Tornare sul luogo del delitto: Ellen Rimbauer e Eleanor Druse

Il diario di Ellen Rimbauer (Milano : Sperling & Kupfer, 2002) e Il diario di Eleanor Druse (Milano : Sperling & Kupfer, 2004) sono due libri legati a due serie televisive, rispettivamente Rose Red e Kingdom Hospital, entrambe su soggetto dello scrittore horror Stephen King.

Il diario di Ellen Rimbauer : la mia vita a Rose Red racconta di una sorta di casa infestata (la “Rose Red” del sottotitolo), costruita sopra un cimitero indiano. Anche Ellen Rimbauer, dopo aver scritto diverse pagine del suo diario, scompare misteriosamente. La pubblicazione del diario è curata dalla dottoressa Joyce Reardon, “direttore dell’istituto di Studi paranormali della Beaumont University”.

Quasi tutti i cataloghi italiani visti col solito metaopac Mai (più l’opac del Sbn) danno come intestazione, principale o secondaria, “Reardon, Joyce”, ignorando (un’eccezione del catalogo provinciale di Bergamo che ne fa invece l’intestazione principale) il nome di Ellen Rimbauer. E’ verosimile che tale scelta sia dovuta al fatto che Ellen Rimbauer è un personaggio immaginario. In effetti può capitare che un libro sia attribuito a un personaggio fittizio e l’autore figuri come curatore o, come nel caso di David Carlyle (o Jeremy Belpois) / Davide Morosinotto, come “supervisore dei testi”. In questo caso, però, anche Joyce Reardon, come Ellen Rimbauer, è un personaggio del mondo fittizio di Rose Red. La stessa Beaumont University, dove la professoressa Reardon lavorerebbe e che sarebbe situata a Seattle, è un’università immaginaria. La nota introduttiva al libro dà anche l’indirizzo del sito (www.beaumontuniversity.net) che esisteva realmente (oggi non è più reperibile al suo indirizzo originario, ma l’Internet Archive ne ha salvata una copia). Anche senza inoltrarsi nelle pagine del sito, saltava subito all’occhio il suffisso .net: le università americane hanno suffisso .edu. Una rapida ricerca con un whois mostrava che il sito della presunta università era stato registrato dalla Hyperion, la casa editrice del libro.

Dunque l’intestazione a Joyce Reardon vale, in effetti, quanto quella a Ellen Rimbauer (meno valido è invece un soggetto “Rimbauer, Ellen – Diari”, trovato in due cataloghi, dove peraltro si accompagna a una cdd 813 che sembra negare il soggetto). Da un certo punto di vista, se l’autore non fosse stato identificato, poteva anzi essere più logico usare come intestazione principale Ellen Rimbauer (pseudonimo dell’autore in veste di autore) piuttosto che Joyce Reardon (pseudonimo dell’autore in veste di curatore). O magari, come fa la Library of Congress, nessuno dei due. Ovviamente, l’opzione migliore è comunque quella di identificare l’autore e adottare un’intestazione unica per tutte le sue opere, compreso questo fittizio diario. Inizialmente era girata la voce che l’autore fosse Stephen King. Tale supposizione è stata accolta dal Sudoc, catalogo collettivo delle biblioteche universitarie francesi. In Italia, la biblioteca di Cassano Magnago ha come collocazione “810 KIN dia (SC)”, dove il KIN indica evidentemente che il libro è stato attribuito a King (non so perché sia 810 invece che 813). L’attribuzione è errata, ma mostra almeno che si è capito che era un nome fittizio e che è stata affrontata la questione di scoprire il nome dell’autore.

Al momento della pubblicazione dell’edizione italiana (“finito di stampare nel settembre 2002”), comunque, il nome del vero autore era già stato rivelato (si può vedere, per esempio, questo articolo sul “Guardian” dell’1 luglio 2002). Si tratta di Ridley Pearson, il quale normalmente scrive con tale nome e quindi l’intestazione corretta per Il diario di Ellen Rimbauer è certamente “Pearson, Ridley”. Nonostante ciò, la quasi totalità dei cataloghi italiani non ha, come si è visto, l’intestazione corretta. Un caso di scelta esatta, però, c’è (anche se solo uno, almeno tra quelli che ho potuto vedere tramite il Mai). Si tratta del catalogo di BrianzaBiblioteche nel quale ci sono due schede catalografiche sul libro in questione, una con la sola intestazione secondaria a Joyce Reardon e l’altra con la corretta intestazione a Ridley Pearson. Non so se il merito sia del loro centro di catalogazione o di una biblioteca (la scheda corretta è riferita alle copie di Lentate, Besana Brianza e Seveso). Quale che sia la risposta, è l’unico caso di intestazione corretta che ho trovato in Italia e non sembra che ce ne siano molti neppure nel resto del mondo: in una ricerca con il Kvk (un metaopac che interroga i cataloghi di biblioteche nazionali e cataloghi collettivi come quello del nostro Sbn, oltre a una serie di cataloghi tedeschi, austriaci e svizzeri), ho trovato il nome di Pearson solo in tre cataloghi tedeschi (Deutsche Nationalbibliothek, Bibliotheksverbund Bayern, Hebis Verbundkatalog) e nel catalogo della Koninklijke Bibliotheek (la biblioteca nazionale olandese, che dice “Joyce Reardon pseud. van Ridley Pearson”). Ovviamente una traccia della catalogazione corretta c’è anche nel catalogo provinciale di Como: le copie delle mie biblioteche (Parè e Moltrasio) e quella della mia collega di Drezzo sono collocate come 813 PEA. Purtroppo quando è stato formato il catalogo collettivo provinciale è stata usata l’intestazione “Reardon, Joyce” e non la nostra (non ricordo se ho già segnalato la correzione da fare, ma, visto che sono tornato sul libro per questo articolo, coglierò l’occasione per farlo).

