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La tormenta e il corsivo cirillico

Qual è il titolo originale di La tormenta di Vladimir Sorokin? Nella pagina dietro il frontespizio dell’edizione italiana (Milano : Bompiani, 2016) il titolo in lingua originale è presentato in questo modo:

sorokin1

Come va letto? Consultando l’opac del Sbn e i cataloghi collettivi lombardi sono state trovate ben cinque versioni differenti:
(1) Memebsorokin2
(2) Memel
(3) Memel’
(4) Memely
(5) Memep’
Nessuna delle cinque è esatta: la forma corretta è Metel’. Le cinque varianti danno comunque lo spunto per vedere qualche insidia che può capitare al catalogatore nella traslitterazione dei titoli scritti in caratteri cirillici.

Innanzitutto va notato che il titolo è presentato, appunto, in caratteri cirillici. Nella versione (1) pare, invece, che sia stato letto come fosse scritto in caratteri latini, interpretando l’ultima lettera come una b. Il penultimo carattere, che chiaramente non fa parte dell’alfabeto latino, è stato ignorato, forse pensando che fosse un errore di stampa.

L’ultimo carattere è un segno dolce (ь), che si traslittera con l’apostrofo, come correttamente fanno le versioni (3) e (5), mentre la versione (2) lo dimentica e la versione (4) lo rende erroneamente con la y, che è la traslitterazione della lettera cirillica ы (è formata da due segni, ma è un’unica lettera).

Il penultimo carattere rappresenta la lettera cirillica corrispondente alla nostra L (л), come giustamente risulta nelle versioni (2), (3) e (4). La versione (5) ha invece messo una p. La lettera corrispondente alla P nell’alfabeto russo in stampatello maiuscolo (П) è come quella greca. Nel corsivo minuscolo di alcuni font, comunque, la л può avere l’aspetto di un pi greco.

Dunque le ultime due lettere sono da traslitterare con una L seguita da un apostrofo, come nella versione (3). Come si vede, tutte e cinque le versioni trascrivono in modo uguale le prime quattro lettere, ma in questa trascrizione uguale per tutte c’è un errore. Il terzo carattere non è infatti una m (anche se è uguale alla nostra m), ma la lettera corrispondente alla nostra t. La traslitterazione corretta è dunque, come si è detto sopra, Metel’, che significa appunto “tormenta”.

sorokin3

Nell’alfabeto russo ci sono alcune lettere che hanno lo stesso aspetto di lettere dell’alfabeto latino ma rappresentano un altro fonema e si traslitterano con lettere diverse, come si vede nella tabella qui sotto:

lettere-stamp-maiusc

Il segno dolce Ь e il segno duro Ъ potrebbero essere confuse (si veda il caso citato sopra) con la b minuscola dell’alfabeto latino, ma non hanno nulla a che fare con essa. Abbiamo già accennato sopra alla lettera Ы, che assomiglia a una b minuscola seguita da una I maiuscola. Possiamo aggiungere che la И e la Я, che hanno l’aspetto di una N e di una R allo specchio, si traslitterano rispettivamente come i e come ja, mentre la З, che ha l’aspetto del numero 3, è una lettera e si traslittera Z.

Il corsivo minuscolo aggiunge altre lettere che possono trarre in inganno:lettere-cors-minusc

La lettera г, che ha una certa somiglianza con il numero 2, è in realtà la minuscola corsiva della lettera Г (traslitterazione: G).

Titoli e soggetti

balene-delfiniTalvolta il titolo di un libro indica esattamente il soggetto. Prendiamo, per esempio, tre titoli della collana “In primo piano”, libri per ragazzi pubblicati da De Agostini (l’edizione originale è di Dorling Kindersley). Il soggetto di I fossili, di Paul D. Taylor, sono i fossili; quello di Le piante, di David Burnie, sono le piante; quello di Gli squali, di Miranda MacQuitty, sono gli squali. Potrebbe quasi sembrare scontato. Prendiamo però un altro titolo della collana.

Quale sarà il soggetto di Balene e delfini (di Vassili Papastavrou, Novara : De Agostini, 1994)? Dato il titolo, verrà da pensare che i soggetti siano, appunto, “balene” e “delfini” o, se vogliamo usare un termine che comprende entrambi, “cetacei” (usato, per esempio, dal catalogo del SBN). Appena si prende in mano il libro, però, viene il sospetto che, pur avendo nel titolo solo balene e delfini, il libro tratti in realtà anche di altri animali. Già guardando la copertina si notano una statuetta che rappresenta un tricheco (nell’immagine qui sotto è indicata dalla freccia con il numero 1), un’altra che raffigura un altro pinnipede (2), il cranio di un tricheco (3), un dugongo (4). Sul frontespizio, in alto ci sono a sinistra la foto di un’otaria e a destra quella di un tricheco. Il sottotitolo di copertina (non presente sul frontespizio) dice: “il mondo dei mammiferi marini, dalle balene alle foche, dai delfini alle orche”.

