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Libri per adolescenti: un incontro con Caterina Ramonda

ramonda-comeIl 6 novembre ho partecipato a un incontro di formazione a Olgiate Comasco organizzato dal Sistema bibliotecario dell’Ovest Como e tenuto da Caterina Ramonda, responsabile delle attività delle biblioteche dell’Unione del Fossanese (Cuneo). Una delle prime frasi pronunciate dalla relatrice è: “Io non credo agli eventi se gli eventi non hanno una base quotidiana”. Un ottimo inizio. Più avanti ha fatto riferimento alla necessità di “una competenza quotidiana” nel trattare i libri. La lettura di libri per adolescenti richiede del tempo ed è ovvio che non si può leggere tutto. Sono quindi importanti gli scambi di informazioni e opinioni tra colleghi, anche attraverso risorse online sui libri per ragazzi come quelle elencate dalla relatrice:

Le letture di Biblioragazzi: http://biblioragazziletture.wordpress.com/
Lettura candita: http://letturacandita.blogspot.it/
For kids: http://www.forkids.it/
Centostorie: http://www.centostorie.it/blog/
Andersen: http://www.andersen.it/
Liber: http://www.liberweb.it/
Topipittori: http://topipittori.blogspot.it/
Zazie news: http://zazienews.blogspot.it/
Mamamò: http://www.mamamo.it/

Le biblioteche, ha sottolineato Ramonda, danno la possibilità di leggere libri non più in commercio e fuori dal giro del passaparola tra ragazzi, appartenenti magari a collane storiche di alta qualità (come esempi ha citato Frontiere, Ex Libris, Junior Gaia e Super, I corti). La relatrice ha fatto l’esempio dei libri di Gary Paulsen: sono numerosi i titoli che potrebbero essere valide letture per i ragazzi (in particolare ha citato I cani della mia vita, con otto storie di cani), ma ora in commercio in italiano si trova solo Nelle terre selvagge (già pubblicato anni fa con il titolo Al limite estremo). Collegandosi a quelli oggi in voga, si possono far conoscere testi di qualche anno fa, ma ancora meritevoli di lettura, per esempio il successo della serie di Stephenie Meier cominciata con Twilight può essere l’occasione per proporre Il bacio d’argento di Annette Curtis Klause.

mcgarryLa copertina ha un ruolo notevole nella scelta del libro. Ramonda ha ricordato il caso di Sei passi per conquistare una ragazza di Sophie McKenzie, a suo parere un esempio di storia valida, penalizzata però dalla scelta di mettere in copertina un grosso cuore rosso, dato che i giovani lettori maschi, che pure avrebbero potuto apprezzare il testo, si sarebbero vergognati di portare alla cassa della libreria (o al bancone della biblioteca) un libro con una copertina “da femmine”.Le copertine, ha detto Ramonda, possono anche trarre in inganno. Copertine “svenevoli”, studiate per attirare le ragazzine (ma che, come nel caso precedente, potrebbero forse respingere i maschi), potrebbero far pensare a libri con poco spessore, ma a volte si tratta invece di narrazioni di buona qualità e ben tradotte, come per Oltre i limiti di Katie McGarry. Altro esempio citato è quello di Un altro giorno imperfetto in paradiso di Natasha Farrant, libro promosso dalla relatrice nonostante la copertina giudicata “terribile”.

LIbri non troppo voluminosi sono utili per non scoraggiare i lettori meno forti. Collane come I corti e Shorts hanno proposto titoli per adolescenti da una settantina di pagine. A questo proposito, si può segnalare la collana Gli arcobaleni dell’editore Camelozampa. Un titolo di questa collana è Granpa’, di Christophe Léon, che in un’ottantina di pagine racconta quattro ore notturne in cui un ragazzo accompagna il nonno in un’azione di sabotaggio contro una compagnia petrolifera.

I libri per gli adolescenti possono affrontare tematiche impegnative e delicate, come quella della droga in Storia d’amore e di perdizione di Melvin Burgess. La relatrice, facendo anche riferimento al libro di Annie Rolland Qui a peur de la littérature ado, ha toccato il tema delle “censure” che possono riguardare i libri per adolescenti: può trattarsi di una autocensura dell’autore, oppure di censure dell’editore del testo originale o di una traduzione. Anche bibliotecari e insegnanti possono preferire evitare testi con temi scottanti. Anche i libri per bambini possono suscitare polemiche, come nel caso di Il piccolo uovo, di Francesca Pardi e Altan, pubblicato dalla casa editrice Lo stampatello, destinato all’età prescolare, nel quale il piccolo uovo del titolo incontra diversi tipi di famiglia, anche con genitori dello stesso sesso.

Citando Alain Serres, la relatrice ha affermato il diritto alla verità per i giovani lettori che, a qualunque età, devono essere considerati come interlocutori validi. I ragazzi hanno il diritto di diventare lettori e il diritto di dissentire, ha aggiunto, indicando come utile letture a proposito il libro di María Teresa Andruetto Per una letteratura senza aggettivi.

Cosa fare in biblioteca? Ramonda ha elencato cinque punti: ascoltare, rispondere, interpretare, essere alla pari sorridere. Ha quindi presentato una “galleria di attività”:

La biblioteca si presenta.

pullmanBibliografie / consigli di lettura. Percorsi di lettura. La relatrice (autrice anche del recente Come costruire un percorso di lettura tra biblioteca e scuola) ha dato alcuni suggerimenti: considerare la soglia massima di attenzione, conoscere i libri proposti nel percorso, tenere conto delle sfumature all’interno del tema o genere scelto, pensare alle diverse abilità nella lettura dei ragazzi, fare leva su testi conosciuti (magari perché ne è stato tratto un film), sfruttare i buoni incipit (come quelli di La stanza 13 di Robert Swindells, Il rubino di fumo di Philip Pullman, Il gioco dell’assassino di Sandra Scoppettone), non fidarsi sempre delle indicazioni di età riportate sui libri (p.e. La scatola dei desideri di Wendy Mass e I ragni mi fanno paura di K. L. Going, inseriti nella serie arancio del Battello a vapore, che si riferisce agli ultimi anni delle elementari, possono essere validi anche per l’adolescenza), mandare i ragazzi delle classi che visitano la biblioteca sempre a casa con un libro (usando eventualmente anche una tessera della biblioteca di classe se ci sono ragazzi non iscritti), preparare una bibliografia da lasciare alla fine dell’incontro. Come esempi di percorsi a tema sonola relatrice elenca avventura, storia, ribellioni, viaggio, musica, giallo, classici (i “nuovi” classici, degli ultimi dieci anni) e i libri illustrati per adolescenti (come Il figlio del cimitero di Neil Gaiman, Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick, Il selvaggio di David Almond, Jane, la volpe & io di Isabelle Arsenault e Fanny Britt, diversi titoli delle case editrici Orecchio Acerbo, Bao, Sinnos).

Gruppi di lettura. Ramonda ha fatto l’esempio degli “avamposti di lettura” di Fuorilegge, gruppi di lettura legati alla scuola, formati da alunni anche di classi diverse, o alla biblioteca.

Bookcrossing.

Fare un blog / podcast / video. La relatrice ha portato alcuni esempi di blog fatti con / per i ragazzi.
Blog con i ragazzi:
Bucsity: http://bucsity.wordpress.com/
StuzzicaLibro: http://www.stuzzicalibro.it/
Fuorilegge: http://www.fuorilegge.org/
BookBlog: http://bookblog.salonelibro.it/
Qualcuno con cui correre: http://www.qualcunoconcuicorrere.org/
Blog per i ragazzi:
Extra time: http://www.extratimeblog.it/
Buc galaxi: http://bucgalaxi.wordpress.com/
Storie per giovani adulti: http://www.giovaniadulti.it/
Passaparola: http://giocopassaparola.blogspot.it/
I libri possono anche essere presentati con booktrailer. A questo proposito si possono vedere il canale Youtube di Fuorilegge, il Booktrailer Film Festival (v.a. qui), Ciak si legge! (concorso di booktrailer lanciato da Mare di libri), i video di Trovare la strada (Sistema bibliotecario trentino). Altri video segnalati dalla relatrice sono Rime di rabbia (fatto a Segrate), un booktrailer di Danza sulla mia tomba di Aidan Chambers, le recensioni raccolte con il titolo Ad aprile ho letto.

Organizzare un concorso. Le biblioteche di Fossano e Savigliano organizzano il concorso ImBookiamoci, che ha anche una sua pagina su Facebook ed è presente su Twitter (Fossano è anche in Anobii e Goodreads con il nome YaBuk). Altri esempi di concorsi relativi alla lettura per adolescenti sono Libernauta e il Premio libro giovani.

