I falsi di Korovkin

Cosa hanno in comune Vadim Dubrovskij, autore di Orfani di madre Russia (Milano : Sperling & Kupfer, 1992, con prefazione di Indro Montanelli), e Lena Volgina, autrice di Memorie di una maîtresse moscovita (Milano : A. Mondadori, 1994)? Sono entrambi russi, descrivono retroscena della vita russa e i loro testi sono stati trasformati in libri in Italia. Inoltre, sia lo storico Vadim che la prostituta Lena sono stati inventati da Michael Korovkin, canadese di origini russe. Già, le “memorie” pubblicate a loro nome sono dei falsi. Korovkin ha rivelato le vicende legate ai due libri in un’intervista pubblicata nel 1995 (Stefano Malatesta, Montanelli, il dissidente e la puttana, “La Repubblica”, 31 gennaio 1995, pp.26-27).

A proposito della prima opera citata, Korovkin raccontò che Montanelli, dopo aver discusso con lui, gli aveva proposto di scrivere un libro come se fosse un samizdat trafugato dalla Russia. Korovkin aveva scritto un testo in inglese, intitolato A cry from the orphanage. Il giornalista aveva però suggerito che, per rendere più credibile la storia, era meglio mostrare all’editore un manoscritto in russo. Così Korovkin aveva tradotto il suo libro in russo, scrivendolo su fogli da far passare come il manoscritto originale.

Il testo, prima di uscire come libro, fu pubblicato a puntate su “Il Giornale”, il quotidiano di cui Montanelli era direttore. L’1 agosto 1991 Montanelli presentò l’opera in un articolo introduttivo (a p.3) con il titolo Lo chiamavano tiranno, che era anche il titolo da lui scelto per l’opera e, a suo dire, approvato dall’autore stesso che non aveva dato alcun titolo (“Dalla Siberia […] mi ha risposto sempre attraverso l’ambasciatore […] che approvava il titolo che io suggerivo per il suo racconto, che lui si era dimenticato di dargli”). Il direttore del quotidiano scriveva che il nome Vadim Dubrovski era uno pseudonimo e che anche l’intermediario che gli aveva portato il testo aveva chiesto di restare anonimo. Curiosamente, girando la pagina in cui Montanelli presentava il falso samizdat, si trovava un articolo di Franco Cardini (Assassinio in Terrasanta, p.5) sull’uccisione, nel 1192, di Corrado del Monferrato, re di Gerusalemme, nel quale veniva citata la “ridda di false lettere che circolavano in Occidente come scritte da Sinan ora per accusare, ora per assolvere Riccardo Cuor di Leone”, indicato come mandante dell’omicidio.

Nei giorni successivi, dal 2 al 9 agosto, l’intera quarta pagina fu dedicata alla pubblicazione dell’opera. Nella prima puntata, il titolo Lo chiamavano tiranno aveva il posto del titolo tipografico, mentre nelle successive compariva all’inizio dell’occhiello. I titoli delle diverse puntate erano preceduti dal disegno di un libro con lo stemma della falce e martello su cui era sovrapposta la scritta “censurato”. Al termine delle pagine con le puntate del testo di Korovkin, si annunciava che l’opera sarebbe uscita come libro presso Sperling & Kupfer, con uscita prevista per il gennaio del 1992.

Il libro uscì con il citato titolo Orfani di madre Russia (in copertina, ma non sul frontespizio, c’è il sottotitolo Le memorie di un cinico), “finito di stampare nel gennaio 1992”. Come prefazione fu usato l’articolo di Montanelli dell’1 agosto 1991 senza i due ultimi paragrafi. Nella pagina dietro il frontespizio viene dato un titolo originale russo scritto in caratteri cirillici, anche se una и è scritta rovesciata orizzontalmente e appare come una N dell’alfabeto latino. Ciò ha tratto in inganno alcuni cataloghi (con il metaopac Mai ne ho contati otto) che l’hanno traslitterata, appunto, come una N anziché come una I (in realtà, comunque, l’alfabeto cirillico non ha una lettera uguale alla nostra N, lettera che in cirillico è scritta come la nostra H maiuscola). La corretta traslitterazione è quella offerta dal catalogo della biblioteca universitaria di Udine: Golos iz sirotskogo [e non snrotskogo] doma. Tra l’altro, anche senza sapere la storia dietro il libro, la presenza stessa di questo titolo “originale” poteva destare qualche perplessità, dato che, come si ricordava sopra, nel suo articolo dell’1 agosto Montanelli aveva affermato che il manoscritto non aveva titolo (tale asserzione era nel penultimo paragrafo che, come si è detto, fu omesso quando l’articolo fu usato per la prefazione del libro).

