Il Sogno di Giulio Cesare Gattoni

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Il Sogno di Giulio Cesare Gattoni in mostra alla Biblioteca di Como

La manifestazione culturale comasca Parolario ha scelto come titolo per l’edizione del 2013 Il sogno. La biblioteca comunale di Como, per l’occasione, ha presentato una mostra di libri antichi legati a tale tema. Uno di questi è il Sogno nella notte vigesima sesta di Giugno poco prima dell’Aurora l’Anno mille ottocento uno dell’Era Cristiana, libretto scritto da Giulio Cesare Gattoni, canonico della cattedrale di Como e appassionato studioso di scienze.

Il racconto di Gattoni è presentato, come suggerisce il titolo, sotto forma di un sogno. In questo sogno, l’autore è morto e, per cominciare, può dare un’occhiata alla sorte ultraterrena dei suoi concittadini, scoprendo che ben pochi sono finiti in Cielo, mentre molti sono finiti in una “profonda bolgia” (p.8). Vestendo i panni di un nuovo Dante, il canonico ha modo di esprimere le sue idee in materia di religione, mettendo tra i condannati i giansenisti (p.9), indicati come “la quadriforme Verminaja iprense” (Giansenio era vescovo di Ypres) e “i Lenoni eusebiani” (il riferimento a Eusebio di Nicomedia, sostenitore dell’arianesimo, era presente nella polemica antigiansensita – due esempi nelle immagini sotto), e i promotori di forme di religione deiste e “razionaliste” nate dopo la Rivoluzione francese (“i novelli Teofilantropici” – p.9).

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Cristoforo Muzani, Quale totalità di consenso decida la controversia nelle materie di fede, Perugia, 1790, p.13 (“Arnaldo” è  Antoine Arnauld, teologo giansenista)

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Luigi Cuccagni, Il giansenismo senza difesa, e mal difeso dall’abbate Pietro Tamburini, Roma : Giovanni Zempel, 1794, p.39 (“Quesnello” è Pascal Quesnel, teologo giansenista)

Tra i reprobi ci sono anche “quelli, che in alte cattedre assisi a proprio, e altrui danno il ver tacquero, e per tema il falso approvarono” (p.9). Gattoni nel Sogno non fa nomi, ma le “alte cattedre” fanno pensare ovviamente ai vescovi. Nel suo Giornale gallo-cisalpino, un imponente diario manoscritto conservato ora presso la Biblioteca comunale di Como (ms 4.6.1), rivolge in effetti al vescovo Carlo Rovelli. “La voce pubblica del Pastore non si fa sentire”, scriveva per esempio il 15 agosto 1796 (p.35) e il 28 dicembre dello stesso anno esclamava “Miserabili che noi siamo quando ci lasciam dominare da vani timori. Che tristi memorie lascia questo buon Vescovo alla posterità […]!” (pp.35 e 240-241 del Giornale). Non diverso era il suo parere sul predecessore di Rovelli, Giuseppe Bertieri (cfr per esempio pp.16, 175 e 205 del Giornale).

Nel suo sogno, il protagonista viene poi portato a vedere il suo corpo senza vita (“la gelata mia spoglia di morte” ridotta a “contraffatto, e sozzo carname” – p.11). Descrive l’esame autoptico (pp.12-13) che è seguito dalle considerazioni dei medici lì presenti. Uno di loro constata che, fatta eccezione per il “Cortice peruviano” (la corteccia della china) e poche altre sostanze, è difficile dire se i pazienti tornati in salute sono stati guariti dai rimedi somministrati o semplicemente dalla natura e che tutto quello che fanno i medici “riducesi a pescar dalla propria fantasia quel, che potrebbe essere di male, e giovare co’ rimedj creduti li più opportuni, l’efficacia, de’ quali s’appoggia alla sola immaginazione” (p.21). Il giudizio può apparire pessimista, ma, per i tempi in cui fu espresso, è sostanzialmente corretto. Lo sviluppo di una farmacologia efficace è una conquista piuttosto recente.

Il medico del racconto invitava a diffidare di presunti rimedi miracolosi (un consiglio che è tuttora validissimo): i medici seri “vi diran tondo, e chiaro essere vera pazzia il prestar fede a certi Elixiri di Vita” (p.23). Un giudizio severo viene dato al “sistema browniano”, basato sulle idee del medico scozzese John Brown: “Il solo sistema Browniano quante vittime non ha già sagrificato? Domandatelo a Becchini di Londra, che da soli muscoli del viso rattratti san distinguere que’, che finirono la vita per mano de’ Brownisti” (pp.20-21).

