Molto Shakespeare per nulla

Nell’introduzione di Troppu trafficu ppi nenti (Milano : A. Mondadori, 2011) Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale scrivono di “avere ritrovato nelle polverose casse di un teatro il testo”, scritto, in dialetto messinese, da Michelangelo Florio e “che potrebbe essere l’originale di Molto rumore per nulla di Shakespeare, apparsa cinquant’anni dopo” (il che significherebbe che Florio, “nato probabilmente nel 1564”, l’avrebbe scritta prima di nascere dato che Molto rumore per nulla è apparsa nel 1600 – altro anacronismo di questa introduzione è l’attribuzione a Florio di una “origine quacchera”: i quaccheri sono comparsi negli anni ’40 del ‘600). Nel sottotitolo il testo viene presentato come “archetipo siciliano della più nota commedia Molto rumore per nulla di William Shakespeare”.

Si tratta, ovviamente, di uno scherzo letterario, ispirato da una fantasiosa ipotesi seconda la quale William Shakespeare sarebbe il citato Michelangelo Florio che, giunto in Inghilterra, avrebbe preso tale nome traducendo in inglese il nome della madre, Guglielma Crollalanza (shake = scuotere, scrollare, e speare = lancia). E’ chiaro che il testo in siciliano contenuto nel libro non è un presunto testo originario che sarebbe stato ripreso da Shakespeare per la sua commedia in inglese, ma la traduzione in siciliano del testo di Shakespeare.

Ai fini della catalogazione è importante sottolineare che di traduzione si tratta. Camilleri e Dipasquale non hanno scritto un’altra opera, per quanto ispirata a Molto rumore per nulla. Occasionalmente si sono discostati da una traduzione strettamente letterale, magari per introdurre un’espressione caratteristica siciliana, ma questo può capitare in qualunque traduzione. Hanno omesso qua e là alcune righe (ci sono una trentina di tagli, tutti, comunque, di lieve entità) e introdotto qualche variazione alla ripartizione in scene (p.e. la prima scena del primo atto è stata suddivisa in tre scene), ma non rientra certamente nei casi di “riassunti, adattamenti, rifacimenti” che “si schedano come opere indipendenti” (Rica 18).
Le traduzioni si catalogano, ovviamente, “sotto l’intestazione dell’opera originale […]. Si fa scheda secondaria per il nome del traduttore se esso costituisce un utile accesso all’opera tradotta (per es. quando il suo nome appare in evidenza sul frontespizio)” (Rica, 15.1). Dunque:

i.p. Shakespeare, William
i.s. Camilleri, Andrea
i.s. Dipasquale, Giuseppe
(e si può aggiungere una i.s. “D’Amico, Masolino” per la traduzione in italiano che, nel libro in questione, segue quella siciliana)
Cdd (ed. 14 ridotta) 822.3

Frontespizio dell'edizione del 1600 (dalla voce di Wikipedia sull'opera)

Visto che si parla di una traduzione in siciliano, si può ricordare che la lista dei codici per le lingue per il Marc 21 prevede una sigla per il siciliano (“Sicilian Italian”), ovvero scn. Quindi (usando il sistema di notazione della LoC):
008/35-37 scn
041 1# $ascn$aita$heng

Andiamo a fare un giro tra i cataloghi italiani con il metaopac Mai. Il libro compare in una trentina di cataloghi (quasi tutti collettivi) e in tutti, nessuno escluso l’intestazione principale è per Andrea Camilleri e il libro è classificato in 852 (letteratura drammatica italiana). La maggior parte dei cataloghi non danno a Shakespeare neppure un’intestazione secondaria: solo otto lo fanno (per quanto riguarda il catalogo provinciale di Como, la mia segnalazione non è riuscita a ottenere l’intestazione primaria per Shakespeare e la conseguente classificazione 822.3, ma almeno ha portato a un’intestazione secondaria). Anche l’opac del Sbn ha intestazione principale per Camilleri e cdd 852 e ignora Shakespeare.

Anche nel caso fosse stata considerata una riduzione di Molto rumore per nulla, l’intestazione principale sarebbe dovuta andare a Shakespeare (Rica, 16: “le riduzioni di opere letterarie, anche se presentate come opere sostanzialmente nuove, si schedano sotto l’intestazione dell’opera originale, purché l’autore di questa figuri come tale sul frontespizio” – in effetti Shakespeare è indicato non come autore, ma come colui che avrebbe scritto un’opera basandosi sul testo presentato da Camilleri e Dipasquale, ma, come si è detto, è evidente che si tratta di uno scherzo letterario e che i due intendono, ovviamente, che sono stati loro a tradurre Shakespeare e non Shakespeare a imitare loro secoli prima che loro nascessero). Sembra dunque che ovunque sia stata considerata come un’opera indipendente (per usare la terminologia delle Rica) per quanto ispirata a quella di Shakespeare. Resta da dire che persino se al posto della traduzione ci fosse stato un rifacimento, un’intestazione secondaria (ovviamente secondaria e non primaria, in questo ipotetico caso) per Shakespeare ci sarebbe stata lo stesso, dato che la seconda parte del libro è occupata da una traduzione italiana di Molto rumore per nulla.

Ripeto qui quanto detto nell’articolo precedente. Non intendo certo criticare i catalogatori. La presentazione editoriale può in effetti trarre in inganno, facendo sembrare Troppu trafficu ppi nenti un’opera semplicemente ispirata alla commedia shakespeariana invece che una sua traduzione. Lascia però perplessi che in nessuno dei detti cataloghi Shakespeare abbia l’intestazione primaria (e il più delle volte neppure una secondaria) con conseguente cdd 822.3. Insomma, molto Shakespeare per nulla.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...