In un articolo apparso sul quotidiano di cui era direttore per annunciare l’uscita del libro, Montanelli garantì nuovamente l’autenticità del testo di “Dubrowski” (sic, con la W): “Che si tratti proprio di un racconto russo, e non di qualche patacca compilata in Occidente o chissà dove, non ci sono dubbi perché, a disposizione di chi non ci credesse, ho il testo in lingua originale” (Memorie di un antirusso, “Il Giornale”, 6 febbraio 1992, p.5). Come prova della provenienza del testo, in effetti, la presenza di un manoscritto in russo valeva ben poco, dato che non è certo impossibile scrivere in tale lingua fuori dai confini russi. A dire il vero, questa sorta di excusatio non petita avrebbe potuto, al contrario, far nascere dei dubbi sull’autenticità a qualche lettore smaliziato.

L’altro falso di Korovkin arrivò alla Mondadori tramite un amico dell’autore, Andrea Cane, che lavorava in quella casa editrice (Cane è ricordato nella dedica del libro “ad Andrej Sobakin”, che è una sorta di traduzione in russo del suo nome: sobaka significa “cane”). Il testo di Korovkin, intitolato Dancing with fat cats, uscì in italiano, come si diceva sopra, con il titolo Memorie di una maîtresse moscovita a nome di Lena Volgina. Anche qui compare come titolo originale un titolo in russo, ma in questo caso traslitterato in caratteri latini, Dnevnik odnoj moskovskoj madam (il fatto che la traduttrice sia Stefania Bertola suggerirebbe che la traduzione sia stata compiuta su un testo inglese). Dieci anni dopo fu pubblicato anche in russo, come romanzo (ovvero senza fingere che fossero vere memorie) e a firma di Korovkin, con il titolo Tancy s žirnymi kotami (Sankt-Peterburg : Aletejja, 2004) e, l’anno seguente, come Vospominanija moskovskoj kurtizanki (Moskva : AST ; Sankt-Peterburg : Sova, 2005).

Ovviamente sapere che i nomi che compaiono nei due libri in esame sono fittizi e che i libri non sono vere memorie ha rilevanza per la catalogazione. Trattandosi di finzioni letterarie, devono essere trattate come narrativa per il soggetto (nessun soggetto dove non si usa metterlo per le opere di narrativa e l’adeguata suddivisione formale nei – purtroppo pochi – cataloghi in cui si usa farlo) e la classificazione. I nomi Vadim Dubrovskij (sul libro compare nella forma “Dubrovski”, ma il cognome russo ha la J finale) e Lena Volgina saranno ovviamente rinvii a quello di Korovkin, che nell’opac del Sbn è presente (per altre opere) in due forme, “Korovkin, Michael” e “Korovkin, Michael A.” (quest’ultima è quella scelta dalla Library of Congress e dalla British Library), che andrebbero unificate, dato che si riferiscono allo stesso autore.