balene-delfini-2

Il libro comprende ventotto capitoli costituiti da due pagine affiancate con l’eccezione di quello con titolo Adattamento alla vita marina che si estende su quattro pagine. Guardando l’indice, si può vedere che ci sono diversi capitoli sui cetacei, ma si nota anche che quattro capitoli sono dedicati ai pinnipedi e uno ai sirenii. Sfogliando le pagine si vede che altri capitoli parlano sia di cetacei che di pinnipedi. Ci sono cenni anche alla lontra marina e all’orso polare. Nonostante il titolo citi solo i cetacei, dunque, la presenza di altri mammiferi marini è rilevante e non può essere trascurata nel decidere il soggetto. Credo, quindi, che il soggetto più indicato sia quello suggerito dal sottotitolo di copertina, ovvero “Mammiferi marini” (con la suddivisione formale “Libri per ragazzi”).

oceanoSe si confida troppo nel titolo del libro L’oceano di Miranda MacQuitty (Milano : A. Mondadori, 1998, collana “Guarda e scopri” – l’edizione originale è anche in questo caso Dorling Kindersley), si potrà pensare a un soggetto come “Oceani – Libri per ragazzi” (è quello che troviamo, per esempio, nel catalogo del Sbn). In realtà, il libro parla degli animali che vivono nell’oceano, dedicando solo qualche cenno ad altri argomenti, come il fondale marino o le piante acquatiche. Dunque appare più appropriato un soggetto “Animali marini – Libri per ragazzi” e, per la classificazione (Cdd ridotta 14), il numero per gli animali marini, 591.77, anziché 551.46.

Nei due libri presi in esame, il titolo, pur essendo legato all’argomento, non lo definisce in modo preciso. Nel primo caso, il libro parla sì di balene e delfini, ma anche di altri animali, e quindi il soggetto è più ampio di quel che dice il titolo Balene e delfini. Nel secondo caso, invece, il libro si riferisce sì all’oceano, ma ne prende in considerazione gli animali, e dunque il soggetto è più specifico di quel che direbbe il più generico titolo L’oceano.

Di chi sono i cuccioli?

cuccioli-it-2011Nel 2007 la casa editrice La Coccinella ha pubblicato nella collana per bambini “Quante domande quante risposte” il libro I cuccioli. L’indicazione dell’autrice è sull’ultima di copertina: “illustrazioni e testo originale di Andrea Erne”.

Di recente è stata donata a una biblioteca in cui lavoro una copia di questo libro, appartenente a una ristampa del 2011. In questo caso, però, sull’ultima di copertina si legge: “illustrazioni e testo originale di Anne Ebert” (sia qui che nel caso precedente la formulazione di responsabilità è solo sull’ultima di copertina; il nome non figura in copertina e non c’è un frontespizio).

cuccioli-autrici

Il titolo è uguale, la collana è uguale, anche l’ISBN è uguale. Le pagine interne sono identiche a quelle di un paio di esemplari del 2007 (“finito di stampare nel marzo 2007”) che mi sono fatto mandare da altre biblioteche per un confronto. Il dorso è anch’esso identico. La copertina è uguale tranne che per due piccole differenze negli angoli destri inferiore e superiore. Nelle copie del 2007 nell’angolo inferiore, colorato in blu, ci sono, in bianco, lo stemma e il nome dell’editore, mentre nell’angolo superiore non c’è nulla. Nella ristampa del 2011 (“finito di stampare nel settembre 2011”), il nome dell’editore (in nero) e lo stemma (in rosso) sono nell’angolo superiore, mentre in quello inferiore, sempre blu, c’è la scritta in blu “Ravensburger” (l’edizione originale è della Ravensburger Buchverlag Otto Maier GmbH).

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Nell’ultima di copertina è diversa la presentazione di altri titoli della collana, cambiano il luogo di edizione (nel 2007 è Varese, nel 2011 Milano), la data di stampa (v. sopra) e il prezzo (6,90 euro nel 2007 e 8,90 nel 2011) e, come detto, il nome dell’autrice di testo e illustrazioni.

cuccioli-ultime

Insomma, pur se è presentato con qualche ritocco marginale nella grafica di copertina e un po’ più consistente nell’ultima di copertina e con il cambiamento della città dove ha sede l’editore, evidentemente si tratta comunque dello stesso libro e, quindi, l’attribuzione della tiratura del 2007 e della ristampa del 2011 ad autrici diverse non può essere corretta. O, almeno, non può essere del tutto corretta. Pare infatti che entrambe siano, in effetti, autrici del libro, una per il testo e l’altra per le illustrazioni.

