Archivio mensile:dicembre 2018

Recensione a La biblioteca {in}forma

Al convegno delle Stelline del 2018 si è parlato di “digital reference, information literacy, e-learning” (*). In diverse relazioni si è fatto riferimento, in modo più o meno ampio, al tema della valutazione critica delle informazioni.

(*) Le relazioni sono state raccolte nel volume La biblioteca {in}forma : digital reference, information literacy, e-learning, a cura dell’Associazione Biblioteche Oggi, Milano : Edizioni Bibliografiche, 2018. Le relazioni dell’incontro Lifelong learning : una sfida aperta per le biblioteche pubbliche sono state pubblicate in un volumetto a parte.
In questa recensione i riferimenti bibliografici al primo volume citato saranno dati indicati semplicemente i numeri di pagina tra parentesi.

Alessia Zanin-Yost, nella sua relazione (Non solo information and media literacies : il ruolo del bibliotecario nella società del futuro, pp.59-65), sostiene a ragione che “l’abilità di trovare, capire e usare le informazioni non dipende solo dalla possibilità di accedervi, ma da altre competenze quali la capacità di valutare l’attendibilità di un articolo, l’originalità di un’immagine o la validità di un’informazione che circola su Twitter e Facebook” (p.59). La relatrice nota che “l’allarmante diffusione delle fake news ha reso evidente la facilità con cui il pubblico assume per vere le informazioni ricevute, invece di vagliarle criticamente” (p.62). Dunque “il ruolo del bibliotecario diventa importante non solo nell’ambito della biblioteca fisica, ma anche in quello virtuale […]. Il bibliotecario aiuta a filtrare l’informazione […]” (p.59).

Analogamente Anna Maria Tammaro (Chi educa il bibliotecario educatore? Il curriculum, la didattica e le competenze per la transliteracy, pp.129-140) dice che “non basta essere a proprio agio con l’uso della tecnologia dell’informazione, bisogna saper valutare e usare le fonti dell’informazione” (p.130) e che “l’autorevolezza dell’informazione è stata profondamente destabilizzata negli ultimi anni, fornendo l’opportunità ai bibliotecari di assumere un ruolo di educatore, per guidare ciascuno a essere capace di selezionare, valutare e utilizzare le risorse informative” (p.131).

L’intervento di Matilde Fontanin (L’informazione che troviamo condiziona ciò che diventiamo? Una riflessione sull’infografica IFLA sulle false notizie come occasione di advocacy per le biblioteche, pp.149-156) fa riferimento alla locandina ideata dall’Ifla per suggerire come “riconoscere le false notizie” (*) e a come è stata utilizzata da alcune biblioteche italiane. La relatrice dice con disappunto che i bibliotecari non sono “generalmente percepiti come parte in causa” e che le biblioteche “evidentemente sono viste come luoghi dove la conoscenza è depositata, non dove si insegna a utilizzarla”. Dunque, “per le biblioteche, se vogliono rendersi visibili, c’è molto da fare, ma c’è bisogno di farlo” (p.153). Fontanin sottolinea come la questione sia particolarmente delicata quando si tratta di salute, perché “c’è una differenza tra capire dove è meglio comprare le scarpe e capire come curarci” (p.150). “La cattiva informazione può costare la vita” dice la relatrice e non si può che essere d’accordo con lei nel ritenere che “le biblioteche non possono restare indifferenti” (p.155).

(*) L’infografica dell’IFLA è stata tradotta in numerose lingue, compreso l’italiano. La pagina di riferimento sul sito dell’IFLA è https://www.ifla.org/publications/node/11174.

IFLA – CC BY

Alla locandina dell’Ifla sulle false informazioni fanno riferimento (pp.157-158) anche Damiano Orrù e Paola Coppola nella loro relazione (Lo spazio social per la media literacy: biblioVerifica vs fake news, pp.157-165). I due presentano la loro iniziativa “biblioVerifica” (blog e presenza su LinkedIn, YouTube, Facebook, Twitter, Instagram, Meetup) (pp.161-163) e citano altre attività in rete volte a contrastare le informazioni scorrette, tra le quali il sito “Dottore ma è vero che…?“, promosso dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (pp.159-160). I relatori richiamano la “responsabilità che abbiamo come professionisti dell’informazione” (p.157) e affermano che, “come bibliotecari, in tutte le occasioni di scambio e condivisione con i nostri interlocutori, possiamo contrastare la disinformazione intenzionale diffusa con ogni mezzo e in ogni modo” (p.157).