Il consueto giro tra i cataloghi italiani con il Mai mostra che nessuno di essi (Sbn compreso: come accennato, le intestazioni a Korovkin qui sopra ricordate sono per altre opere) ha scoperto i falsi di Korovkin. I due libri hanno ovunque come intestazione i nomi fittizi e sono in genere classificati e soggettati come vere memorie. Come si è detto, però, i libri furono pubblicati presentandoli come memorie autentiche e, quando uscirono, chi li aveva ricevuti da catalogare non aveva la possibilità di ricollegarli a Korovkin. Tuttora non è semplice reperire l’informazione. Salvatore Casillo (Fattoidi, bufale e falsi giornalistici, in Salvatore Casillo, Federico Di Trocchio, Salvatore Sica, Falsi giornalistici : finti scoop e bufale quotidiane, Napoli : Guida, 1997, pp.5-124; la parte sui falsi di Korovkin è alle pp.82-85), ha notato l’assenza di “reazioni degne di nota” al falso pubblicato sul quotidiano di Montanelli. “Fatta eccezione per l’articolo di Malatesta,” ha scritto Casillo, “nessuno ha ardito fare nemmeno un timido cenno” (p.85). Dunque, non si può certo rimproverare un catalogatore se non ha scoperto le beffe di Korovkin. Semmai, come in altre occasioni, si può dire che, pur se non si può farne una colpa ai singoli catalogatori, può lasciare un po’ perplessi che proprio nessun catalogo abbia trovato la soluzione. Casi come questo suggeriscono che le biblioteche, che hanno tra i loro compiti quello di fornire una corretta informazione bibliografica, potrebbero trarre profitto dal dedicare attenzione a un argomento, peraltro già di per sé avvincente, come quello dei falsi letterari.

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3 pensieri su “I falsi di Korovkin

  1. Michael Korovkin

    Sono io, quel fatidico Korovkin che ha riuscito creare tanta confusione. Una cosa che vorrei precisare innanzitutto è che “aveva portato a Montanelli il testo…” potrebbe creare equivoci: io non proposi il testo a Montanelli ma invece Montanelli propose a me di scriverlo. Detto questo, e col senno di poi, potrei affermare che la confusione di titoli, attribuzioni, ecc., fu anche dovuta ai fattori, per così dire, politici. Non fu il momento propinquo per i falsi e altre “operazioni letterarie”: successe la guerra del Golfo, arrivò la Tangentopoli, la “questione morale” s’affiorò con la forza impellente, e i promulgatori, sia Cane che “l’intrepido” Montanelli si tirarono indietro. In fatti, nel suo articolo, con la tipica accortezza d’un giornalista sempre attento ai venti e correnti dominanti, Malatesta fa un po’ moralista e parla degli “atteggiamenti disinvolti dell’editoria italiana”. A dir la verità, seppur Cane peccò d’eccessiva disinvoltura – comprensibile, pero, come un tipico salto sul “carro del falso” di Montanelli – il vero disinvolto nell’intera faccenda fu Indro Montanelli e non l’editore della “Sperling” Tiziano Barbieri che credette nell’autenticità del manoscritto. Sia quel che sia, ad improvviso entrambi i romanzi (sono esattamente questo e niente altro) furono stati ripudiati dai loro eccellenti sponsors, e, come si sa, in tali casi meno informazione gira meglio è. Strano, però, che nessuno in Italia (ma tanti all’estero!), compreso ivi citato Salvatore Casillo, non s’è mai premurato a contattarmi per i chiarimenti. Quel che rimane è, al meglio, l’impressione di opportunismo e pressapochismo (come, d’altronde, si presenta anche il mio italiano scritto!). Per l’appunto, “cane”, in russo non è “sobak” ma “sobaka”.

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  2. casadeilibri Autore articolo

    Michael, il suo italiano è ottimo ed è interessante avere un commento dell’autore dei libri di cui si parlava.

    > vorrei precisare innanzitutto è che “aveva portato a Montanelli
    > il testo…” potrebbe creare equivoci: io non proposi il testo a
    > Montanelli ma invece Montanelli propose a me di scriverlo

    Ho modificato il testo in quel punto in modo che non possa più creare equivoci.

    > “cane”, in russo non è “sobak” ma “sobaka”

    Errore di battitura (il mio russo è a un livello molto elementare, ma “sobaka” lo sapevo). Corretto. Grazie per la segnalazione.

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  3. Michael Korovkin

    Parlando della meritocrazia in Italia: Il suo articolo sopra è almeno dieci volte più informativo, analitico e ben-fondato nella ricerca – di dozzine e dozzine di articoli scritte sull’argomento dai giornalisti accreditati nelle testate nazionali i non. Questo vuol dire che c’è qualcosa che non va non solo con l’editoria italiana, come afferma Malatesta, ma anche con il giornalismo all’italiana a cui Malatesta stesso appartiene. Altrimenti, gli editori e i giornalisti di spicco sarebbero le persone molto più capaci, appunto, come Lei. Ahime!

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