Tra tanti dubbi, Gattoni ha però occasione di celebrare una grande conquista della medicina dei suoi tempi, l’introduzione della vaccinazione contro il vaiolo: “La recente scoperta di Jen[n]er inglese il di cui nome si renderà immortale per aver tratto dalle fauci d’immatura morte la sesta porzion dell’uman genere col preservarlo dal funesto pestilenzial dono de’ Crociati; […] E preziosa sarà sempre la memoria di quelli, che propagarono la vaccinazione frà noi; e per primo l’esperto, e zelante Cittadino Dottor Sacchi in Milano; Li Cittadini Dottori Carloni e Perlasca in Como; ed il celebre Professore di sperimentale Fisica Cittadino Volta in Pavia” (pp.19-20).

Nel Sogno ci sono diversi riferimenti a Louis-Sébastien Mercier, scrittore francese, autore del libro L’anno 2440 che è ritenuto la prima opera del genere utopico ambientata, anziché in un altro luogo come nell’Utopia di Thomas More e nelle numerosissime utopie che furono scritte in seguito, in un altro tempo, nel futuro. La mostra di libri alla biblioteca di Como ha accolto anche la traduzione italiana dell’opera di Mercier (L’anno due mila quattrocento quaranta : sogno di cui non vi fu l’eguale seguito dall’uomo di ferro, Genova : Domenico Porcile, 1798, in quattro tomi).

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L’anno due mila quattrocento quaranta di Louis-Sébastien Mercier in mostra alla Biblioteca di Como. Nel riquadro: frontespizio di un’edizione in francese (da Wikipedia).

Per Gattoni nell’utopia di Mercier era esposto “perfino alle più minute particolarità” il “piano machinato dall’Ateismo massonico” (Giornale, pp.786-787) che sarebbe stato messo in atto con la Rivoluzione francese e Napoleone. Del tutto contrario a queste idee, Gattoni scrisse anche due sue utopie, intitolate Testamento e Codicillo, nelle quali intendeva descrivere “un quadro di riforma […] con ben tutt’altri felici, e reali colori, che non i falsi e romanzeschi di Mercier nel suo del 2440., e con quella immaginaria sua teofilantropica Religione” (Testamento, Como : Noseda, [1802], p.145. In realtà ci sono anche punti di contatto tra le utopie di Mercier e Gattoni, tra i quali, per tornare a un argomento sopra trattato, l’importanza da entrambi attribuita alla vaccinazione – per un confronto tra le utopie di Mercier e di Gattoni si può vedere il mio articolo Gattoni, Mercier e la letteratura utopica, “Studi della biblioteca comunale di Moltrasio”, 1 (2001), pp.13-22).

Nel Sogno, il defunto canonico, all’opposto del Gattoni reale, era stato un “invaso veneratore del 2440” di Mercier (p.30), ma si tratta ovviamente di sarcasmo. I medici del racconto, infatti, constatano che proprio la “guasta immaginazione del 2440” (p.33; cfr anche “colpito dal fantastico 2440”, p.31) aveva contribuito a minare la sua salute. Nella speranza che il regime creato dai Francesi nell’Italia settentrionale realizzasse  “il bel quadro del due mille quatro cento quaranta”, il canonico aveva volentieri pagato ogni tassa che gli veniva imposta “e perfin di quelle ad esso non richieste” (p.30) e le “privazioni sofferte” (p.33) a causa di ciò avevano minato la sua salute.

I versi sul frontespizio del Sogno (“L’uomo a giovar suoi simili / Legge suprema invita. / Tu dei per altri vivere / S’ami per te la vita.”) sono tratti da L’uomo di ferro, un racconto di Mercier che fu pubblicato insieme a L’anno 2440 (L’an deux mille quatre cent quarante. Rêve s’il en fût jamais; suivi de L’homme de fer, songe, sl : sn, 1787, t.III, p.153), e da tale racconto è ripresa anche la curiosa descrizione della pipa dalla quale, riempita di grandi piani e paroloni, usciva fumo “in figura di creste e penne di pavone” (Sogno, pp.28-29; L’homme de fer, p.167).

Dopo tre dotti medici, prende la parola un praticone che afferma di aver ottenuto dei risultati positivi anche con prescrizioni assurde grazie alla forza dell’immaginazione del paziente “credulo” (p.38) (oggi potremmo chiamarlo “effetto placebo”). Aggiunge poi che anche dando indicazioni opposte a quelle date dai medici si ottengono risultati equivalenti ai loro. Questa provocazione fa scatenare un litigio in cui il becchino e i suoi aiutanti, in una scena grottesca e un po’ greve, tirano contro il detrattore dei medici “la gelata […] trippa” del canonico, “di sua merce carca” (p.40). A questo punto il protagonista si risveglia e termina il sogno (p.41).

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