L’anagramma di A. Craig Rice

“Non fidarsi è meglio”, si legge sotto il titolo sulla copertina (ma non sul frontespizio) del romanzo La carogna di A. Craig Rice (Milano : Salani, 2001). La frase può essere un commento alla trama del libro, una storia di truffe e truffatori, ma anche un consiglio a chi cataloga il testo.

Anche i risvolti di copertina ci mettono in guardia. “Un travolgente raggiro letterario” dice il primo, mentre il secondo ci avverte che “il nostro autore assomiglia al protagonista di questo libro, […] si può sicuramente dire che è un imbroglione”. Insomma, non si può dire che non ci abbiano avvisati.

Seguiamo allora il consiglio della copertina e non ci fidiamo quando vediamo che l’autore, secondo il forntespizio, la copertina, il risvolto e il dorso del libro sarebbe un tale A. Craig Rice. Per scoprire chi si nasconde dietro questo pseudonimo, si può andare alla pagina dietro il frontespizio dove si trova l’indicazione “Copyright (c) 2001 by Eric Garcia”.

Nella stessa pagina è riportato il titolo originale dell’opera (Matchstick men), con il quale si può fare una ricerca nei cataloghi delle biblioteche e nei siti di commercio di libri e scoprire così che nell’originale in lingua inglese Eric Garcia figura come autore con il suo vero nome.  Stando a quel che ho potuto vedere, il nome fittizio è stato usato solo nell’edizione italiana.

In effetti, A. Craig Rice altro non è che l’anagramma di Eric Garcia, autore di Anonymous Rex (un giallo con dinosauri che vivono in incognito, camuffati da esseri umani, tra di noi – tr. it. Anonymus rex, Milano : Salani, 2000) e altri libri pubblicati con il suo nome reale.

Facendo un giro tra i cataloghi delle biblioteche italiane con il Mai, ne ho trovati una quarantina in cui il libro era presente. Circa la metà di questi hanno l’intestazione corretta “Garcia, Eric”. L’altra metà ha come intestazione lo pseudonimo, presentato in quattro diverse forme. Sui venti casi mostrati alla mia ricerca, in sei c’è la forma che apparirebbe più ovvia se si trattasse di un nome reale o comunque di un’intestazione valida, ovvero “Rice, A. Craig”. A questi si può aggiungere un “Rice, A. Creaig”. In due c’è “Craig Rice, A.”, come se si trattasse di un cognome composto da due termini (in teoria potrebbe anche essere, ma sarebbe un caso insolito). Infine, ben undici cataloghi (quindi più della metà) hanno “Rice, Craig A.”, con la “A.” posta dopo e non prima, come è nel frontespizio e sulla copertina (è curioso che la scelta più frequente in questo gruppo sia quella che contempla questa inversione per la quale è difficile trovare una motivazione). Metà dei cataloghi, quindi, sono stati raggirati dall’imbroglio letterario e non l’hanno scoperto neppure nei dieci anni successivi. L’altra metà, comunque, non si è fatta ingannare: un risultato nettamente migliore di altri casi di cui abbiamo parlato in articoli precedenti.

Nell’immagine qui a fianco c’è un elenco di codici e collocazioni delle copie del libro di cui parliamo nel catalogo provinciale che comprende le mie biblioteche. Nel 2001, quando uscì il libro, non c’era ancora questo catalogo collettivo, dove sono confluite sia le copie catalogate dal centro di catalogazione sia quelle catalogate in loco nelle biblioteche (con l’avvio del catalogo collettivo – cosa ottima – la catalogazione è stata accentrata – cosa pessima – ed ha prevalso un’ideologia contraria alla catalogazione nelle biblioteche). E’ facile distinguere la provenienza perché le catalogazioni del centro hanno per codice un EAN-13 mentre in quelle fatte nelle nostre biblioteche di allora da me e da un mio collega (rispettivamente ai numeri 5 e 6) il codice è composto da una sigla della biblioteca (due lettere) seguita dal numero di inventario.

Come si può vedere dalle lettere usate per la collocazione, sono proprio le due catalogazioni fatte in loco, indipendentemente l’una dall’altra (solo dopo la creazione del catalogo collettivo ho potuto notare che avevamo fatto la stessa scelta), quelle corrette. Non lo faccio notare per fare classifiche di merito, ma perché questo caso suggerisce una riflessione.

Quando avevo catalogato il libro (e forse ciò vale anche per il mio collega che, come me, aveva scoperto il vero autore), oltre a quelle indicate sopra, avevo un’altra via ancora per arrivare alla corretta intestazione:  sapevo già da quando avevo ordinato il testo che era opera di Eric Garcia. Non è un’affermazione banale o una semplice battuta come potrebbe sembrare a prima vista. In effetti informazioni di questo tipo potrebbero essere acquisite durante la scelta dei libri per l’acquisto, attraverso la visione delle schede di presentazione editoriale, la lettura di recensioni o altro e quindi giungere più facilmente al bibliotecario che si occupa anche degli acquisti che non a chi si occupa solo di catalogazione. E’ uno dei motivi (non certo l’unico) per cui non è una scelta azzeccata la separazione, di moda in questi tempi, della mansione della catalogazione dalle altre attività biblioteconomiche.

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