Nell’edizione originale in tedesco (Unsere Tierkinder, Ravensburg : Ravensburger, 2006) sull’ultima di copertina si legge “Illustration: Anne Ebert” e “Text: Andrea Erne” (immagini da Amazon.de).

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Così è anche nelle edizioni russa (Čʹi ėto detki?, Čeljabinsk : Million menju, 2014) e svedese (Djurens ungar, Stockholm : Texicon, 2007) alle quali si riferiscono le immagini sottostanti (da Ast.ru e Serpentin.se).

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L’edizione francese (Les bébés animaux, Saint-Michel-sur-Orge : Piccolia, 2007) riporta il nome della sola Ebert, indicandola come illustratrice.

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Ci sono anche altri libri con testo di Andrea Erne e illustrazioni di Anne Ebert. Facendo una ricerca con i cognomi delle due autrici nell’opac del Sbn e in quelli delle reti provinciali lombarde si trovano Il mio primo atlante (Milano : La Coccinella, 2009) Atlante degli animali del mondo (Milano : La Coccinella, 2015) e quattro libri editi da Ravensburger nel 2001 (Animali e cuccioli, I cuccioli giocherelloni, I cuccioli hanno fame, Dove dormono i cuccioli?). Tra i risultati non esce, invece, il libro di cui si è parlato in questo articolo. Il libro è presente in quasi tutti tali opac, ma ha l’intestazione per la sola Andrea Erne. Evidentemente, la catalogazione è stata fatta su una copia del 2007 sulla quale, come si è detto, figura solo quel nome. Alla luce di quanto si è visto in questo articolo, però, si dovrebbe aggiornare la catalogazione aggiungendo un’intestazione anche per Anne Ebert e segnalando il tipo di contributo dato dalle due autrici (testo per Erne, illustrazioni per Ebert).

Emily St. John Mandel, una scrittrice che aiuta i catalogatori

mandel-stazione11Di recente è stata pubblicata la traduzione italiana di Station Eleven di Emily St. John Mandel (Stazione Undici, Milano : Bompiani, 2015), un romanzo nel quale una pandemia influenzale, chiamata “georgiana” perché ha il suo punto di partenza nella Georgia (lo stato caucasico, non quello facente parte degli Stati Uniti d’America), decima la popolazione.

Il nome dell’autrice compare nei cataloghi ora come “Mandel, Emily St. John”, ora come “St. John Mandel, Emily”. Nell’opac del Sbn, tre titoli hanno come intestazione “Mandel, Emily St. John” e uno “St. John Mandel, Emily”. Il Sudoc (francese) ha quest’ultima forma, ma altri cataloghi esteri, come il Copac (britannico) e quello della Library of Congress, hanno “Mandel, Emily St. John”. Consultando i cataloghi online delle reti provinciali lombarde (essendo al momento sospeso il servizio del metaopac Mai, ho fatto le ricerche sui singoli opac e mi sono limitato a quelli delle reti lombarde – per Milano ho usato l’opac delle biblioteche rionali), si trova che prevale nettamente la forma “St. John Mandel, Emily”: in sette opac si trova solo questa, mentre soltanto in uno si trova solo la forma “Mandel, Emily St. John” e in un altro sono presenti entrambe le forme, con due titoli sotto “Mandel” e uno sotto “St. John” (in due opac non risulta alcuna opera di questa autrice alla data in cui sono stati consultati).

Qual è la forma corretta? Se si trova un’autrice di lingua inglese (in questo caso si tratta di una scrittrice canadese) che ha un nome in tre parti e le ultime due sembrano essere cognomi, si può ipotizzare che l’ultima parte sia il cognome acquisito dal marito e quella centrale sia il cognome da nubile, che diventa un middle name. In tal caso, il corretto ordinamento parte dal cognome acquisito seguito, dopo una virgola, dal nome e dal middle name. Non si può escludere, però, che si tratti invece di un cognome composto e in questo caso l’ordinamento partirebbe dal primo dei due cognomi, seguito dal secondo cognome e, dopo una virgola, dal nome.

“St. John” sarà dunque un middle name (e quindi l’intestazione: “Mandel, Emily St. John”) o la prima parte di un cognome composto (e quindi avremmo: “St. John Mandel, Emily”)? Che potesse sorgere il dubbio deve averlo pensato anche l’autrice (o qualcuno che le ha dato un suggerimento a proposito) dato che, nella pagina About del suo sito, i cenni biografici sono preceduti da un avviso in caratteri più grossi: “St. John’s my middle name. The books go under M” (“St. John è il mio middle name. I libri vanno sotto la M”). Lo stesso avviso è posto sotto il titolo del suo blog su Tumblr. Dunque, la questione pare risolta: “Mandel, Emily St. John”.