Formare gli insegnanti. Da quattro anni il sistema bibliotecario di Fossano organizza una giornata di formazione per gli insegnanti delle scuole medie e superiori, durante la quale vengono mostrate le novità dell’ultimo anno ritenute meritevoli. Il contatto con gli insegnanti, ha detto Ramonda, è il punto fondamentale.

La relatrice ha detto di non credere molto all’interesse per gli e-book da parte degli adolescenti, mentre ritiene che possano incontrare il loro favore contenuti digitali che siano complementi alla lettura, come mappe dei luoghi del libro (come la app per Wildwood di Colin Meloy) e approfondimenti di varia natura (come quelli per i libri della serie Mirrorworld di Cornelia Funke).

ramonda-biblioteca-ragazziPrima di passare ai libri proposti dalla relatrice nella seconda parte dell’incontro, inserisco tre domande che ho posto a Caterina e le relative risposte.

Come, secondo te, è più proficuo organizzare la collocazione a scaffale dei libri per adolescenti?

Caterina Ramonda: “Le collocazioni in area ragazzi non sono mai facili; a volte si pensa di aiutare i ragazzi utilizzando dei simboli o delle combinazioni di colori e invece si complica il tutto. laddove non è possibile una sezione dedicata (e così è nella maggior parte delle biblioteche, per problemi di spazio, perché gestite da bibliotecari monoposto, ecc.) penso possa essere utile avere uno scaffale adolescenti dove sistemare i libri rivolti a questa fascia di età. Nella mi esperienza, anche per non snaturare la scelta di catalogazione fatta da sempre, i libri dello scaffale adolescenti seguono la Dewey e sono identificabili anche grazie a un bollino colorato che in realtà serve più ai colleghi che sistemano i libri sugli scaffali :-)”

Nell’incontro hai parlato delle censure che su determinati temi possono colpire i libri dei ragazzi. E’ anche vero che certe tematiche possono essere proposte in modo non adatto a ragazzi, per quanto già adolescenti, e un filtro potrebbe essere non una censura, ma una tutela. Cosa ne pensi?

C.R.: “Certamente non tutti i temi sono adatti a tutte le età: il discorso fatto per le copertine ingannevoli, a volte si collega proprio a questo. Ci sono a volte delle copertine che hanno una grafica simile a collane adatte alla quarta/quinta elementare e che trattano invece temi adatti agli adolescenti. Nei testi per gli adolescenti, età in cui è possibile coinvolgere i ragazzi in molti argomenti, è sicuramente il modo a fare la differenza: il modo in cui viene detto, il modo di narrare, il sentire davvero la necessità di trattare l’argomento da parte dell’autore e il suo rendersi conto del lettore che lo leggerà. Se noi bibliotecari conosciamo come è trattato un tema in un libro possiamo consigliarlo o sconsigliarlo al lettore. In questo senso il saggio di Annie Rolland esplica molto bene le tante tipologie di censura, ma anche le sfumature che permettono di trattare un tema con la giusta ottica.”

Hai giustamente detto che il contatto con gli insegnanti è un punto fondamentale. Per le scuole superiori, però, la questione è complessa. Da una parte le scuole superiori sono presenti solo nel capoluogo e nei maggiori centri, dall’altra gli studenti di un paese saranno divisi in diverse sezioni di diverse scuole. In questi casi cosa suggeriresti?

C.R.: “Effettivamente il coinvolgimento da parte degli insegnanti delle scuole superiori andrebbe fatto da una biblioteca centro rete o comunque dalla biblioteca dei centri più grandi dove queste scuole hanno sede e dove è possibile offrire anche delle attività per le classi. Nei centri dove non ci sono scuole superiori, si possono pensare delle proposte ad hoc per i ragazzi di questa età, partendo magari semplicemente dall’esposizione delle novità per la loro età o con suggerimenti di lettura apposta per loro o magari coinvolgendoli direttamente nei consigli per i coetanei.”

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Nella seconda parte dell’incontro, la relatrice ha proposto, come si accennava più sopra, una serie di libri di recente pubblicazione che ha ritenuto meritevoli di essere segnalati. Sono elencati qui sotto in ordine di presentazione. Cliccando sul titolo, si va alla recensione del libro pubblicata nel blog Biblioragazzi, di cui Caterina Ramonda è tra gli autori.

Franco Cardini, Ivar e Svala fratelli vichinghi (Laterza). Pubblicato nella nuova collana “Celacanto”, può essere letto dai ragazzi di quinta elementari e delle medie, andando contro l’idea che libri con pagine illustrate di grande formato siano solo per i più piccoli.

William Grill, L’incredibile viaggio di Shackleton (Isbn). Può rispondere alla richiesta di storie basate su eventi reali. in questo caso la spedizione dell’esploratore William Shackleton. Ha grandi pagine illustrate che mostrano l’equipaggio, com’era fatta la nave, ecc.

Isabelle Arsenault e Fanny Britt, Jane, la volpe & io (A. Mondadori). Fumetto canadese, narra le vicende di una ragazza da principio con immagini in bianco e nero che si alternano a quelle a colori nelle quali la ragazza parla del libro Jane Eyre. Poi il colore comincia a entrare anche nelle illustrazioni che riguardano la sua vita.

Alessia Petricelli e Sergio Riccardi, Cattive ragazze (Sinnos). Quindici storie di donne che hanno fatto qualcosa di fuori dal comune, come Alfonsina Morini Strada, prima donna a competere in gare di ciclismo con gli uomini, alla scienziata Marie Curie, raccontate ciascuna in quattro facciate a fumetti. Premio Andersen 2014 come miglior libro a fumetti.

Federico Appel, Pesi massimi (Sinnos). A un ragazzino che durante una partita di calcio ha offeso un avversario per il colore della pelle appare Muhammad Ali che gli racconta le storie di grandi sportivi di colore.

Patrizia Rinaldi e Marta Baroni, Adesso scappa (Sinnos). Per ragazzi di prima (o anche seconda) media. E’ una storia di bullismo di cui è vittima una ragazzina al primo anno di liceo. Il corso di recupero di latino diventa l’occasione per acquistare fiducia, per lei, ma anche per il docente.

Cary Fagan, La strana collezione di Mr. Karp (Biancoenero). Un racconto lungo che può essere consigliato a lettori non forti di prima media. Protagonista è un ragazzo che ama fare collezioni di oggetti. I genitori prendono come inquilino il signor Karp, che colleziona acque.

Henry Winkler e Lin Oliver, Hank Zipzer e i calzini portafortuna (Uovonero). Fa parte di una serie che ha per protagonista Hank Zipzer, un ragazzino dislessia e, pensando alla dislessia, il testo è scritto con un font ad alta leggibilità e non è giustificato in modo da favorire la lettura.

Natasha Farrant, Un altro giorno imperfetto in paradiso (Piemme). Una ragazzina, la cui sorella gemella è morta, racconta la storia della sua famiglia usando una telecamera.

Andreas Steinhöfel, Rico, Oscar e il Ladro Ombra (Beisler). Rico, con qualche difficoltà di apprendimento, è un amante delle parole nuove che sente, che annota insieme alle sue definizioni. Oscar è il suo amico. E’ il primo libro di una trilogia.

Dave Cousins, Aspettando Gonzo, (San Paolo). Il protagonista ha un amico nerd che cerca di convincerlo a leggere, senza gran successo finché non propone di ascoltare audiolibri, idea che si rivela vincente.

Luiz Antonio Aguiar, Vincent il matto (Giunti). La storia di Vincent van Gogh vista attraverso gli occhi di Camille, un ragazzo che il pittore aveva ritratto in un suo quadro.

Barbara Stok, Vincent (Bao Publishing). Una storia a fumetti su Vincent van Gogh, basata sulle lettere tra il pittore e il fratello.

Susin Nielsen, Caro George Clooney, puoi sposare la mamma? (Il castoro). Una ragazzina la cui madre è stata truccatrice in un film con George Clooney e ha una sua foto con autografo vorrebbe l’aiuto dell’attore per evitare che la madre continui a trovare fidanzati intollerabili.

Holly Black, Doll bones (A. Mondadori). Una ragazzina racconta a due amici che una bambola pregiata che ha in casa le ha parlato dicendo di essere lo spirito di una ragazza che non avrà pace finché non ripercorreranno i luoghi della sua storia. Il viaggio compiuto dai tre diventa un legame tra loro.

Todd Strasser, La bomba (Rizzoli). Nei capitoli pari si raccontano le vicende del protagonista, un ragazzino di undici anni, in quelli dispari si immagina la vita in un rifugio dopo che è scoppiata una guerra atomica, con la convivenza forzata in spazi ristretti (e con scorte limitate di acqua e cibo) tra persone con idee diverse.

James Riordan, La notte in cui la guerra si fermò (A. Mondadori). Un libro molto crudo, basato su storie vere, sulla prima guerra mondiale.