Il risvolto di copertina del Diario di Eleanor Druse ci dice che “Eleanor Druse è nata il 2 novembre 1928 a Lewiston, Maine. Studiosa del paranormale, è professore emerito di scienze noetiche e psicologia esoterica presso il Faust College”. Si potrebbe dunque dire che è una collega di Joyce Reardon e, come la dottoressa Reardon, non è una persona reale, ma un personaggio di fantasia. Scoprire il nome dell’autore richiede forse una ricerca un poco più impegnativa che nel caso di Ellen Rimbauer / Joyce Reardon, ma non è troppo difficile arrivarci. Si tratta di Richard Dooling, che ha scritto anche alcuni episodi della serie televisiva (altri sono stati scritti da Stephen King, uno ha come coautori King e Dooling, un altro King e la moglie Tabitha – fonte: Wikipedia in inglese).

La quasi totalità dei cataloghi italiani ha però usato come intestazione il nome fittizio di Eleanor Druse. Come nel caso precedente, qualcuno ha attribuito il libro a Stephen King (Bergamo, Brescia, Mantova – fuori dai nostri confini lo ha fatto anche la Biblioteca nazionale di Francia). Non ho trovato alcun catalogo italiano con l’intestazione corretta a Dooling. Ci va vicino il catalogo della provincia di Como con la copia della mia biblioteca di Parè collocata in 813 DOO e, in questo caso, sono pure riuscito a ottenere l’inserimento di “[i.e. Richard Dooling]” nell’area 1, ma per qualche motivo non è stata fatta la corrispondente modifica dell’intestazione che ci avrebbe portato tra i pochi al mondo ad averla giusta. Anche in questo caso sono stati bravi i tedeschi (i tre cataloghi citati sopra più il Gemeinsamer Verbundkatalog) e con loro gli austriaci (Österreichische Nationalbibliothek, Österreichischer Bibliothekenverbund).

Oggi basta consultare la pagina di Wikipedia sul Diario di Ellen Rimbauer per scoprire il vero nome dell’autore. Quando uscì l’edizione italiana del libro, però, non era così semplice e ci voleva una ricerca più approfondita. La citata pagina di Wikipedia, per esempio, non c’era: è stata infatti creata nella Wikipedia in inglese nel luglio del 2006, mentre quella italiana, apparsa nel marzo 2008 suggerendo la paternità di Stephen King, ha attribuito l’opera a Pearson nel giugno 2008. Un discorso analogo si può fare per Il diario di Eleanor Druse, un caso che è forse, tuttora, un po’ più ostico (ma pur sempre fattibile).

Quello che non va, insomma, non è tanto il fatto che non sia stata trovata la soluzione corretta al momento della catalogazione quanto, piuttosto, il fatto che manchi nella quasi totalità dei cataloghi anche ora che si può trovarla con facilità (soprattutto, come si diceva, per Il diario di Ellen Rimbauer). Il problema, dunque, non pare di qualità dei catalogatori, ma piuttosto di organizzazione della catalogazione.

Se nelle trame dei due libri di cui si è parlato tornare in edifici o su terreni legati a morti è causa di guai, per la catalogazione sarebbe invece opportuno, nel caso non si riesca a trovare al momento la soluzione, “tornare sul luogo del delitto” per provare nuovamente a trovarla. Ovviamente l’idea, purtroppo diffusa, della catalogazione come un’operazione separata dalle altre attività di gestione della biblioteca, non favorisce questo ritorno. Con un modello accentrato in cui la catalogazione viene svolta da personale che si occupa solo di catalogazione, mentre per gli altri bibliotecari viene ritenuta inutile, o almeno marginale, una preparazione in materia di catalogo, i libri, una volta usciti dalle mani del catalogatore, che ovviamente dovrà renderli disponibile in tempi brevi, rischiano di sfuggire definitivamente al trattamento catalografico.

 

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