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E se l’autrice non avesse pensato di darci direttamente la soluzione? Un aiuto indiretto, comunque, lo dava nello stesso libro, nella pagina dei ringraziamenti al termine del romanzo (p.409), che si conclude con quello a “Kevin Mandel, sempre, per tutto”. Se in questo nome compare solo “Mandel”, e non “St. John”, verrebbe da pensare che non abbiamo a che fare con un cognome composto, ma che St. John sia il cognome da nubile diventato middle name e che Mandel sia il cognome acquisito dal marito (e in effetti il Kevin Mandel ringraziato deve essere il marito, come ci conferma la voce di Wikipedia in inglese).

Pseudonimi: Johnny 99 = Giovanni Cocco

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Nel 2004 Giovanni Cocco pubblicò il suo primo libro, Angeli a perdere, presso la casa editrice No Reply, firmandolo con lo pseudonimo “Johnny 99” (ispirato dall’omonima canzone di Bruce Springsteen).

Una ricerca con il metaopac Mai ha portato a otto cataloghi italiani in cui è presente il libro e in tutti questi otto casi l’intestazione è allo pseudonimo Johnny 99. La scelta era allora corretta, ma ora andrebbe rivista, dato che il Giovanni Cocco che si presentava come Johnny 99 è lo stesso che negli stessi cataloghi ha l’intestazione “Cocco, Giovanni” (seguito eventualmente dall’anno di nascita per distinguerlo in caso di omonimia) per opere successive come La caduta (Roma : Nutrimenti, 2013), Il bacio dell’Assunta (Milano : Feltrinelli, 2014) e, insieme a Amneris Magella (su copertina e frontespizio si presentano come “Cocco & Magella”), Ombre sul lago (Parma : Guanda, 2013).

Un bibliotecario può accorgersene facilmente vedendo Angeli a perdere indicata come opera precedente dell’autore in un suo libro successivo (si veda, come esempio, l’immagine qui sotto). Anche nel suo sito Cocco dedica una pagina al suo libro di esordio.

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Dalla quarta di copertina dell’edizione nella collana “Le Fenici” (Milano : Guanda, 2014)
di Ombre sul lago di Cocco & Magella.

L’intestazione usata per le opere più recenti, dunque, dovrebbe essere usata anche per Angeli a perdere, mentre Johnny 99 dovrebbe diventare un rinvio ad essa.

I calciatori brasiliani nel catalogo

peleIn Brasile è un uso comune identificare i calciatori con un apelido (*) che può essere una parte del loro nome anagrafico (p.e. Amauri) o un nomignolo derivato da essa (p.e. Ronaldinho, diminutivo di Ronaldo) oppure un soprannome senza legami con il nome anagrafico (p.e. Pelé).

(*) Si usa qui la parola apelido con il significato che ha nel portoghese brasiliano. Nel portoghese europeo, il termine indica invece il cognome che, in Brasile, è chiamato sobrenome.

Diversi giocatori brasiliani sono presenti nei cataloghi italiani come autori e/o (più spesso) soggetto di libri e dvd. Come intestazione o voce di soggetto, si trova talora il nome anagrafico, talora l’apelido.

Per esempio, per Alexandre Rodrigues da Silva, noto nel mondo del calcio con il soprannome Pato, una ricerca con il Mai ha mostrato tre cataloghi che utilizzano il soprannome e tre altri che usano il nome anagrafico (in un caso seguito, tra parentesi angolate, dal soprannome). I tre cataloghi che usano il nome anagrafico lo presentano in tre forme diverse (“Da Silva, Alexandre Rodrigues”, “Da Silva Rodrigues, Alexandre”, “Rodrigues da Silva, Alexandre”) che sono, peraltro, tutte e tre errate (la forma corretta sarebbe: “Silva, Alexandre Rodrigues : da”).