John Boyne, Resta dove sei e poi vai (Rizzoli). Il romanzo racconta la vita a Londra durante la prima guerra mondiale, con persone originarie di paesi nemici che venivano internate perché ritenute potenzialmente pericolose per la sicurezza e un pacifista che viene portato in prigione e picchiato per il suo rifiuto di combattere.

Luisa Mattia, Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba (Piemme). Un sedicenne mente sulla sua età per poter partire per combattere nella prima guerra mondiale, ma le sue idee cambieranno quando vedrà cosa è realmente la guerra. Il libro fa parte di una collana sulla “Grande guerra”.

Leon Leyson, con Marylin J. Harran ed Elisabeth B. Leyson, Il bambino di Schindler (A. Mondadori). L’autore era il più giovane degli operai ebrei assunti da Oskar Schindler e salvati dalla persecuzione nazista. E’ una storia vera che coinvolge il lettore, un libro ottimo per trarne dei brani da leggere ai ragazzi.

Christophe Léon, Granpa’ (Camelozampa). Un ragazzino accompagna il nonno in azioni notturne di sabotaggio contro una compagnia petrolifera.

Yves Grevet, La scuola è finita (Sonda). Nel XXI secolo la scuola pubblica e gratuita viene abolita. Chi vuole studiare e non ha soldi, per entrare nelle costose scuole private deve farsi sponsorizzare da qualche azienda. Oppure frequentare le scuole clandestine.

Luigi Garlando, ‘O maé : storia di judo e di camorra (Piemme). Una storia romanzata delle vicende della palestra di Gianni Maddaloni dove si vuole offrire ai ragazzi un’alternativa al degrado.

Loredana Lipperini (con illustrazioni di Paolo D’Altan), Pupa (Rrose Sélavy). In un futuro prossimo, i ragazzi possono iscriversi a un programma per fare i finti nipoti di anziani, un incarico ben retribuito. A una ragazza, però, capita una vecchia signora che non corrisponde affatto agli schemi previsti. Per lettori delle scuole medie.

Franco Arminio (con illustrazioni di Simone Massi), Il topo sognatore (Rrose Sélavy). Il libro racconta lo spaesamento in un paese abbandonato attraverso gli occhi degli animali. Per elementari e medie.

Chris Van Allsburg, Le cronache di Harris Burdick (Il castoro). La storia di Harris Burdick, che porta a un editore una serie di suoi disegni, ma poi diventa irreperibile, è la cornice narrativa per una serie di racconti legati alle illustrazioni di Chris Van Allsburg.

Chris Van Allsburg, La scopa della vedova (Logos). Un libro di grande formato, con illustrazioni in bianco e nero, sulla persecuzione delle donne accusate di essere streghe. Il libro può essere indicato già per la scuola primaria, ma si può usare, con maggiore approfondimento sul tema della discriminazione, anche per le medie.

Frida Nilsson, Mia mamma è un gorilla, e allora? (Feltrinelli). In un orfanotrofio ogni volta che arriva un visitatore i bambini sperano di essere scelti e adottati. La protagonista viene adottata da una curiosa visitatrice: un gorilla femmina che vive in una roulotte piena di libri e resiste a chi vuole cacciarla dal suo terreno. Un libro per le classi delle scuole medie che tocca i temi della diversità e della capacità di resistenza e difesa.

Janet Tashjian, La mia vita è un romanzo (La nuova frontiera). Il protagonista adora i fumetti, ma a scuola e a casa i fumetti non sono considerati una lettura vera.

Yumoto Kazumi, Amici (Atmosphere). Tre amici sono incuriositi dall’idea della morte e seguono un anziano. Il pedinato, però, diventerà loro amico.

John Boyne, Che cosa è successo a Barnaby Brocket? (Rizzoli). Barnaby non è soggetto alla forza di gravità. Fluttua per il mondo e incontra diversità che la società non sa accogliere.

Pierdomenico Baccalario, Lo spacciatore di fumetti (Einaudi Ragazzi). Nell’Ungheria sotto la dittatura gira uno strano contrabbandiere: quello che porta e cede gratuitamente sono storie a fumetti.

Chiara Carminati, Fuori fuoco (Bompiani). Un libro ambientato ai tempi della prima guerra mondiali in cui il testo è accompagnato da immagini che hanno un particolare non riconoscibile perché, come dice il titolo, fuori fuoco e invitano il lettore a usare l’immaginazione.

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Bibliografia per approfondire (a cura della relatrice):

María Teresa Andruetto, Per una letteratura senza aggettivi, Modena : EquiLibri, 2014.
Aidan Chambers, Siamo quello che leggiamo, Modena : EquiLibri, 2011.
Luisa Marquardt, Loredana Perego, Deborah Soria, Per una biblioteca in ogni scuola, Roma : Sinnos, 2012 (può essere scaricato gratuitamente in formato pdf qui).
Caterina Ramonda, La biblioteca per ragazzi, Milano : Bibliografica, 2013.
Caterina Ramonda, La biblioteca per ragazzi raccontata agli adulti, Milano : Bibliografica, 2011.
Caterina Ramonda, Come costruire un percorso di lettura tra biblioteca e scuola, Milano : Bibliografica, 2014.
Annie Rolland, Qui a peur de la littérature ado, Paris : Thierry Magnier, 2008.
Marcella Terrusi, Albi illustrati, Roma : Carocci, 2012.
Sophie Van der Linden, Album[s], Paris : De facto – Actes sud, 2013.

 

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Nabokov e Orwell tra dittatori, farfalle e rospi

mondo-sinistroNel 2013 la casa editrice Adelphi ha pubblicato con il titolo Un mondo sinistro una nuova traduzione italiana, ad opera di Franca Pece, di Bend sinister di Vladimir Nabokov (libro del 1947, già pubblicato in italiano da A. Mondadori nella traduzione di Bruno Oddera con il titolo I bastardi).

Nel romanzo, il potere è stato conquistato dal dittatore Paduk, creatore del Partito dell’Uomo Comune. L’ideologia ufficiale del regime è l’ekwilismo, basato su un “trattato farneticante” scritto da un tale Fradrik Skotoma quando era ottantacinquenne e in stato di “rimbambimento” e pubblicato dal padre di Paduk (p.95). Skotoma, cui è pure intitolata una piazza (p.58) della città ribattezzata Padukgrad (p.199), sosteneva che i guai dell’umanità dipendevano da una distribuzione ineguale delle qualità umane (pp.95-96).

“Era vero che il socialismo aveva propugnato l’uguaglianza sul piano economico, e la religione aveva risolutamente promesso la stessa cosa in termini spirituali come status inevitabile nell’oltretomba. Ma l’economista non aveva capito che il livellamento della ricchezza non poteva essere efficacemente realizzato, né avere un peso reale fino a quando fossero esistiti individui con più cervello o più fegato di altri; e analogamente il prete non aveva colto la futilità della sua promessa metafisica riguardo a quegli individui privilegiati […] per i quali già questo mondo è un paradiso […]” (p.96)

La soluzione, per lo squinternato pensatore, era quindi “riplasmare gli esseri umani in conformità a un modello ben equilibrato” (p.97 – da “equilibrio” deriva il termine ekwilismo). Paduk trasforma queste vaghe assurdità “in una dottrina politica violenta e virulenta” (p.97) da attuare, come dice, “conformando idee ed emozioni a quelle di una maggioranza armoniosa; […] estirpando tutte le opinioni arroganti che la comunità non condivide” (p.118).

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Il titolo originale del romanzo è Bend sinister, un termine araldico che indica la fascia che percorre in diagonale uno stemma dal vertice destro in alto fino a sinistra in basso (in italiano: sbarra). Nell’introduzione, Nabokov scrive che la sbarra è comunemente, ma erroneamente, ritenuta un segno di una nascita “illegittima” (questo è ahinoi il termine in uso, anche se il fatto che si usi l’aggettivo “illegittimo” per un bambino è comunque un segno di barbarie sociale). Da ciò, a quanto pare, verrebbe il titolo I bastardi dato alla prima edizione italiana del libro. Curiosamente sulla copertina c’è però un bend dexter (in italiano: banda) e non un bend sinister.

Scrittori e lettori

La narrazione con tocchi surreali poteva fare accostare Un mondo sinistro e il precedente romanzo Invito a una decapitazione (*) alle opere di Franz Kafka. Trattandosi di immaginarie società repressive, si poteva riferirsi al filone delle antiutopie chiamando in causa, dopo che fu pubblicato (i due romanzi di Nabokov sono precedenti), il più famoso esempio, 1984 di George Orwell. Nabokov non condivideva però l’idea di accostare le sue opere a quelle di Kafka, Orwell e in generale ad altri autori: “Le affinità spirituali non trovano posto nella mia concezione della critica letteraria” (**).

(*) Priglašenie na kazn’, pubblicato a puntate su una rivista tra il 1935 e il 1936. Traduzione italiana: Invito a una decapitazione, Milano : A. Mondadori, 1961.
(**) Prefazione dell’autore a Invito a una decapitazione, cit., p.12.