Carlo Bianchini, che è anche autore di un libro sul falso in rete (*), nella sua relazione sul reference (Il reference come esperienza formativa, pp.171-192) parla di pensiero critico (pp.177, 179, 183, 187), “esame critico tra esame tra idee diverse” (p.182), “capacità critica necessaria a riconoscere la qualità delle informazioni” (p.183), “essere critici e creativi” (p.184) e di combattere la manipolazione delle informazioni (pp.177, 182, 184) e la disinformazione (pp.177, 179, 182, 184). Il bibliotecario deve fornire “al lettore tutte le informazioni di cui la biblioteca dispone, lo rende partecipe e informato nella scelta” (p.187). “L’obiettivo di qualsiasi attività promossa in biblioteca”, dice Bianchini, “- al di là delle molte tecniche possibili – dovrebbe essere quello che Umberto Eco definiva educare allo spirito critico in azione” (p.186).

(*) Carlo Bianchini, Come imparare a riconoscere il falso in rete, Milano : Editrice Bibliografica, 2017. Recensione in questo blog: https://casadeilibri.wordpress.com/2018/01/26/recensione-a-carlo-bianchini-come-imparare-a-riconoscere-il-falso-in-rete/

Cenni all’importanza di una valutazione critica delle informazioni si trovano anche in altre relazioni. Laura Testoni (Quale “Information literacy” contemporanea nella biblioteca accademica?, pp.27-36) dice che le “attività di Information literacy […] possono trovare un collegamento immediato al vivace dibattito circa il falso in rete” (p.35). Stefania Puccini e Ornella Russo (“Bibliotecari in azione” per educare alle competenze informative e digitali nel 21° secolo, pp.43-58) parlano di “approccio riflessivo e critico all’informazione” e “comprensione critica dei processi di produzione e diffusione di informazioni e documenti” e invitano a “promuovere la consapevolezza, lo spirito critico” (p.50). Per Laura Ballestra (Dalla “user education” all'”information literacy education” : l’evoluzione di un modello, pp.106-117) “lo spirito critico verso l’informazione” è un “vero valore che una biblioteca può trasmettere” (p.115). Luigi Catalani (Il ruolo dei bibliotecari nell’alleanza per l’educazione all’informazione, pp.118-128) parla di “sviluppo dello spirito critico” (pp.126, 127 n.44) e, notando che “negli ultimi due anni, in particolare, questioni tradizionalmente appannaggio dei professionisti dell’informazione sensibili al tema dell’educazione all’informazione, hanno fatto irruzione nell’agenda pubblica attraverso parole diventate di uso comune come “post-verità”, “bufale”, “fake-news” ecc.” sostiene che “sarebbe un peccato se i bibliotecari non approfittassero di questo scenario sorprendentemente favorevole per rilanciare il tema, presso un pubblico più vasto e attento, con la peculiare competenza che ci contraddistingue” (p.124).

Un esempio di come sia importante che i bibliotecari abbiano questo approccio critico arriva, per contrasto, da due delle relazioni sul lifelong learning nelle quali sono indicati, tra le varie attività previste in tale ambito, corsi sulla riflessologia (*) e sui fiori di Bach (**). Gli studi, però, mostrano che si tratta di pratiche che non hanno alcuna efficacia (***). In casi come questi (****) sarebbe certamente utile se i bibliotecari verificassero se ci sono prove a favore di ciò che viene proposto e, mancando tali prove, sconsigliassero al proprio ente di proporle – sperando poi che questo opportuno suggerimento non venga ignorato.

(*) Maria Stella Rasetti, L’educazione degli adulti come palestra di cittadinanza attiva nella prospettiva della biblioteca sociale, in Lifelong learning : una sfida aperta per le biblioteche pubbliche, Milano : Editrice Bibliografica, 2018, pp.13-18, a p.17.
(**) Riccardo Demicelis – Claudia Giussani, La formazione dei cittadini, compito strategico di una rete bibliotecaria, in Lifelong learning, cit., pp.46-54, a p.53 (al numero 78).
(***) Per i fiori di Bach: Edzard Ernst, Bach flower remedies: a systematic review of randomised clinical trials, “Swiss medical weekly”, 2010, https://smw.ch/article/doi/smw.2010.13079
Per la riflessologia: E. Ernst, P. Posadzki, M.S. Lee, Reflexology: An update of a systematic review of randomised clinical trials, “Maturitas”, 68 : 2 (2011), pp.116-120, https://www.maturitas.org/article/S0378-5122(10)00389-0/fulltext
(****) Su corsi e incontri su pseudomedicine pubblicizzati nelle biblioteche si può vedere in questo blog il mio articolo Biblioteche e pseudomedicine, 10 dicembre 2014, https://casadeilibri.wordpress.com/2014/12/10/biblioteche-e-pseudomedicine/

Annunci