Osservazioni analoghe si possono fare per altri giocatori. Dunque si notano due questioni: la scelta (nome anagrafico o apelido?) e la forma (il corretto ordinamento dei nomi in lingua portoghese).

patoL’apelido non è semplicemente un’alternativa al nome anagrafico per indicare il giocatore, ma di fatto finisce per diventare il modo in cui è sempre chiamato, tanto che è normale che venga ricordato quello e non il nome anagrafico. A molte persone il nome Edson Arantes do Nascimento potrebbe non dire nulla, ma è difficile che non sappiano di chi si tratta se viene loro presentato con il suo soprannome, Pelé. Anche la Confederazione brasiliana del calcio indica i giocatori con l’apelido. Nel Registro geral de atletas (Registro generale degli atleti) consultabile sul sito della confederazione viene riportato anche il nome anagrafico completo, ma l’apelido è indicato per primo e con maggiore evidenza. Non credo, dunque, che possano esserci dubbi sulla scelta, per intestazione e soggetto, dell’apelido anziché del nome anagrafico (anche se più sotto troveremo l’eccezione che conferma la regola). Dal nome anagrafico completo si potrà fare un rinvio (anche se, a dire il vero, un rinvio di tale tipo non sarà in genere neppure di grande utilità).

Per quanto riguarda la forma, per i nomi brasiliani “si dà la prima posizione all’ultima parte [del cognome], a meno che non si tratti di un’indicazione di parentela (Neto, Júnior, Filho, Sobrinho)” tenendo conto che “si considerano però come un solo elemento le parole legate da un trattino o che costituiscono un’espressione unica”. Se la parte che prende la prima posizione è preceduta da una preposizione, questa viene lasciata in fondo, a meno che non si tratti di una preposizione, o altro prefisso, in lingua straniera: in questo caso la si premette e si parte da essa per l’ordinamento alfabetico (*).

(*) Reicat, 15.2.2.3 C (per le preposizioni, 15.2.2.B). Cfr Names of persons : national usages for entry in catalogues, 4. ed., München – New Providence – London – Paris : Saur, 1996, pp.35-36.

Andiamo quindi a vedere i casi che ho rintracciato nei cataloghi italiani. Per ciascuno di essi darò la voce che mi sembra corretta per l’intestazione e/o il soggetto (in grassetto) e, preceduto dal segno <, il rinvio dalla forma corretta (*) del nome anagrafico (tranne nel primo caso in cui la scelta cade sul nome anagrafico ed è l’apelido a essere indicato come rinvio), seguiti da un esame delle voci trovate nei cataloghi.

(*) Un rinvio non ha necessariamente una forma corretta. Anzi, una delle funzioni dei rinvii è proprio quella di presentare una forma scorretta, ma che si pensa che un utente possa utilizzare, per rinviare a quella corretta. Per fare un esempio lusofono, la corretta intestazione per lo scrittore João Guimarães Rosa è “Rosa, João Guimarães”. Immaginando che qualcuno possa cercarlo però come “Guimarães Rosa, João” si potrà inserire nel catalogo tale forma errata come rinvio alla forma corretta. Dunque, non sarebbe affatto sbagliato inserire come rinvio una forma errata del nome, come p.e. “Arantes do Nascimento, Edson”, fermo restando che, se già a poco servirà concretamente il rinvio dalla forma corretta, a maggior ragione si può ritenere poco utile quello da una forma errata. In ogni caso, se in un catalogo si trovasse un rinvio dalla forma errata “Arantes do Nascimento, Edson”, ma non quello dalla forma corretta “Nascimento, Edson Arantes : do”, un utente potrebbe sospettare che chi lo ha fatto non conoscesse le regole per i nomi in portoghese.

Altafini, José
< Mazzola
José Altafini, campione del mondo con la nazionale brasiliana nel 1958, è stato poi naturalizzato italiano e ha giocato anche con la nazionale italiana. Quando giocava in Brasile era conosciuto con il soprannome “Mazzola” (con riferimento al calciatore italiano Valentino Mazzola), ma in Italia divenne noto con il nome anagrafico. Il nome completo sarebbe José João Altafini, ma il secondo nome è sempre omesso. Con il nome José Altafini è anche indicato nelle opere presenti nei cataloghi. In questo caso, quindi, va privilegiato il nome anagrafico rispetto all’apelido che potrebbe semmai diventare un rinvio (anche se non sarà di grande utilità pratica).

Amauri
< Oliveira, Amauri Carvalho : de
Amauri Carvalho de Oliveira è noto semplicemente con il nome Amauri. Corretta quindi la scelta di due dei cataloghi italiani presi in esame che usano tale nome come voce per il soggetto di un libro a lui dedicato. Altri cinque cataloghi usano invece il nome anagrafico intero, presentandolo come:
* de Oliveira, Amauri Carvalho
* Carvalho de Oliveira, Amauri
Entrambe queste forme sono però sbagliate. L’ordinamento deve però partire infatti dall’ultima parte, Oliveira (quindi è sbagliata la seconda forma), e la preposizione deve essere posposta (quindi è sbagliata anche la prima).