Nabokov scrisse che apprezzava Kafka. Negò comunque ogni influsso dello scrittore praghese sui suoi citati romanzi, dicendo che, quando scrisse Invito a una decapitazione, non aveva ancora letto nulla di Kafka (*). Liquidò invece in modo piuttosto sprezzante Orwell. In una sua prefazione a Invito a una decapitazione scrisse: “se dovessi scegliere uno spirito affine al mio, lo troverei certo in quel grande scrittore [Kafka] più che in G. H. [sic] Orwell o in altri fornitori di idee illustrate e di narrativa pubblicistica” (**). Nell’introduzione a Un mondo sinistro inserita anche nelle due edizioni italiane citate, Nabokov respinge ancora i paralleli con i due autori scrivendo che “i paragoni automatici fra Un mondo sinistro e le creazioni di Kafka o i cliché di Orwell alla fine dimostrerebbero soltanto che l’automa non ha letto né il grande autore tedesco né il mediocre scrittore inglese” (p.13).

(*) Prefazione dell’autore a Invito a una decapitazione, cit., pp.11-12.
(**) Prefazione dell’autore a Invito a una decapitazione, cit., p. 12. La H come iniziale di un presunto secondo nome di Orwell è un errore di Nabokov: Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair) aveva un solo nome, George. Forse Nabokov è stato tratto in inganno dall’assonanza con H. G. Wells?

Nabokov ritiene dunque i suoi due romanzi antiutopici superiori a quello di Orwell. Personalmente sono di parere opposto. I romanzi di Nabokov hanno un linguaggio più sofisticato, ma questo non implica necessariamente una maggiore qualità letteraria. Orwell, in 1984, offre una visione memorabile di uno stato totalitario e degli effetti sui suoi abitanti, decisamente superiore a quella di Invito a una decapitazione e Un mondo sinistro. Con buona pace di Nabokov, non ho alcun dubbio nel ritenere che quello di Orwell sia un libro migliore dei suoi due.

Nell’introduzione a Un mondo sinistro, Nabokov ha modo inoltre di esprimere la sua disapprovazione anche per “quella porcheria di Werfel, Il canto di Bernadette“, e per i “romanzi scadenti” di Erich Maria Remarque (Niente di nuovo sul fronte occidentale) e di Michail Šolochov (Il placido Don) (p.17). Non sono comunque solo gli autori a finire nel mirino di Nabokov. C’è spazio anche per noi lettori. Dopo averci spiegato i riferimenti che ha disseminato nel romanzo, ritiene “lecito domandarsi se per uno scrittore valga la pena di escogitare e distribuire tali raffinate lapidi commemorative”, tanto più che “alla maggior parte dei lettori non importerà essersi persi tutto ciò”. D’altra parte, che importa all’esimio scrittore di noi lettori che non capiamo i suoi colti giochi letterari? “Alla fin fine,” dice con sollievo Nabokov, “la sola cosa che conta è la soddisfazione personale dell’autore” (p.18).

Devo ammettere che in effetti, leggendo il romanzo, non ho colto parte dei richiami (ho letto l’introduzione dopo il romanzo: quando ho visto che l’introduzione faceva riferimento alla trama del libro, ho preferito rimandarne la lettura). Nabokov ha ragione pure su un altro punto: in effetti, non è che mi importi più di tanto delle straordinarie rivelazioni della sua introduzione. Avevo notato, in effetti, che l’immagine della buca “spatoliforme” si ripete all’interno del libro (anche perché, nella traduzione italiana, l’aggettivo “spatoliforme” non passa facilmente inosservato), ma, a essere sincero, non mi sembra una trovata da annotare nella storia della letteratura mondiale.

Detto questo, la prima apparizione della buca spatoliforme, proprio all’inizio del libro, in cui la pozzanghera formatasi in una frattura dell’asfalto è presentata come “simile a un’orma stravagante riempita fino all’orlo di mercurio” (p.23), è, per i miei gusti di rozzo lettore, una buona immagine. Rende bene l’idea del cielo grigio che si riflette nell’acqua. Al contrario, il mio gusto personale non apprezza molto il resto della descrizione della buca, con la “nera umidità tentacolare” che la circonda e le “foglie morte di un uggioso grigio spento. Annegate, direi”. Lo stesso potrei dire del resto del libro: ci sono qua e là buone immagini, ma anche soluzioni meno convincenti.

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Polyommatus icari (foto di Luc Viatour, via Wikimedia Commons)

Scrittore e naturalista

Nabokov è conosciuto soprattutto come scrittore, ma era anche uno studioso di farfalle. In questo campo, come precisa Stephen Jay Gould, “Nabokov non era un dilettante (inteso nel senso peggiorativo del termine), ma un tassonomista che lavorava come tale, qualificato e dotato di un chiaro talento, riconosciuto in tutto il mondo come specialista della biologia e della classificazione di un importante gruppo di lepidotteri, i Polyommatini dell’America Latina” (*).

(*) Stephen Jay Gould, Non esiste scienza senza fantasia, né arte senza fatti: le farfalle di Vladimir Nabokov, in Id., I have landed, Torino : Codice, 2009, pp.23-53; il passo qui riportato è a p.25.

In Un mondo sinistro c’è un riferimento alla tassonomia quando viene detto che Krug, il protagonista del romanzo, voleva trovare “qualcosa che appartenesse non soltanto a una specie, o a un genere, o a una famiglia, o a un ordine non ancora descritti, bensì qualcosa che rappresentasse una classe nuova di zecca” (p.194).

Nabokov trova un paragone biologico anche quando accenna a una partitella di calcio tra ragazzi: “Lo sbadiglio del sottopasso e il portone della scuola, alle due estremità opposte del cortile, si tramutavano nelle porte del gol, allo stesso modo in cui l’organo normale di una specie animale muta radicalmente quando svolge una funzione diversa in un’altra specie” (p.85).

Un riferimento scientifico (“un legame filogenetico”) compare anche nella descrizione dei posti a sedere nei mezzi di trasporto: “Il duro cuoio puritano (sul quale erano seduti) era davvero l’ultimo residuo di un legame filogenetico tra il concetto moderno e assai discriminatorio della carrozza ferroviaria di lusso a posti individuali e la panca comune delle diligenze di lusso” (p.135).

C’è un buon paragone entomologico quando l’autore scrive che le maschere antigas “viste di profilo somigliavano in modo impressionante a teste di formiche assai ingrandite” (p.227). Tra gli insetti sono citate anche le lucciole (p.100) e, naturalmente, le farfalle, di cui diremo più sotto.

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Raffaello, Pesca miracolosa, particolare
(da Wikimedia Commons)

Interessante è un’osservazione, avulsa dalla trama del libro, sui pesci raffigurati in un’opera di Raffaello:

“Truganini, l’ultima dei Tasmaniani, morì nel 1877, ma l’ultimo dei Kruganini non riusciva a ricordare come questo si collegasse al fatto che i pesci commestibili della Galilea del primo secolo d. C. fossero soprattutto cromidi e barbi, benché nella rappresentazione che Raffaello fa della pesca miracolosa compaiano tra varie forme pescine indefinibili, create dalla fantasia del giovane pittore, due esemplari che appartengono chiaramente alla famiglia dei raidi, mai trovata in acqua dolce” (pp.176-177; ho ritoccato la traduzione (*))

Non so se c’è qualche riferimento che non ho colto (a parte il gioco di parole tra il nome di Truganini (**) e il cognome del protagonista del libro, Krug). Comunque si potrebbe fare un “collegamento” notando che l’unica specie di raidi trovata in acque (quasi) dolci è la Zearaja maugeana, scoperta in estuari della Tasmania (***). Si tratta però, ovviamente, di una coincidenza dato che la descrizione di questa specie è recente e Nabokov non poteva quindi conoscerla.

(*) La parte finale, nel testo originale inglese, è: “two specimens which obviously belong to the skate family, never found in fresh water”, che viene tradotto in questa edizione italiana con “due specie che appartengono chiaramente alla famiglia delle razze, mai trovata in acqua dolce”. Specimens, però, significa “esemplari”, non “specie” (nella precedente edizione (p.154) la traduzione era corretta). La skate family è la famiglia dei raidi (Rajidae), una, ma non l’unica, famiglia di razze. Per le razze in generale, d’altra parte, Nabokov non avrebbe potuto dire che nessuna era stata “mai trovata in acqua dolce”: p.e. la Himantura polylepis, razza della famiglia dei dasiatidi, vive in acque dolci così come le razze della famiglia dei potamotrigonidi.
(**) La data di morte di Truganini riportata da Nabokov non pare esatta: quella corretta dovrebbe essere il 1876. Cfr p.e. . la voce, di Lyndall Ryan e Neil Smith, per l’Australian Dictionary of Biography, consultabile online qui.
(***) “Specimens have been caught in a broad range of brackish salinities to almost fresh water (pers. obs.)” (D. Gledhill e P. Last, Zearaja maugeana, in “IUCN Red List of Threatened Species”. La scheda è datata 2005, prima ancora che i due autori dessero all’animale il nome ora anche lì riportato, attribuito con la descrizione nell’articolo seguente: Peter C. Last – Daniel C. Gledhill, The Maugean Skate, Zearaja maugeana sp. nov. (Rajiformes: Rajidae) — a micro-endemic, Gondwanan relict from Tasmanian estuaries, “Zootaxa”, n.1494 (2007), pp.45–65, consultabile online (formato pdf).

