiferi del Terziario, e mai più evolutosi […]” (Eco 1997, p.74)

gould-risplendiE’ curioso che Eco citi come fonte di questa sua affermazione un saggio di Stephen Jay Gould nel quale Gould, al contrario, parla di un “mito della primitività” dei monotremi (Gould 2006, p.49). L’ornitorinco, come tutti gli animali viventi, si è evoluto. I monotremi del Mesozoico si sono evoluti, alcuni perdendosi, altri evolvendosi ed arrivando a quelli oggi viventi. Per mettere in discussione il “mito della primitività”, Gould (ibidem) riporta alcuni dati come il quoziente di encefalizzazione, il rapporto di peso tra cervello e midollo spinale, il rapporto tra neocorteccia e cervello.

“probabilmente Gould non avrebbe potuto dare questa lettura “teleologica” dell’ornitorinco se Kant non ci avesse suggerito che “un prodotto organizzato della natura è quello in cui tutto è fine e, vicendevolmente, anche mezzo” […] e che i prodotti della natura si presentino […] come organismi agitati interiormente da una bildende Kraft, una capacità, una forza formante” (Eco 1997, p.75)

Gould non dà affatto una lettura “teleologica” dell’ornitorinco, né di alcun altro animale. Basti dire che Gould è stato colui che, insieme a Elisabeth Vrba, ha proposto di sostituire il termine preadaptation con una nuova parola (exaptation) proprio per evitare interpretazioni teleologiche:

“we traditionally apologize for “preadaptation” in our textbooks, and laboriously point out to students that we do not mean to imply foreordination, and that the word is somehow wrong (though the concept is secure). […] if adaptations were constructed (and exaptation coopted) for their current use, then features working in one way cannot be preadaptations to a different and subsequent usage: the term makes no sense at all.” (Gould – Vrba 1982, p.11)

Eco fa cenno anche alle vicende dell’attribuzione del nome scientifico dell’ornitorinco (Eco 1997, pp.209-210). Ricorda giustamente che George Shaw aveva dato all’ornitorinco il nome scientifico Platypus anatinus e poco dopo Blumenbach nella sua descrizione lo aveva chiamato invece Ornithorhynchus paradoxus e aggiunge: “dopo di lui prevarrà il nome di Ornithorhyncus anatinus” (p.210).

In realtà, il nome oggi usato (che è appunto Ornithorhyncus anatinus) deriva semplicemente dall’applicazione delle regole di nomenclatura zoologica. Secondo le regole il primo nome è quello valido. Shaw l’ha dato prima di Blumenbach, quindi si dovrebbe usare il suo. Shaw, però, non sapeva evidentemente che il nome Platypus era già stato usato per un insetto e quindi rimane a tale genere di insetti, che per primo lo ha avuto. Il primo nome valido per il genere è dunque quello di Blumenbach, Ornithorhynchus, cui viene aggiunto il nome specifico anatinus coniato da Shaw (il fatto che Blumenbach avesse unito al suo nome di genere un altro nome specifico non conta: quello di Shaw è precedente).

“Home trova anche che l’ornitorinco assomiglia all’echidna, già descritto da Shaw nel 1792. Ma due animali simili dovrebbero rimandare a un genere comune, e azzarda che possa essere quello dell’Ornithorhynchus Hystrix” (Eco 1997, p.211)

Qui è bene fare qualche precisazione per non rischiare che si generi un po’ di confusione. Provo a riassumere in breve la questione tassonomica citata.

Echidna Tachyglossus aculeatus

Echidna Tachyglossus aculeatus (foto di Fir0002/Flagstaffotos, da Wikimedia Commons)

Shaw nel 1792 descrive l’echidna (*) chiamandola Myrmecophaga aculeata. Questo nome presuppone che appartenga al genere Myrmecophaga, ovvero che sia imparentata strettamente con il formichiere gigante Myrmecophaga tridactyla. Nonostante alcune somiglianze (muso allungato e alimentazione a base di formiche), così non è. Qualche anno dopo Cuvier (an 6, p.143) propone di assegnarla a un nuovo genere per il quale conia il nome Echidna (che è rimasto il suo nome comune). Qui arriviamo al punto di cui parla Eco: Everard Home (1802, pp.348-364) nota che è imparentata con l’ornitorinco e la include nello stesso genere chiamandola Ornithorhynchus hystrix. Quindi Illiger (1811, p.114), pur ritenendola imparentata con l’ornitorinco, la pone in un altro genere per il quale crea il nome Tachyglossus.