Barbosa, Moacyr
< Nascimento, Moacyr Barbosa
Il nome completo del portiere della nazionale era Moacyr Barbosa Nascimento, ma è di fatto sempre ricordato come Moacyr Barbosa o anche soltanto Barbosa. Il nome si trova scritto anche con la I invece della Y. La Biblioteca nazionale brasiliana usa la forma con la Y, facendo rinvio da quella con la I.
Tra i cataloghi italiani raggiunti con il Mai, due fanno l’inversione nome-cognome, ma senza mettere la virgola (“Barbosa Moacyr”). Un terzo, curiosamente, lo presenta come “Moacyr, Barbosa” (ordinando al contrario le due parti).

Careca
< Oliveira Filho, Antônio : de
Solo un catalogo, quello del Csbno, mette un’intestazione per la sua prefazione a un libro su Amauri (vedi sopra) e usa in modo corretto il soprannome Careca.
La forma corretta del nome anagrafico, che potrebbe essere usata per un rinvio, è “Oliveira Filho, Antônio : de”. L’ultima parte del cognome è infatti un’indicazione di parentela (Filho = “figlio”) e quindi la prima posizione viene data al cognome che la precede, lasciando in fondo la preposizione.

Diego
< Cunha, Diego Ribas : da
In un catalogo ha due soggetti (non un soggetto e un rinvio ad esso: due soggetti separati), uno con tale primo nome seguito da una qualificazione (“Diego <calciatore>”) e un altro con il nome anagrafico completo. Anche un altro catalogo usa il nome anagrafico completo. Entrambi usano però forme errate:
* da Cunha, Diego Ribas
* Da Cunha Ribas, Diego
La preposizione, infatti, deve essere posposta (e in una delle due forme è anche modificato l’ordine dei cognomi).

Falcão, Paulo Roberto
Due nomi e un cognome: molto difficile sbagliare l’ordinamento. Infatti tutti i cataloghi lo fanno correttamente. Se si vuole essere pignoli (noi bibliotecari dobbiamo essere pignoli) si può però segnalare che in nessun catalogo c’è la tilde sulla seconda A del cognome.

Garrincha
oppure Garrincha, Mané
< Santos, Manuel Francisco : dos
Quasi tutti i cataloghi italiani rintracciati usano l’apelido Garrincha, da solo o, più spesso, seguito da Mané, diminutivo del primo nome Manuel , che oltre con il corretto accento acuto, si trova anche con l’accento grave (Manè), con l’accento scritto come apostrofo (Mane’) e (si suppone per errore di battitura) senza le E finale (Man).
La Biblioteca nazionale brasiliana, per il soggetto, usa semplicemente “Garrincha”. Anche la forma che aggiunge “Mané”, comunque, ha senso, dato che, in effetti, talora accompagnava e accompagna il soprannome Garrincha. Lo stadio di Brasília ricostruito per i mondiali del 2014 porta il nome di Estádio Nacional Mané Garrincha.
Un catalogo italiano mette come soggetto “Santos, Manuel Francisco : dos”. L’ordinamento dei nomi è corretto, ma, per i motivi detti, si dovrebbe scegliere non il nome anagrafico ma il soprannome del giocatore (dal nome anagrafico si potrà fare un rinvio). Un altro catalogo mette in un’unica scheda catalografica i soggetti “Garrincha, Mané” e “Dos Santos, Manuel Francisco”: la forma con cui è presentato il nome anagrafico è errata (la preposizione “dos” va in fondo e non all’inizio) e, in ogni caso, dato che Mané Garrincha e Manuel Francisco dos Santos sono due nominativi per la stessa persona, non devono essere fatti due soggetti separati: la seconda voce dovrà essere un rinvio alla prima.
Il primo dei prenomi si trova a volte scritto “Manoel”, con la O, invece che “Manuel”: qui si è fatto riferimento alla forma usata come rinvio dalla Biblioteca nazionale brasiliana.

Kaká
< Leite, Ricardo Izecson dos Santos
Tutti i cataloghi usano giustamente come soggetto “Kaká”, anche se solo in due lo si trova con il corretto accento acuto (negli altri casi è con accento grave, senza accento o con apostrofo che funge da accento). In un caso viene aggiunto il primo nome Ricardo (“Kaká, Ricardo”).
In un catalogo, oltre alla forma corretta, c’è, per un altro libro, il soggetto “Dos Santos, Ricardo <Kakà>”. La scelta di metterlo sotto il nome anagrafico, però, non appare condivisibile e la forma in cui è presentato, ridotta a due elementi (più la preposizione), sarebbe comunque errata (le preposizioni vanno posposte).