Non è l’unico caso in cui Nabokov ha inserito in suo romanzo un’osservazione di carattere naturalistico su un dipinto. In Ada o ardore, ha preso in esame due farfalle nel Giardino delle delizie di Hyeronimus Bosch (in un caso, per la precisione, è una figura di fantasia che porta ali di farfalla – una Maniola jurtina, come precisa Nabokov) (*).

(*) Vladimir Nabokov, Ada o ardore, Milano : Mondolibri, 2000, p.451. Cfr Gould, Non esiste scienza senza fantasia, cit., p.39. Nabokov aveva già identificato le ali della figura del dipinto di Bosch con quelle di una Maniola jurtina in una lettera alla rivista “Life”, 5 dicembre 1949, p.6.

smerinthus

Smerinthus ocellatus (foto di Didier Descouens, da Wikimedia Commons)

Le farfalle, come ricordato sopra, erano la specialità di Nabokov. In Un mondo sinistro, le farfalle sono gli animali citati più volte (*), anche se si tratta quasi sempre di cenni rapidi che non si soffermano a descrivere l’animale. Fa eccezione un passo in cui Nabokov presenta una falena Smerinthus ocellatus: “aggrappata con le sei zampette lanuginose al polpastrello del pollice, la punta del corpo grigio topo appena curvata all’infuori, le corte ali inferiori rosse e ocellate d’azzurro bizzarramente spinte in avanti sotto quelle superiori inclinate che erano lunghe e marezzate e profondamente dentellate” (p.156; la stessa falena è nominata a p.200).

(*) Dieter E. Zimmer ha cercato tutte le citazioni di farfalle nelle opere di Nabokov e ha compilato A guide to Nabokov’s butterflies and moths, consultabile online qui.

Nelle pagine del libro si incontrano “falene grandi quanto un ventaglio aperto” (p.100), bruchi che scavano “fori ripugnanti” nelle foglie dei cavoli (p.114), vanesse del cardo (Vanessa cardui) che volano sui fiori che danno loro il nome (p.177). Nell’ultimo capitolo c’è una grande falena con “zampette pelose”, “ali marezzate”, occhi “incandescenti come due braci in miniatura” (p.259) e il libro si conclude con le parole “a good time for mothing”, che nell’edizione italiana sono riportate in lingua originale e seguite dalla traduzione “Notte propizia per andare a caccia di falene” (p.259) (*).

(*) Nell’introduzione, Nabokov sottolinea che mothing “non è un refuso (come invece fu creduto in passato da almeno un correttore di bozze)” (p.18). Come è facile intuire, lo scrittore intende dire che qualcuno potrebbe credere che la parola corretta, invece che mothing (cacciare falene), sia nothing (niente).

Una citazione che potrebbe sfuggire ai non esperti di farfalle (stranamente Nabokov non la menziona, nell’introduzione, nell’elenco delle sue trovate) è quella del “cielo Blue Morpho” (p.245; nell’originale inglese “a morpho-blue sky”): blue morpho è il nome attribuito ad alcune farfalle del genere Morpho dotate di ali azzurre.

In una circolare propagandistica del regime di Paduk si dice che, “quando mezzo milione di lavoratori americani del settore tessile scioperarono, […] la fotografia che riscosse più successo, apparsa su tutti i giornali capitalistici del tempo, fu quella di due rare farfalle […]. Ma neppure una parola sullo sciopero dei lavoratori del tessile!” (p.187).

Farfalle, rospi e i problemi del mondo

Cosa avrebbe detto George Orwell (torniamo a lui) di una situazione come quella che Nabokov ha immaginato per la propaganda del regime immaginario del suo romanzo? Da uomo di sinistra radicale quale era, Orwell avrebbe senza dubbio simpatizzato con gli scioperanti, come fece, per esempio, in occasione di uno sciopero dei minatori nel 1944 (*). Non avrebbe avuto, però, nulla da ridire sullo spazio concesso alle farfalle.

(*) George Orwell, London letter to Partisan Review, in The collected essays, journalism and letters of George Orwell, Harmondsworth : Penguin, 1987, pp.149-151.

smothered-under-journalismIn un articolo pubblicato nel 1946, dopo aver descritto alcuni segni dell’arrivo della primavera, con una speciale predilezione per i rospi (che danno il titolo all’articolo, Some thoughts on the common toad) (*), Orwell scriveva che “qualsiasi riferimento favorevole alla natura” rischiava di essere etichettato dai direttori dei giornali di sinistra come sentimentalismo inutile o addirittura nocivo perché avrebbe condotto “a una sorta di quietismo politico” e sarebbe stato un indice di una tendenza reazionaria contro il progresso.

(*) George Orwell, Some thoughts on the common toad, in Collected essays, journalism and letters of George Orwell, Harmondsworth : Penguin, 1970, vol. IV, pp.171-175, e in Smothered under journalism [il volume fa parte di The complete works of George Orwell], London : Secker and Warburg, 1998, pp.238-240; tr. it. Elogio del rospo, in George Orwell, Tra sdegno e passione, a cura di Enzo Giachino, Milano : Rizzoli, 1977, pp.412-415, e in George Orwell, Nel ventre della balena e altri saggi, a cura di Silvio Perrella, Milano : Bompiani, 1996, pp.342-346.

Orwell non era affatto d’accordo: “se distruggiamo ogni piacere nel corso della vita, quale specie di futuro ci prepareremo? Se non si sa godere per il ritorno della primavera, come faremo a essere felici in un’utopia che ci risparmi il lavoro? […] Credo che, conservando il proprio amore infantile per alberi, pesci, farfalle e – per tornare al punto di partenza – rospi, ci si prepara meglio un pacifico e onesto futuro, mentre invece sostenendo che nulla deve essere ammirato, tranne l’acciaio e il cemento armato, si rende più probabile una situazione in cui gli esseri umani non avranno altro sfogo per le loro superflue energie se non l’odio e l’adorazione di un qualche duce”.

Un altro episodio in cui qualcuno mette in contrapposizione le farfalle e i problemi del mondo lo racconta Sean B. Carroll nel suo libro Infinite forme bellissime (il titolo è, come molti avranno notato, un omaggio alla conclusione dell’Origine delle specie di Darwin) (*). Carroll aveva scoperto un legame tra un gene (distal-less) e le macchie sulle ali delle farfalle, scoperta che, dopo essere stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “Science”, aveva attratto anche l’attenzione del “New York Times” e altri media, così che lo studioso aveva avuto il suo “quarto d’ora di gloria” al di fuori del giro degli specialisti. Una curiosa conseguenza di questo successo mediatico dello studio fu una lettera in cui l’anonimo mittente rimproverava Carroll: “E’ una vergogna che voi cervelli non vi mettiate insieme per aiutare a risolvere i problemi della Terra invece di usare i talenti che Dio vi ha dato e i soldi delle nostre tasse per scoprire quali geni determinano il colore delle ali delle farfalle” (**).

(*) “Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione della vita, con le sue molte capacità, che […] si è evoluta e si evolve, partendo da inizi così semplici, fino a creare infinite forme estremamente belle e meravigliose” (Charles Darwin, L’origine delle specie per selezione naturale, Roma : Newton Compton, 1989, p.428).
(**) Sean B. Carroll, Infinite forme bellissime, Torino : Codice, 2011, p.206.

Meduse e ultracorpi

Le meduse hanno un ruolo da protagoniste nel romanzo di Giuseppe Conte Il male veniva dal mare (Milano : Longanesi, 2013) e compaiono, non a caso, sulla sovraccoperta del libro (le immagini sono tratte dall’ottava tavola della Kunstformen der Natur di Ernst Haeckel) (*). Il libro è ambientato a Nizza nel terzo del decennio del XXI secolo, ricco di meduse, ma senza balene (“balene da salvare non ce n’è più una sul pianeta” – p.101). Una gigantesca nave da crociera approda nella Baia degli Angeli, circondata da strane meduse luminose. Sulla spiaggia vengono trovati, una dopo l’altra, i cadaveri sfigurati di due ragazze. Gli esami su una delle ragazze rivelano la presenza di un veleno simile a quello della cubomedusa Chironex fleckeri e, anche se poi i conti non tornano sotto altri aspetti, la morte delle due sventurate è attribuita alle meduse di specie sconosciuta giunte nella baia.