(*) Qui e nel resto dell’articolo, parlando di echidna, intendiamo ovviamente l’echidna dal becco corto (genere Tachyglossus). Le echidne dal becco lungo (genere Zaglossus), ai tempi cui facciamo riferimento in queste righe, non erano ancora state descritte.

Vale la regola sulla priorità. Dunque, per quanto riguarda il genere:
1) Myrmecophaga. L’echidna e il formichiere non sono così imparentati come pensava Shaw. Non potendo essere collocati nello stesso genere, il genere Myrmecophaga resta all’animale cui è stato assegnato per primo, il formichiere.
2) Echidna. Neppure Echidna, però, va bene. Cuvier non si era accorto che questo nome era già stato usato per un genere di murene. Quindi il genere Echidna resta a quelle murene.
3) Ornythorhynchus. Nonostante echidna e ornitorinco siano effettivamente vicini tra loro e siano infatti classificati nello stesso ordine (monotremi), non sono considerati così vicini da stare nello stesso genere (e neppure nella stessa famiglia). Quindi Ornithorhynchus resta a chi l’ha avuto per primo, ovvero l’ornitorinco.
4) Tachyglossus. Il primo nome di genere valido per l’echidna è dunque quello ideato da Illiger: Tachyglossus.

Per quanto riguarda il nome di specie, il primo è quello di Shaw, aculeata. L’aggettivo era femminile perché, come si è detto, era unito a Myrmecophaga. Dovendo essere unito al nome di genere Tachyglossus, che è invece maschile, viene declinato al maschile: aculeatus. Quindi il nome scientifico dell’echidna è Tachyglossus aculeatus.

 

illiger

La descrizione del genere Tachyglossus in Illiger 1811, p.114.

 

 

Bibliografia.

G. Cuvier, Tableau élémentaire de l’histoire naturelle des animaux, Paris : Badouin, an 6 [1797-98], p.143 (in Internet Archive qui).

Umberto Eco, Kant e l’ornitorinco, Milano : Bompiani, 1997

Everard Home, Description of the Ornithorhynchus Hystrix, “Philosophical transactions of the Royal Society of London”, 1802, part I, pp.348-364 (in Google Books qui).

Stephen Jay Gould, Risplendi grande lucciola, Milano : Feltrinelli, 2006

Stephen Jay Gould – Elisabeth S. Vrba, Exaptation – a missing term in the science of form, “Paleobiology”, 8 : 1 (1982), pp.4-15 (sul sito dell’Università degli studi di Udine, in formato pdf, qui).

Caroli Illigeri Prodromus systematis mammalium et avium, Berolini : Salfeld, 1811 (in Google Books qui).

Pseudonimi: Johnny 99 = Giovanni Cocco

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Nel 2004 Giovanni Cocco pubblicò il suo primo libro, Angeli a perdere, presso la casa editrice No Reply, firmandolo con lo pseudonimo “Johnny 99” (ispirato dall’omonima canzone di Bruce Springsteen).

Una ricerca con il metaopac Mai ha portato a otto cataloghi italiani in cui è presente il libro e in tutti questi otto casi l’intestazione è allo pseudonimo Johnny 99. La scelta era allora corretta, ma ora andrebbe rivista, dato che il Giovanni Cocco che si presentava come Johnny 99 è lo stesso che negli stessi cataloghi ha l’intestazione “Cocco, Giovanni” (seguito eventualmente dall’anno di nascita per distinguerlo in caso di omonimia) per opere successive come La caduta (Roma : Nutrimenti, 2013), Il bacio dell’Assunta (Milano : Feltrinelli, 2014) e, insieme a Amneris Magella (su copertina e frontespizio si presentano come “Cocco & Magella”), Ombre sul lago (Parma : Guanda, 2013).

Un bibliotecario può accorgersene facilmente vedendo Angeli a perdere indicata come opera precedente dell’autore in un suo libro successivo (si veda, come esempio, l’immagine qui sotto). Anche nel suo sito Cocco dedica una pagina al suo libro di esordio.

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Dalla quarta di copertina dell’edizione nella collana “Le Fenici” (Milano : Guanda, 2014)
di Ombre sul lago di Cocco & Magella.

L’intestazione usata per le opere più recenti, dunque, dovrebbe essere usata anche per Angeli a perdere, mentre Johnny 99 dovrebbe diventare un rinvio ad essa.