Pato
oppure Pato, Alexandre
< Silva, Alexandre Rodrigues : da
Come già abbiamo visto sopra, tre cataloghi che lo presentano come Pato, uno da solo, uno con la qualifica <calciatore> e uno facendo seguire il nome: “Pato, Alexandre” (nel Registro geral de atletas sul sito della Confederazione brasiliana del calcio è in effetti indicato come Alexandre Pato – v. immagine sopra). Tre altri usano invece il nome anagrafico (in un caso con l’apelido come qualificazione) in tre forme diverse:
* Da Silva, Alexandre Rodrigues
* Da Silva Rodrigues, Alexandre <Pato>
* Rodrigues da Silva, Alexandre
Come detto, tutte e tre le forme sono comunque errate. Si deve partire dall’ultima parte del cognome, Silva (quindi è errata la terza forma), e la preposizione “da” va posposta (quindi sono errate anche la prima e la seconda: quest’ultima inverte anche l’ordine corretto dei cognomi).

Pelé
< Nascimento, Edson Arantes : do
In quasi tutti i cataloghi è, giustamente, Pelé. Due di questi pongono il nome anagrafico tra parentesi dopo il soprannome. Uno di questi aggiunge anche (come soggetto indipendente, non come rinvio) il nome anagrafico con corretto ordinamento delle parti seguito tra parentesi dal soprannome. Altri due cataloghi usano il nome anagrafico in forme errate:
* Arantes Nascimento, Edson : do
* Edson Arantes, do Nascimento
Curiosamente, nel catalogo della Biblioteca nazionale brasiliana è stato scelto il nome anagrafico e il famosissimo apelido Pelé è un rinvio ad esso.

pintoPinto, Adriano Ferreira
Il libro di Pierdomenico Baccalario su Adriano Ferreira Pinto è presente in molti cataloghi, ma nessuno ha messo un soggetto corretto. Quasi tutti hanno usato come soggetto “Ferreira Pinto, Adriano”. L’ordine corretto è però “Pinto, Adriano Ferreira” oppure, se si omette il prenome (il calciatore è indicato anche con il solo cognome doppio), “Pinto, Ferreira”. Un paio hanno optato per “Adriano : Ferreira Pinto”, ma, visto che il giocatore non è noto in modo peculiare con il prenome (anzi, come detto, viene al contrario sovente omesso), la scelta è da scartare.

Ronaldinho
< Moreira, Ronaldo de Assis
Anche in questo caso il giocatore è di norma indicato con il suo soprannome invece che con il nome anagrafico. Giusta, quindi, la scelta di quei cataloghi italiani (quasi tutti) che preferiscono l’apelido al nome anagrafico. Un paio di cataloghi aggiungono la qualificazione <calciatore> e uno aggiunge tra parentesi, dopo l’apelido, il nome anagrafico.
Tre cataloghi usano invece il nome anagrafico e tutti e tre nella forma errata “Assis Moreira, Ronaldo : de” (quella corretta è “Moreira, Ronaldo de Assis”).

Ronaldo
< Lima, Ronaldo Luiz Nazário : de
La maggioranza dei cataloghi usa semplicemente “Ronaldo” (quattro aggiungendo la qualifica <calciatore>). Un altro usa l’intero nome anagrafico, ma in forma diretta, lasciando quindi il primo nome Ronaldo in prima posizione.
Cinque cataloghi usano l’intero nome mettendo l’ultima parte del cognome, Lima, in prima posizione. La regola sull’ordinamento è applicata correttamente, ma la scelta di usare il nome anagrafico invece dell’apelido, come detto, non è convincente.
Altri sei cataloghi usano il nome integrale nella forma sbagliata “Nazario de Lima, Ronaldo Luiz”. Curioso l’errore di un altro catalogo che usa il soggetto “Ronaldo, Cristiano”, ovvero il nome di un altro famoso giocatore (portoghese).
Il secondo prenome è spesso indicato come “Luís”. Anche in questo caso si è fatto riferimento alla forma registrata dalla Biblioteca nazionale brasiliana (Luiz).

Zico
< Coimbra, Arthur Antunes
Arthur Antunes Coimbra è conosciuto con l’apelido Zico. Tra i cataloghi italiani rintracciati in questa ricerca, tre usano come voce per il soggetto tale soprannome ed è la scelta che appare corretta.
Due cataloghi lo presentano come “Coimbra, Arthur Antunes”: la scelta del nome anagrafico invece che del soprannome non convince, ma almeno la forma in cui il nome è dato è corretta. Un altro fa la medesima scelta, ma introduce due errori (“Coimbre” invece di Coimbra, “Artur” al posto di Arthur). Due cataloghi mettono il soprannome seguito dal nome anagrafico (“Zico, Arthur Antunes Coimbra”). In un altro si trovano tra i soggetti sia il soprannome che il nome anagrafico, ordinato correttamente, anche se senza virgola dopo il cognome messo in prima posizione, e seguito dall’apelido tra parentesi.