(*) Il libro di Haeckel stato digitalizzato e messo a disposizione degli interessati qui:
http://caliban.mpiz-koeln.mpg.de/haeckel/kunstformen/Haeckel_Kunstformen.pdf

Meduse

Nelle pagine del libro sono nominate diverse specie di meduse. In un flashback, il “cattivo” del libro dice ai suoi marinai che le meduse di Nomura (Nemopilema nomurai) sono “capaci di rovesciare un peschereccio, come hanno fatto nel mar del Giappone, un peschereccio capovolto da una rete con dentro decine di Nomura” (p.76). Si tratta di una notizia di cronaca del 2009 (*), anche se ovviamente l’incidente è dovuto alla stazza di queste meduse, che possono pesare fino a 200 chili, e non a una volontà delle meduse di capovolgere l’imbarcazione.

(*) Julian Ryall, Japanese fishing trawler sunk by giant jellyfish, “Daily Telegraph”, 2 novembre 2009, http://www.telegraph.co.uk/earth/6483758/Japanese-fishing-trawler-sunk-by-giant-jellyfish.html
Giappone, la rivincita delle meduse: con il loro peso affondano peschereccio, “Corriere della Sera”, 3 novembre 2009, http://www.corriere.it/animali/09_novembre_03/meduse-affondano-peschereccio-giappone_a6997506-c855-11de-b35b-00144f02aabc.shtml

Un marinaio gli risponde che la pericolosità delle diverse specie di meduse non è proporzionale alle dimensioni e che meduse molto piccole possono causare conseguenze più gravi di altre molto più grosse, il che è vero. Cita quindi come esempio “le Irukandji” delle quali dice, con esagerazione, che “sono le più mortali al mondo” (p.76 – in effetti più avanti, a p.392, il titolo di meduse “più micidiali al mondo” viene assegnato invece alle Chironex fleckeri, di cui diremo qualcosa più sotto). Sono chiamate Irukandji le meduse le cui punture causano una serie di sintomi (tra cui dolori alla schiena, crampi, sudorazione, vomito, ipertensione, edema polmonare e cerebrale) che nel 1952 fu descritta dal medico e naturalista australiano Hugo Flecker (1884-1957) con il nome di “Irukandji syndrome” (dal nome di una popolazione della zona). Allora non erano ancora conosciute le meduse che ne erano causa. Una dozzina di anni dopo, Jack Barnes riuscì a catturare nella zona di mare interessata dal fenomeno una medusa ancora ignota alla zoologia e, per verificare se poteva essere la responsabile della sindrome, ebbe l’idea un po’ temeraria di sperimentare su di sé, sul figlio e su un amico le punture della bestiola, confermando l’ipotesi (e finendo in ospedale) (*). La medusa fu poi descritta da Ronald V. Southcott (**) con il nome Carukia barnesi (Carukia è un nome creato unendo Carybdeidae, il nome della famiglia cui appartiene la medusa descritta, e Irukandji; barnesi è ovviamente un omaggio a Jack Barnes). In seguito si è scoperto che la C. barnesi non era l’unica medusa a provocare la sindrome Irukandji (***).

(*) Peter J. Fenner, Simone L. Harrison, Irukandji and Chironex fleckeri jellyfish envenomation in tropical Australia, “Wilderness and Environmental Medicine”, 11 (2000), pp.233-240 (in pdf qui: http://www.researchgate.net/publication/12130705_Irukandji_and_Chironex_fleckeri_jellyfish_envenomation_in_tropical_Australia/file/d912f510f3a0dcf425.pdf);
Venomous and poisonous marine animals : a medical and biological handbook, medical editors: John A. Williamson, Peter J. Fenner, Joseph W. Burnett; biology editor, Jacqueline F. Rifkin, Sydney : University of New South Wales Press – Fortitude Valley : Surf Life Saving Queensland, 1996, pp.43-46 (parzialmente consultabile in Google Books: http://books.google.it/books?id=YsZ3GryFIzEC).
Un resoconto in italiano della vicenda è in Mauro Cella, Irukandji: quando la criptozoologia incontra la medicina, Criptozoo.com, 20 aprile 2013: http://www.criptozoo.com/it/news/curiosita/item/242-irukandji-quando-la-criptozoologia-incontra-la-medicina.
(**) R. V. Southcott, Revision of some Carybdeidae (Scuphozoa : Cubomedusae) including a description of the jellyfish responsible for the ‘Irukandji syndrome’, “Australian Journal of Zoology”, 15 : 3 (1967), pp.651-671; abstract qui: http://www.publish.csiro.au/paper/ZO9670651.
(***) James Tibballs, Ran Li, Heath A. Tibballs, Lisa-Ann Gershwine, Ken D. Winkel, Australian carybdeid jellyfish causing “Irukandji syndrome”, “Toxicon”, 59 (2012), pp.617-625 (pdf qui: http://www.researchgate.net/publication/221857744_Australian_carybdeid_jellyfish_causing_Irukandji_syndrome/file/9fcfd500dff7f26276.pdf).

Un’altra medusa descritta da Ronald Southcott è la Chironex fleckeri già citata più sopra. Nel romanzo si legge:

“sulle coste dell’Australia […] sessantacinque casi di morte in mare vicino alla riva rimasero misteriosi sino al 1955, quando la scienza scoprì che le responsabili erano le Chironex fleckeri […]. Da allora, grazie alla scienza, non si registravano più decessi in quelle acque.” (p.98)

Nel 1955, dopo un attacco letale, Flecker fece ispezionare le acque per individuare la causa. Fu catturata una medusa che fu mandata a Southcott perché la esaminasse. Lo studioso si avvide che era una specie ancora sconosciuta alla zoologia e la descrisse con il nome di Chironex fleckeri. Il nome di specie fleckeri era una dedica a Flecker (*). Quello del 1955 non è stato purtroppo l’ultimo caso di morte causata da punture di questa medusa. Un documento del 2012 del Centre for Disease Control del Northern Territory indica come ultimo caso di morte provocata da una C. fleckeri nelle acque del loro territorio federale quello di un bambino di sei anni nel novembre del 2007 (**).

(*) R. V. Southcott, Studies on Australian Cubomedusae, Including a New Genus and Species Apparently Harmful to Man, “Australian Journal of Marine and Freshwater Research”, 7 : 2 (1956), pp.254-280; abstract qui: http://www.publish.csiro.au/paper/MF9560254.
(**) Il documento del Centre for Disease Control è consultabile qui in pdf: http://www.health.nt.gov.au/library/scripts/objectifyMedia.aspx?file=pdf/26/02.pdf&siteID=1&str_title=Box%20Jellyfish.pdf.
In un articolo su questo caso si riferisce che, prima di questa, l’ultima morte (di una bambina di tre anni) per tale causa risaliva al 1996 (Rebekah Cavanaugh, Box jellyfish kills boy, 6, NT News.com.au, 13 novembre 2007, http://dev.video.ntnews.com.au/article/2007/11/13/2583_ntnews.html).
In una scheda (http://www.marine-medic.com.au/pages/medical/chironex.asp) sulla C. fleckeri sul sito marine-medic.com, curato da un esperto in materia, Peter Fenner, si cita un caso risalente al dicembre del 1999 a Cairns, nel Queensland.

 Ultracorpi

ATTENZIONE. Questa sezione rivela alcuni punti centrali nella trama del libro. Se non l’avete letto e volete leggerlo senza che vi sia anticipato quel che succede, interrompete qui la lettura e riprendete (se volete) dopo aver terminato il romanzo.

Le meduse che hanno un ruolo di primo piano nel romanzo di Conte, però, non sono semplici specie del noto animale marine. Sono creature extraterrestri giunte sulla Terra.

“Le meduse Gorgo erano venute da un pianeta lontanissimo. Con il loro corpo composto quasi esclusivamente di acqua, indistinguibile dall’acqua, avevano migrato nel volo di una nube di pulviscolo umido, di gocce e ghiaccio, verso il pianeta chiamato più tardi Terra dagli umani, piovendovi dopo aver attraversato le galassie.” (p.265)

Sono esseri razionali e possono comunicare tra loro e inviare messaggi anche agli umani con una sorta di telepatia. Nella loro forma di medusa, sono legate all’acqua, ma trovano il modo di conquistare la terraferma prendendo possesso di corpi umani. La prima a venire conquistata dalle meduse è Asal Fortini, uno dei personaggi principali del libro. Asal entra in acqua e la medusa le si avvicina. Dopo un forte dolore, la ragazza sente che “qualcosa era ormai dentro di lei, […] dilagava in tutto il suo corpo e vi si adattava” (pp.244-245). La stessa sorte subiranno due amiche di Asal (p.247) e poi anche una terza (lo si capisce a p.413).

Asal sente di “non essere più soltanto se stessa […] manteneva la memoria della sua vita di ragazza, ma si accorse subito che stava sbiadendo. […] Ora una voce diversa parlava in lei e la guidava. La istruiva. Quello che aveva perso in ricordi ed emotività, lo stava guadagnando in conoscenza” (pp.263-264). Quando Nyamé, innamorato di Asal, va a trovarla, la ragazza lo riconosce, ma è priva di calore umano. E’ “indifferente” (p.339), “gelida” (p.341). “Nella voce di lei non c’è un filo di emozione” (p.340). Le parole sull’amicizia sono per lei “considerazioni senza sostanza” (p.341).

Come Medusa nella mitologia classica, le ragazze parassitate dalle meduse sono letali e possono pietrificare le persone. Così le meduse uccidono il perfido magnate Arcano (p.303), loro principale nemico in quanto la sua impresa, che dovrebbe smaltire sostanze inquinanti, in realtà se ne libera semplicemente rovesciandole in mare. Anche altri uomini vengono pietrificati. Anche se alla conclusione del romanzo ciò non è ancora avvenuto, da alcuni incisi inseriti qua e là sin dalle prime pagine, in cui si parla dell’umanità al passato (*), fanno pensare che in questo modo le meduse aliene riusciranno successivamente in tal modo a conquistare il mondo, eliminando la specie umana.

(*) Per esempio: “commissario allora tra gli umani era il titolo che spettava a un funzionario di polizia con responsabilità di comando” (p.18).

Jack Finney, L'invasione degli ultracorpi

La trama del libro di Conte, con le ragazze uguali nell’aspetto, ma prive di emozioni, nel contesto di un’invasione da parte di creature extraterrestri, ricorda quella del romanzo di Jack Finney The body snatchers (1955), tradotto in italiano con i titoli Gli invasati e L’invasione degli ultracorpi (*). Quest’ultimo è stato il titolo dell’edizione italiana del famoso film (in originale Invasion of the body snatchers, 1956) tratto dal libro, con la regia di Don Siegel.

(*) L’edizioni a cui si farà riferimento è: Jack Finney, L’invasione degli ultracorpi, traduzione di Stanis La Bruna, Milano : A. Mondadori, 2003.

Nel libro di Finney (e nel film di Siegel), gli organismi extraterrestri arrivano sulla Terra sotto forma di baccelli. In questi baccelli si forma una copia identica, “molecola per molecola” (p.172), delle persone delle quali prendono il posto. Le copie acquisiscono anche i ricordi degli “originali”, che vengono eliminati, ma non le emozioni. Come dice un personaggio del libro, Wilma, parlando della copia dello zio Ira: “chiunque sia, ho la sensazione, anzi la certezza direi, che parli automaticamente. Che i fatti presenti nella memoria di Ira si trovino nella sua in ogni particolare, ma senza emozioni. Non c’è alcuna emozione, c’è la finzione dell’emozione” (p.28 – cfr il film, al minuto 11: “non c’è emozione”). A differenza di quella delle meduse di Conte, però, l’invasione dei baccelli fallisce. I protagonisti riescono a dar fuoco ai baccelli fatti sviluppare in una fattoria. Non tutti vengono distrutti, ma i superstiti si alzano in volo e lasciano il nostro pianeta (pp.205-208).

Ci sono altri tre film ispirati, più o meno liberamente, al romanzo di Finney e al film di Siegel: Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the body snatchers, con la regia di Philip Kaufman, 1978), Ultracorpi : l’invasione continua (Body snatchers, di Abel Ferrara, 1993) e Invasion (The invasion, di Oliver Hirschbiegel, 2007).

In un’edizione in dvd di quest’ultima versione, al film è aggiunto un documentario di circa 19 minuti dal titolo We’ve never snatched before (2008), nel quale, verso la fine (minuti 15-17), si parla del “morbo di Morgellons”, presentato come una patologia misteriosa che causerebbe sintomi simili a quelli del diabete e lesioni cutanee dalle quali uscirebbero filamenti di vari colori. Ho riferito usando il condizionale perché, in realtà, tale “morbo” appartiene al regno della fantasia quanto gli ultracorpi. La patologia cui possono essere ricondotti i casi in cui compaiono tali sintomi è piuttosto analoga a una parassitosi illusoria. Il soggetto crede di avere qualcosa che non va e comincia a grattarsi e, insistendo, finisce per procurarsi da sé le lesioni cutanee che vengono attribuite all’azione del presunto morbo. Nelle escoriazioni così prodotte può facilmente finire un filo di un maglione o altro indumento: dunque non è affatto un mistero inspiegabile la presenza di fibre colorate (*).

(*) Per un’analisi seria del presunto morbo, si può leggere l’articolo di Salvo Di Grazia, Morgellons: psicosi da 300 anni, blog “MedBunker”, 18 marzo 2009: http://medbunker.blogspot.it/2009/03/morgellons-psicosi-da-300-anni.html.

Altri romanzi con meduse

Sergio Rossi – Toni Polo, Medusa, Milano : Sperling & Kupfer, 2008 (ed. orig.: 2007)

rossi-polo-medusaNel 2012 (un futuro vicino quando è stato pubblicato il libro, nel 2007) i mari del mondo sono invasi da piccole meduse (“diametro fra i cinque e i trenta millimetri” – p.12) descritte nel romanzo con il nome di Gillaia inexpectata. La presenza della massa gelatinosa (e urticante) delle bestiole abbatte il turismo e la voracità delle meduse, che si nutrono delle larve dei pesci, colpisce la pesca. D’altra parte, proprio la pesca indiscriminata ha favorito la diffusione delle G. inexpectata, specie che viveva nei fondali ed è stata portata dalle reti a strascico in superficie, dove ha potuto prosperare anche perché l’eccessiva pesca ha ridotto fortemente di numero i suoi potenziali predatori. Una spedizione di scienziati va a indagare sulle meduse, sfidando anche la furia degli elementi e la concorrenza sleale di uno spregiudicato studioso avversario fautore di una spettacolarizzazione della scienza che va a discapito della seria ricerca.

Francesco Gungui, Achille e la fuga dal mondo blu, Milano : A. Mondadori, 2008

gungui-mondo-bluNel secondo libro delle avventure di Achille, Clara e Federico nei mondi paralleli, i tre amici protagonisti di questi libri per ragazzi si ritrovano in un pianeta in cui le acque hanno invaso gran parte della terraferma, dominato da una dittatura che ha a capo uno squalo. Gli uomini, avvolti in tute che permettono loro di respirare sott’acqua, sono in stato di servitù. La repressione di qualunque forma di ribellione è affidata a un corpo poliziesco composto da meduse. Anche al loro interno, però, c’è chi non approva l’autoritarismo: la medusa Franz in segreto aiuta chi si impegna per la libertà.

Punk nella Sicilia yankee: Il 49esimo Stato di Stefano Amato

il-49esimo-statoNella storia alternativa ideata da Stefano Amato nel suo romanzo Il 49esimo stato (Milano : Transeuropa ; Feltrinelli, 2013), la Sicilia è stata annessa agli Stati Uniti nel 1948, diventandone appunto il quarantanovesimo stato, con capitale Siracusa. Si parla inglese e si usano le unità di misura dei paesi anglosassoni (piedi, libbre e gradi Fahrenheit – pp.80, 84, 202) e l’inno è My way (p.87) (Frank Sinatra era di origine siciliana da parte paterna). Nel 1978 ci si appresta a festeggiare il trentennale dell’annessione, pur se, tra i Siciliani, c’è anche chi non vede di buon occhio i “mangiaketchup” (soprannome dato agli americani) e vorrebbe il ritorno all’Italia o la Sicilia come stato indipendente.

Voce narrante del romanzo è Jefferson Lo Bello, Jeff per gli amici, lavapiatti e, nel tempo libero, chitarrista del primo e unico gruppo punk di Siracusa, i Dead Giulianos, i cui altri componenti sono l’aiuto cuoco Harry, cantante, il taciturno bassista George e il “figlio di papà” Lucky, batterista.

maglietta-dgSuonano le canzoni dei Ramones, ai quali si ispirano anche per l’abbigliamento e il logo del gruppo (disegnato da Pino Zennaro, è presentato nel libro a p.167 – qui a destra, in un’immagine tratta dal blog dell’autore, lo si vede stampato su maglietta), e dei Clash, con London’s burning che diventa Syracuse’s burning (p.41 – d’altra parte gli stessi Clash in un concerto a Birmingham nell’ottobre del 1976 l’avevano trasformata in Birmingham’s burning).

Jeff descrive sé e i compagni di gruppo con la frase “sappiamo quello che vogliamo ma non abbiamo la minima idea di come ottenerlo” (p.208): un chiaro riferimento a Anarchy in the U.K. dei Sex Pistols (“don’t know what I want but I know how to get it”).