 

Dedica. Questo articolo è dedicato alla mia amica brasileira Bruna Carolina Baudel de Santana (per i cataloghi “Santana, Bruna Carolina Baudel : de”). Con lei e con Francesco Bianchi Orsetto ho scritto di recente un articolo sul calcio nel Pernambuco, uno stato del nordest del Brasile, che è stato pubblicato dal sito Laputa. Lo trovate qui (e vi consiglio di dare un’occhiata a tutto il sito che contiene ottimi articoli).

Elleston Trevor, Adam Hall e altri pseudonimi

hall-1Trevor Dudley-Smith fece un ampio uso di pseudonimi nella sua carriera di scrittore e cambiò anche all’anagrafe il suo nome con uno di questi, Elleston Trevor. Oltre che con questo e con il suo nome originario, firmò libri come Mansell Black, Trevor Burgess, Roger Fitzalan, Adam Hall, Simon Rattray, Warwick Scott, Caesar Smith, Howard North, Jack Tango (*).

(*) Si può vedere una bibliografia qui: http://www.quiller.net/trevor/bibliography.html o sulla pagina della Wikipedia in inglese: http://en.wikipedia.org/wiki/Elleston_Trevor

Nella quarta di copertina di un’edizione italiana di un suo libro (Operazione Phönix, Milano : Feltrinelli, 1965), si dice che il vero nome dell’autore, che in quel libro ha usato lo pseudonimo Adam Hall, sarebbe Jonquil Trevor, nome che figura anche, nella pagina precedente il frontespizio, come detentore del copyright dell’opera. Jonquil Trevor, però, è in realtà la moglie dello scrittore, che fu anche il suo agente letterario (*).

(*) Si veda, per esempio, la scheda sui documenti dei coniugi Trevor (Elleston and Jonquil Trevor papers) conservati all’Arizona State University: http://library.lib.asu.edu/record=b2405187

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I nomi che l’autore usò più frequentemente per i suoi libri sono Elleston Trevor e Adam Hall, che, stando alla bibliografia rintracciata (vedi nota sopra), hanno oltre venti titoli per ciascuno. Tutti gli altri nomi usati dall’autore, compreso il suo nome originale Trevor Dudley-Smith, sono stati usati per un numero molto minore di libri, in qualche caso per uno solo. Alcuni sono stati in seguito ripubblicati come Elleston Trevor e Adam Hall. La scelta per l’intestazione dovrà dunque certamente cadere su uno di questi due.

Queen in danger, pubblicato con il nome Simon Rattray e poi come Adam Hall (immagini da qui)

Queen in danger, pubblicato con il nome Simon Rattray e poi come Adam Hall (immagini da qui)

Per quanto riguarda il numero di titoli pubblicati con i due nomi, prevale Elleston Trevor, anche se la differenza è limitata. Elleston Trevor, come detto sopra, è diventato anche il nome anagrafico dell’autore. Sembra quindi corretta la scelta della British Library, del Copac e di altri cataloghi europei di assumere come intestazione “Trevor, Elleston”.

Nei cataloghi italiani che è stato possibile raggiungere con l’opac del Sbn e il metaopac Mai si trovano diversi libri di questo autore, alcuni pubblicati come Elleston Trevor, altri come Adam Hall e uno come Simon Rattray (*). In quasi tutti i casi, ogni libro ha come intestazione il nome che compare sul libro e quindi i libri con firma diversa, pur se dello stesso autore, finiscono sotto intestazioni separate e non sotto la medesima, come sarebbe corretto. Fa eccezione la catalogazione di Matto al re in 16 mosse nel catalogo del polo bolognese del Sbn e in quello del Sistema documentale provinciale livornese: il libro, pubblicato con il nome Adam Hall, ha come intestazione “Trevor, Elleston”. Chi l’ha catalogato, dunque, aveva correttamente colto che Hall e Trevor sono due nomi dello stesso autore. Negli stessi due cataloghi, però, gli altri libri usciti col nome Adam Hall sono sotto l’intestazione “Hall, Adam”.

(*) Scacco matto (Knight sinister), contenuto in Un magnifico imbroglio di William Pearson (Roma : Gialli del secolo, 1956), presente nel catalogo della Rete bibliotecaria di Romagna e San Marino.

Sarebbe ovviamente auspicabile che tutti questi libri pubblicati con i nomi Adam Hall, Elleston Trevor e Simon Rattray, essendo opera di uno stesso autore, fossero portati sotto un’unica intestazione (*).

(*) Per completezza, si segnala che nell’opac del Sbn c’è anche da correggere un’intestazione “Trevor, Ellenston”, con una N aggiunta erroneamente nel nome.