Tra le canzoni dei Sex Pistols c’è una libera interpretazione di My way. Nella realtà alternativa del romanzo, sono i Dead Giulianos a inventarla. In una sessione in sala prove, Harry per scherzo intona la canzone, con un esito che stravolge l’impostazione di Sinatra (“La sta massacrando”). Jeff ha un’idea: quando l’amico è giunto alla fine parte “con un accordo stoppato e distorto della prima nota, ma con un tempo tre volte più veloce […] e come se niente fosse ci ritroviamo a suonare una versione punk dell’inno dello Stato” (pp.109-110).

Per le celebrazioni del trentennale è in programma un concerto dei Ramones a Siracusa e i Dead Giulianos vogliono essere il gruppo che salirà sul palco con loro. Per farlo, però, con la loro musica rozza (in pieno spirito punk: non importa saper suonare davvero, l’importante è volere fare musica) dovranno superare, in un’audizione davanti a una commissione, un gruppo già affermato composto da musicisti dotati di grande tecnica.

Tra i brani dei Clash preferiti dai Dead Giulianos c’è anche I’m so bored with the U.S.A., anche se una legge varata in vista delle celebrazioni li costringe a toglierla dal repertorio, essendo inclusa nella lista delle canzoni di cui è vietata l’esecuzione perché il loro “spirito” non è “allineato con quello del trentennale” (ovvero hanno testi ostili agli Stati Uniti o favorevoli ai sovietici), da una legge promulgata in vista delle celebrazioni (p.18). E’ un divieto che il gruppo fa fatica a rispettare. Quando cominciano la canzone in sala prove vengono subito fermati dalla proprietaria, Clara, spaventata dall’idea di un sequestro del locale e di una grossa multa:

la sala prove piomba nel buio più totale. Le nostre chitarre zittiscono all’istante […].
Quando poco dopo torna la luce, la porta si spalanca e Clara irrompe nella sala.
“Allora, ragazzi,” dice con le mani appoggiate sui fianchi. “Com’eravamo rimasti? I’m so bored with the Usa non potete provarla. Non qui almeno, ok?” (p.41)

La provano “per scaldare la voce” (p.127) prima di un’esibizione in un locale, ma anche questa volta, nonostante il posto sia ancora quasi deserto, vengono prontamente bloccati.

“Dico io, volete farmi chiudere il locale o che cosa?”
“Di che diavolo stai parlando?”
“Harry, ti prego. Lo sai che non potessi cantare certune canzoni in pubblico.” [l’italiano approssimativo è intenzionale] (p.128)

In un’occasione speciale (non do altri dettagli per non rivelare troppo della trama a chi volesse leggere il libro) non permetteranno però a nessuno di fermarli, lottando per portare a termine la canzone.

Lo cantiamo in coro dividendoci i microfoni, senza preoccuparci di steccare le note. Il tizio alto e spettrale aggira il lungo tavolo e tenta di togliere il microfono dalle mani di Harry che però si divincola. In preda a un attacco isterico l’ossigenata si precipita sull’interfono e sbraita qualcosa nella cornetta mentre noi ripartiamo con la seconda strofa […].
Si fanno avanti altri due […]. Uno tenta di togliere la corrente all’amplificazione, ma George gli si piazza davanti e fa scudo al quadro elettrico brandendo il suo basso come uno sfollagente. L’altro apre la porta e corre fuori, forse a chiamare rinforzi. (p.210)

E’ un libro da consigliare a chi è interessato alla storia fatta coi se, a chi si sente vicino allo spirito del punk e a tutti quelli che vogliono leggere un bel romanzo.

Qualche domanda all’autore.

Puoi farci un riassunto della tua attività di scrittore?

Ho cominciato a scrivere intorno ai vent’anni, prima racconti senza capo né coda, poi racconti strutturati un po’ meglio, e dei quali ero abbastanza soddisfatto da mandarli alle redazioni di riviste letterarie cartacee e online, che a volte me li hanno pubblicati. Poi ho cominciato a scrivere cose un po’ più lunghe, e da allora non mi sono più fermato: nel 2007 è uscito Soggetti del verbo perdere, nel 2009 Le sirene di Rotterdam, e ora Il 49esimo Stato. In mezzo ho fatto qualche tentativo anche con gli ebook, autoprodotti e non.

Come è nata l’idea della “storia alternativa” in cui è ambientato il romanzo?

Sembra che la Sicilia abbia realmente rischiato di diventare uno Stato americano dopo la liberazione dai nazi-fascisti: questa cosa si sente dire spesso. E allora l’ennesima volta che sognavo a occhi aperti come sarebbe stata la mia vita se la Sicilia fosse stata americana, mi è venuta l’idea di scriverci un romanzo. Credevo sarebbe stato divertente da scrivere, e infatti è stato proprio così.

Sei un appassionato di storie alternative? C’è un libro in questo filone letterario che consiglieresti (oltre al tuo) ai lettori?

Non mi definirei un appassionato di storia alternativa, ma ci sono stati alcuni libri del genere che in passato ho letto e apprezzato (e mi sono stati d’aiuto per la stesura del 49esimo Stato). Dovendo scegliere, direi che quello che ho letto più volentieri è stato Il sindacato dei poliziotti yiddish di Michael Chabon.

Per i Dead Giulianos il punk sembra essere non solo questione di musica, ma anche di uno stile di vita.

Proprio così: della cultura punk mi piace moltissimo la musica (non ascolto altro), ma anche tutto il discorso che c’è dietro: la ribellione allo status quo; il mettere in discussione i dogmi; l’infrangere le regole non scritte in nome della semplicità e della spontaneità; il fare sempre e comunque quello che piace e diverte anche se in teoria non siamo qualificati; il non volere piacere a tutti; il non farsi dire mai cos’è meglio o peggio per noi; l’insofferenza verso qualsiasi tipo di autorità; non prendersi mai troppo sul serio.

Cosa pensi delle biblioteche?

Tutto il bene possibile. Ricordo che leggevo molto di più quando per ragioni economiche ero costretto a prendere i libri in prestito in biblioteca. Ancora oggi, quando entro in una biblioteca mi prende uno stato di benessere che raramente provo in una libreria. È come se lo Stato si preoccupi per la mia cultura, un po’ come attraverso gli ospedali si preoccupa della mia salute. Quando qualcuno mi dice che vorrebbe leggere di più ma non ha abbastanza soldi, non capisco di cosa parli.

Volta e Giovio in viaggio in Svizzera

mita-ferraro-lettere-elveticheNell’ambito delle celebrazioni per i 350 anni della biblioteca comunale di Como, una conferenza di Alessandra Mita Ferraro (Un direttore in viaggio : Alessandro Volta e le Lettere elvetiche di Giambattista Giovio, 9 dicembre 2013, ore 21) ha presentato il viaggio in Svizzera compiuto nel 1777 da Alessandro Volta e Giambattista Giovio. La relatrice ha studiato in modo approfondito Giovio e ha curato anche l’edizione del manoscritto con il diario di quel viaggio (Giambattista Giovio, Lettere elvetiche : diario del viaggio in Svizzera del 1777 con Alessandro Volta, a cura di Alessandra Mita Ferraro, Napoli : Editoriale scientifica, 2012). Continua a leggere

Italia 2033, un’antiutopia di Emanuele Pagani

pagani-2033Qualche mese fa il comune di Casnate con Bernate mi ha ospitato per una serata sul “lariosauro” insieme a Emanuele Pagani, autore di un romanzo dedicato al “mostro” del lago di Como. Pagani è anche autore di Italia 2033 (pubblicato nel 2011 da Neftasia), un romanzo antiutopico nel quale il centrodestra italiano ha trasformato il nostro paese in una feroce dittatura.

Nel secondo capitolo c’è qualche cenno (pp.15-16) alle vicende storiche che hanno portato all’Italia distopica in cui si svolge l’azione. Nel 2018 il presidente del consiglio, appoggiato dalle “camicie verdi”, fa piazza pulita delle “ultime sacche di resistenza” nella coalizione di governo e manda in esilio il presidente della Repubblica. Continua a leggere

Il Sogno di Giulio Cesare Gattoni

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Il Sogno di Giulio Cesare Gattoni in mostra alla Biblioteca di Como

La manifestazione culturale comasca Parolario ha scelto come titolo per l’edizione del 2013 Il sogno. La biblioteca comunale di Como, per l’occasione, ha presentato una mostra di libri antichi legati a tale tema. Uno di questi è il Sogno nella notte vigesima sesta di Giugno poco prima dell’Aurora l’Anno mille ottocento uno dell’Era Cristiana, libretto scritto da Giulio Cesare Gattoni, canonico della cattedrale di Como e appassionato studioso di scienze. Continua a leggere